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Ritorno sui banchi

Scuola, ripartenza con i soliti guai: nell’isola il 13 per cento abbandona

Scuola, ripartenza con i soliti guai: nell’isola il 13 per cento abbandona

L’analisi di Save the Crildren sull’offerta formativa all’avvio del nuovo anno

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Cagliari La campanella per la ripresa dell'anno scolastico in Sardegna non suona solo per studentesse e studenti, chiamati la prossima settimana al ritorno in classe, ma riserva il suo tono più acuto agli adulti e alla politica, per le debolezze di un sistema scolastico che, di fronte alle enormi sfide della crisi in atto, non è in condizioni adeguate per contribuire a invertire il ciclo negativo di povertà materiale ed educativa. L’allarme arriva da Save the Children, che ha stilato il consueto report alla vigilia della ripresa delle lezioni. Il 9,7% degli studenti con un diploma superiore nel 2022 si ritrova in condizioni di dispersione "implicita", cioè senza le competenze minime necessarie (secondo gli standard Invalsi) per entrare nel mondo del lavoro o dell'Università.

In Sardegna il 13,2% dei minori non arriva neanche al diploma delle superiori, perché abbandona precocemente gli studi. Il numero dei Neet nel nostro Paese - i 15-29enni che si trovano in un limbo fuori da ogni percorso di lavoro, istruzione o formazione - raggiunge il 23,1%, con la punta negativa del 36,3% in Sicilia, mentre in Sardegna il dato si attesta al 23,6% appena al disopra della media nazionale. Se guardiamo poi alle competenze nelle singole materie - osserva ancora Save the Children - in Campania, Calabria e Sicilia più del 60% degli studenti non raggiungono il livello base delle competenze in italiano, mentre quelle in matematica sono disattese dal 70% degli studenti in Sardegna, Campania, Calabria, Sicilia. In Italia, le classi a tempo pieno (40 ore) nella scuola primaria superano di poco il 50% e anche in questa classifica l’isola è in coda con appena 36,8% delle classi in grado di offrire il servizio mensa ai ragazzi.

Il report di Save the Children non è tenero con l’isola anche nella parte relativa alle strutture scolastiche e all’offerta di spazi per il tempo libero e di servizi educativi, mettendo in luce un paradosso: laddove la povertà minorile e più alta, e sarebbe dunque importante un'offerta formativa di qualità, "la scuola è più povera, privata di tempo pieno, mense e palestre". Il rapporto segnala una forte disparità geografica nelle "dispersione implicita. «E' un dato di fatto – evidenzia l’associazione – che vi sia una correlazione tra livello di apprendimento e alcuni indicatori strutturali», apprezzabile guardando i dati in positivo: nelle province dove l'indice di "dispersione implicita" è più basso, le scuole primarie hanno assicurato ai bambini maggior offerta di tempo pieno (frequentato dal 31,5% degli studenti contro il 24,9% nelle province ad alta dispersione), maggior numero di mense (il 25,9% delle scuole contro il 18,8%), di palestre (42,4% contro 29%) e sono inoltre dotate di certificato di agibilità (47,9% contro 25,3%).

«Servirebbero – stima l'organizzazione – 1 miliardo e 445 milioni per garantire il tempo pieno in tutte le classi della scuola primaria statale». Un'offerta adeguata di spazi e di tempi educativi può contribuire efficacemente a ridurre le disuguaglianze educative territoriali: proprio dove i bambini, le bambine e gli adolescenti affrontano, con le loro famiglie, le maggiori difficoltà economiche c'è al contrario maggior bisogno di un'offerta educativa più ricca. «Per questo – ha detto a Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children – chiediamo al nuovo governo che si formerà un investimento straordinario che parta dalla attivazione di aree ad alta densità educativa' nei territori più deprivati": investire il 5% del Pil, al pari della media europea, vorrebbe dire rendere disponibili circa 93 miliardi, contro i circa 71 stanziati nel 2020».

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