Nadia Canu direttrice della Fondazione: «Il Sinis diventi parco archeologico»
Mont’e Prama: scelta la guida tecnica. I programmi dell’archeologa sassarese
Sassari Ora la squadra è al completo: la Fondazione Mont’e Prama ha il suo primo direttore. La scelta è caduta su una giovane archeologa sassarese: Nadia Canu, 44 anni, laureata in Conservazione dei Beni Culturali all’Università degli Studi di Sassari, che da dieci anni si occupa del patrimonio archeologico della Sardegna come Funzionaria archeologa della Soprintendenza di Sassari e Nuoro. Avrà il compito di guidare l’organismo di gestione dei beni archeologici di Cabras.
«Ringrazio per la fiducia accordata e accolgo questa nomina come una straordinaria opportunità, uno stimolo per mettere a frutto un bagaglio di esperienze e conoscenze maturate in tanti anni di lavoro spesi sul campo per la cura del patrimonio culturale, ma anche per la sua condivisione con le comunità - questo il pensiero affidato dalla neo direttrice a una nota della Fondazione -. Dedico un pensiero a Antonietta Boninu, donna dalla tempra eccezionale, a Carlo Tronchetti e tutti coloro che hanno lavorato su Mont’e Prama: ci impegneremo perché l’immane lavoro sia messo a frutto e le ricerche nel sito riprendano in maniera strutturale, affiancate alla ripresa del restauro. L’obiettivo per cui sento di poter concentrare ogni energia è quello di lavorare su quanto tracciato e al coronamento dell’ambizioso progetto: il primo obiettivo all’orizzonte è restituire finalmente l'intero complesso scultoreo al territorio di origine».
Con La Nuova Sardegna la neo direttrice ha parlato più diffusamente dell’incarico e delle prospettive future: «È un incarico importante: Ministero, Regione e Comune stanno puntando sul modello della Fondazione. Tutti i soggetti in campo sono uniti per raggiungere meglio gli obiettivi».
Il presidente Muroni, in una recente chiacchierata con La Nuova, ha parlato della prospettiva futura di un grande parco archeologico nel Sinis: «Certamente il parco archeologico per la Fondazione è l’obiettivo finale. Siamo in un’area che presenta emergenze archeologiche sin dal quinto millennio. Una delle aree di maggior valore è Curruru is Arrius dove abbiamo 13 statuette di dea madre, ritrovate ancora integre nelle sepolture, accanto al defunto. Quelle 13 statuette fanno da contraltare alle statue dei guerrieri di Mont’e Prama. Ecco, questo accostamento è un tema che mi piacerebbe sviluppare. Il parco, tra l’altro, sorgerebbe in un paesaggio praticamente intatto e ci spinge in questa direzione. Tra l’altro se ne parla tanto, ma di parchi istituiti qui non ce ne sono».
Alcune annotazioni personali sulla donna che dovrà guidare la Fondazione: «La passione per l’archeologia nasce dalla passione più generale per la storia, che si manifesta sin dalle prime classi di scuola. Ricordo il maestro Manconi che a Muros ha seguito tante classi delle elementari. Tra le tante cose ci leggeva le fonti romane: è nata lì questa passione che si è sviluppata e che è diventata un lavoro dal quale trarre sostentamento».
Nadia Canu è una professionista che viene dalla Soprintendenza: «È una palestra straordinaria che ci consente di seguire l’archeologia nei territori, di spaziare dai restauri agli scavi, di fare ragionamenti sui depositi, sulle manutenzione che è importante perché diminuisce la necessità di restauri straordinari».
Il mondo dell’archeologia deve però fare i conti con le risorse che non sempre sono sufficienti per fare tutto ciò che sarebbe necessario: «È un grande problema, ma negli ultimi anni la situazione è migliorata. Oltre ai fondi ordinari sono arrivati i fondi del piano scavi che ci hanno consentito di intraprendere lavori nel territorio sardo».
Ora l’attenzione sarà in gran parte rivolta ai “Giganti” (anche se gli archeologi non amano tanto questo nome). A cosa è legato il successo che queste statue hanno avuto anche su un pubblico che di solito non segue le vicende dell’archeologia? «Forse hanno influito le modalità del loro ritrovamento, di certo la loro eccezionalità. Non abbiamo un altro esempio di statuaria a tutto tondo. Anche la storia del loro restauro può aver contribuito: i frammenti rimasti per tanti anni nei depositi, l’eccezionalità di queste strutture, come è stato condotto il cantiere di restauro, in un centro aperto al pubblico. Questa condivisione è stata molto importante. Non è stato solo un restauro, ma progetto culturale che ci indica anche la strada che dobbiamo cercare di perseguire».
Un modello che potrebbe essere riproposto anche nell’area di Mont’e Prama: «Per me è una costante: ho sempre cercato di applicare il sistema degli scavi aperti. La mia proposta va in quel senso e, anche attraverso un’interlocuzione con la soprintendente Monica Stochino, ci sarà un impegno preciso. Questo consentirà ai cittadini di sentirsi partecipi e a noi archeologi di percepire che il nostro lavoro è apprezzato dal punto di vista sociale».
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