Sulle ferrovie deraglia in Sardegna il Pnrr
Il panorama degli obiettivi programmatici avanzati in questa campagna elettorale è complesso e le diverse forse politiche hanno spesso idee inconciliabili fra loro. Ma per quanto riguarda la Sardegna, l’ esigenza di alcune opere è così evidente che non dovrebbe essere difficile raccogliere larghe convergenze. Una è l'ammodernamento, o per meglio dire la rifondazione, dei trasporti ferroviari.
Prima dell'estate la Fondazione Segni ha condotto 5 dibattiti sui programmi PNRR per la Sardegna. Sono intervenuti politici, studiosi, imprenditori, amministratori regionali e comunali. Ne è scaturito un dato confortante. Regione e comuni hanno rispettato scadenze e termini previsti dal Piano. Ma è emersa la difficoltà di progettare e proporre opere strutturali adeguate ai problemi dell’isola. In particolare, è emersa una gravissima lacuna che da sola rischia di annullare la utilità del Pnrr e la sua capacità di ridurre le disparità tra diverse regioni del paese: la debolezza del programma relativo al sistema ferroviario.
Il Pnrr destina alle ferrovie la metà dei fondi previsti per i trasporti. La ampiezza dell'intervento ferroviario previsto, 2500 milioni di euro, è determinata sia dall'importanza strategica delle opere che dall’ineludibile evidenza che le Ferrovie dello Stato sono una delle poche organizzazioni in grado di rispettare termini rapidi per la progettazione ed esecuzione di opere infrastrutturali di grande portata. Ma in Sardegna il piano ignora i nodi centrali della nostra situazione di grave ritardo, risolvendosi in un complesso di interventi che rispondono a esigenze di mobilità locale e lasciano del tutto immutati nostri problemi di viabilità a livello regionale.
La Sardegna è priva di un accettabile sistema ferroviario che colleghi tra loro centri più importanti dell'isola, costieri e dell’interno, e i suoi porti e aeroporti. Il rapporto del Ministero sulla qualità del sistema ferroviario pone la Sardegna all'ultimo posto assieme alla valle d'Aosta. Questa pesante arretratezza è ben nota da tempo. Ma incredibilmente è del tutto ignorata in un intervento che viene definito epocale, e in cui uno dei primi obiettivi dovrebbe essere, secondo quanto dichiarato, il superamento delle distanze tra i territori. Nulla di quanto programmato tocca questo aspetto. Gli interventi più importanti sono il raddoppio Decimomannu - Villamassargia, la elettrificazione della Cagliari - Oristano, il collegamento elettrificato locale tra gli aeroporti e le città di Cagliari e Olbia (l'aeroporto di Sassari, e il triangolo Sassari-Alghero-Porto Torres non hanno questo privilegio) e la velocizzazione del tratto Oristano - Chilivani. Il nodo fondamentale dei collegamenti su lunghe distanze non viene toccato. Sarebbe stato logico e opportuno che un massiccio intervento come il Pnrr inquadrasse l'investimento in un disegno strategico di più ampio respiro.
La responsabilità di tutto questo è certamente anche degli organi centrali, Ministero e Ferrovie dello Stato, che hanno gestito il piano senza un collegamento efficace con gli organi locali. Solinas ha protestato nella audizione alla commissione parlamentare dei Lavori Pubblici e in altre occasioni. Ma le cause del fallimento sono più profonde e ci coinvolgono direttamente. Non siamo stati in grado di concepire una proposta compiuta né di batterci sui tavoli nazionali. Se l'intervento governativo è stato concepito senza nemmeno sfiorare nostre le esigenze fondamentali è anche perché non siamo stati capaci di segnalare queste esigenze in maniera ferma e costruttiva.
E il risultato è che Pnrr rischia di non cambiare per nulla il funzionamento dei trasporti interni tra le macroaree della Sardegna.
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