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Gran Bretagna in lutto

I sudditi “sardi” salutano la Regina: «È stata l’ultima vera monarca»

Roberto Sanna
I sudditi “sardi” salutano la Regina: «È stata l’ultima vera monarca»

L’English Centre Sassari, scuola di inglese attiva da oltre trent’anni in città, ha ricordato monarca con un post di cordoglio

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Sassari «Era un ponte col passato e anche un collegamento geografico con la nostra terra. Una figura simbolo che teneva unite diverse generazioni». L’English Centre Sassari, scuola di inglese attiva da oltre trent’anni in città, ha ricordato con un post di cordoglio la scomparsa della regina Elisabetta II e il suo titolare e direttore Paul Rogerson descrive in questo modo il filo invisibile, eppure molto solido, che legava la regina alla piccola comunità di insegnanti, di età, provenienza e generazioni molto diverse tra loro, che anima la scuola.

Originario di Londra ma a Sassari anche lui da oltre trent’anni, Paul Rogerson ha sempre nutrito per Elisabetta II lo stesso sentimento di tutti i suoi connazionali e anche nel momento del distacco il suo dolore è molto profondo: «Per noi inglesi lei c’è sempre stata, a un certo punto, andando avanti negli anni, si era consolidata l’idea di una sorta di immortalità. Ovviamente sapevamo che non era così – spiega – ma la sua era veramente una figura iconica, sempre presente. Il suo volto era il simbolo dell’Inghilterra: più della birra, più del fish&chips, ci ha rappresentato nel mondo in tutti questi anni. E a prescindere dalle convinzioni politiche. Faccio un esempio: io sono cresciuto a Londra negli anni del punk e anche in quegli ambienti lei era presente, con la cover dei Sex Pistols dell’inno “God Save The Queen”. E questo rende l’idea di quanto fosse presente nella nostra comunità».

E anche Rogerson sente che niente sarà più come prima a Buckingham Palace e soprattutto in Inghilterra: «La regina Elisabetta II è stata l’ultima, vera monarca inglese – dice –. Ha portato avanti per settant’anni lo stile e il modo di regnare di una dinastia secolare e sono sicuro che con Charles III cambieranno molte cose. I tempi sono molto diversi, senza quella figura iconica ci saranno cambiamenti: quello che mi aspetto è una modernizzazione o addirittura una rivoluzione, per lui sarà molto difficile muoversi. Anche politicamente credo che potrebbero esserci molti risvolti importanti: dopo la Brexit, la scomparsa della regina potrebbe portare a un rafforzamento delle spinte indipendentiste che arrivano dalle altre nazioni del Regno Unito e forse anche nel Commonwealth potrebbero esserci movimenti».

Eppure proprio un insegnante scozzese della sua scuola ha postato un rispettoso omaggio subito dopo la notizia della scomparsa: «Questo dimostra quanto fosse potente questa figura, capace di unire tutti. Era una di quelle figure che univano tutti, anche culturalmente. Anche se in qualche modo eravamo tutti preparati al fatto che potesse lasciarci, io personalmente ho cominciato a pensarci già quando è scomparso il principe Filippo di Edimburgo. Erano legatissimi e purtroppo nelle coppie molto anziane capita che quando uno viene a mancare, l’altro lo raggiunge presto». E la forza culturale della regina Elisabetta II viene espressa con quest’ultima frase: «Nella mia scuola non ho mai voluto troppi simboli “classici” inglesi come i bus a due piani o il London Bridge. Questo perché ho sempre considerato l’apprendimento della lingua inglese come un ponte per il mondo, non per l’Inghilterra. Ma per la nostra regina ho fatto un’eccezione»
 

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