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Comunità energetiche rinnovabili: per ora un’occasione sprecata

Luigi Soriga
Comunità energetiche rinnovabili: per ora un’occasione sprecata

Villanovaforru e Ussaramanna sono istituite da un anno ma non sono allacciate alla rete

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Sassari Le comunità energetiche rinnovabili potrebbero rappresentare un argine al caro bolletta? Il sindaco di Villanovaforru Maurizio Onnis non può che far spallucce e dire: «Piacerebbe anche a me saperlo». Perché il suo paesino da 680 abitanti e quello di Ussaramanna (510 residenti) da un anno sono ufficialmente comunità energetiche, ma manca ancora un piccolo dettaglio: non è allacciato alla rete elettrica. Quindi non beneficia degli incentivi e men che meno può aspirare alla autosufficienza energetica. «Nessuno poteva immaginare che l’iter fosse così lungo e complicato – spiega il sindaco – all’ultimo incontro dell’Ance si è parlato proprio delle opportunità offerte dalle comunità energetiche, che possono garantire un risparmio del 25% in bolletta. E che sono concepite proprio per venire incontro a chi non può permettersi l’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto della propria abitazione.

In quell’assemblea è emerso il grande interesse da parte di numerosi sindaci, ma anche lo sconcerto per le tempistiche così lunghe. Io mi auguro, soprattutto in un periodo di emergenza sociale come questo, venga emanata una norma che consenta di velocizzare le pratiche di allaccio alla rete». Una comunità energetica rinnovabile, per capirsi, assomiglia a una rete internet, di quelle peer to peer, nella quale si condividono le risorse. Chi ha un impianto fotovoltaico e produce in eccesso, mette a disposizione l’elettricità non consumata a chi invece ne ha bisogno.

Così un gruppo di famiglie e di imprese si associano, per creare una realtà autosufficiente sul profilo energetico. Villanovaforru e Ussaramanna al momento sono gli unici due comuni dell’isola che hanno ultimato l’istituzione della Cer. A Villanovaforru hanno partecipato 40 membri, tra cui un albergo e un B&B, che entro l'anno potranno condividere l'energia dell'impianto fotovoltaico da circa 53 kWp, realizzato sulla palestra della scuola media (produzione media attesa di circa 69 MWh/anno). Lo stesso vale per il territorio di Ussaramanna, dove si contano oltre 60 soci fondatori della CER, tra cui un distributore, una parrucchiera, un bar e una bottega. I siti di produzione saranno tre: l'impianto FV da 11 kWp, già realizzato sul tetto del municipio, e due impianti, da circa 40 e 20 kWp, che installati sulla copertura del Centro di aggregazione sociale e sul deposito comunale, per una produzione media attesa di circa 72 MWh/anno. «Da nove mesi aspettiamo il decreto attuativo del decreto Draghi – dice Onnis – al momento non conosciamo l’entità degli incentivi e nemmeno se avremo la possibilità di installare le batterie di accumulo, finora non previste».

Le comunità energetiche, insomma, stanno vivendo sulla propria pelle le difficoltà che incontrano anche i privati che installano sul tetto di casa un impianto fotovoltaico. L’ultimo step, ovvero l’allaccio alla rete, può diventare una odissea: «Molto dipende da come viene seguita la pratica dai tecnici incaricati – spiega Christian Bartolomeo della cooperativa E-Nostra – mi occupo di fotovoltaico da 20 anni e posso garantire che il collo di bottiglia è a monte del gestore. I tecnici, i progettisti e i direttori dei lavori, anche per via del superbonus, sono oberati e spesso non riescono a stare dietro ai progetti, ad anticipare le problematiche e risolverle subito. Villanovaforru, ad esempio, ha richiesto l’installazione di un nuovo contatore e i tempi si sono allungati.

«Purtroppo la nostra rete è di vecchia concezione – spiega Roberto Schirru, esperto di rinnovabili – è concepita per accogliere flussi di energia stabili, come quelli delle termocentrali. Non ha sufficiente flessibilità, e quando c’è da modificare snodi per allacciare impianti a flussi non costanti, come i fotovoltaici che producono quando c’è il sole, o gli eolici che si attivano quando c’è vento, i tempi tecnici si dilatano. La rete non è ancora pronta alla rivoluzione delle rinnovabili».
 

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