La Nuova Sardegna

Il caso

Fondi alla sanità in convenzione: Cagliari-Sassari, è sempre 8 a 1

Luigi Soriga
La risonanza magnetica resta uno degli esami critici per le liste d'attesa
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La risonanza magnetica resta uno degli esami critici per le liste d'attesa

L’Asl 8 nel 2022 per le Tac ha percepito 8 milioni mentre l’Asl 1 si accontenta di uno.L’assessore Nieddu: «Nessun favoritismo, abbiamo rispettato esigenze e budget»

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Sassari La sanità continua a viaggiare a due andature diverse. Al sud andante. Nel resto dell’isola invece col freno a mano tirato da decenni. E non c’è verso che la Regione possa dare una spintarella e qualche soldo in più per riequilibrare le velocità. La logica invece sembra essere questa: l’Asl 8, prende 8. L’Asl 1 prende 1. La matematica, d’altronde, mica è un’opinione. Così, anche nel 2022 le risorse alle strutture private convenzionate (che spesso colmano le lacune del pubblico erogando visite, esami diagnostici e di laboratorio che gli ospedali non sarebbero in grado di gestire), ancora una volta sono state distribuite sulla base dello storico. Tradotto: chi più ha preso in passato, più continuerà a prendere anche nell’immediato futuro. In una spirale perversa che fa sì che il gap tra Sassari e Cagliari resti immutato (8 a 1) nei decenni.

E infatti i dati comparativi tra il 2021 e il 2022 sui budget riconosciuti alle varie Asl, sono illuminanti. Sassari, Olbia, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Medio Campidano e Carbonia hanno subito una leggera sforbiciata alle risorse. L’unica Asl che invece ha aumentato del 4% i soldi in convenzione è quella di Cagliari, che nel 2021 prendeva 40 milioni 117mila euro e nel 2022 sale a 42 milioni 121mila, con una spesa pro capite per abitante che da 73,8 euro ora si attesta a 76,73. Anche controllando questa voce all’interno della tabella, si nota che Cagliari è l’unico incremento, perché tutte le altre Asl spenderanno di meno per le prestazioni in convenzioni. Questo si traduce naturalmente nell’impossibilità di aggredire le liste di attesa, costringendo a pazientare mesi, se non un anno, i malati che vogliono prenotare una tac, una mammografia, o una risonanza magnetica senza dover pagare la prestazione di tasca propria.

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La Nuova Sardegna, già prima della pandemia, aveva denunciato sulle proprie pagine l’enorme disparità di trattamento da parte della Regione nel distribuire le risorse alle strutture private convenzionate. Il rapporto tra Cagliari e Sassari, nell’ottenere i finanziamenti, nel 2020 era di 10 a 1. È vero che il bacino di utenza è più del doppio, ma quello che non si spiega è il x10. Il governatore Solinas, sempre nel 2020, aveva riconosciuto la pesante discrepanza di trattamento, e aveva preso l’impegno di colmare lo scarto. L’unico modo era quello di mettere da parte lo storico, e rivedere i budget, e anche i nuovi accreditamenti, sulla base delle effettive esigenze dei territori. Il fatto che numerose strutture accreditate sia a Sassari e sia a Oristano abbiano già esaurito il budget, oppure siano costrette a centellinare le prenotazioni per non rimanere completamente scoperti, significa che i parametri siano da rivedere.

Per l’assessore alla sanità, Mario Nieddu, nel 2022 non c’è stato alcun taglio delle convenzioni con la sanità e neanche presunti a favoritismi verso questo o quel territorio. «Abbiamo rispettato, ancora una volta, il tetto del budget previsto. C’è stata quello che potremmo definire una rimodulazione dell’importo complessivo in base alle nuove convenzioni, alle strutture accreditate nel sistema regionale, sono molte di più in provincia di Cagliari, alle liste d’attesa presenti nelle diverse Aziende sanitarie e al bacino di utenti». La cifra totale, sempre stando alla ricostruzione dell’assessore, dunque non sarebbe stata ridotta, ma solo «mirata meglio per rispondere alle esigenze delle varie realtà, ma senza comunque superare, non l’avremmo potuto fare, quel tetto di spesa che è imposto a tutte le Regioni dai tetti previsti dal ministero della salute».

Non è ben chiara l’interpretazione delle “esigenze delle varie realtà”, perché per toccarle con mano e avere percezione più concreta, basterebbe chiamare il Cup a Sassari e il Cup a Cagliari, e provare a prenotare una tac o una risonanza all’interno del distretto. L’arsenale di dotazioni tecniche otto volte superiore, e l’ammontare delle risorse otto volte superiore, e le strutture private decisamente più numerose fanno sì che Cagliari abbia la possibilità di garantire un esame come la tac o la risonanza in tempi accettabili. Se guardiamo proprio queste voci nella tabella, è facile pesare la differenza: nel 2022 l’Asl 1 di Sassari per le risonanze e tac in convenzione percepisce 1 milione 332mila euro, mentre l’Asl di Cagliari per la stessa diagnostica può contare su 8 milioni 390mila euro. Ed ecco perché, se un paziente del sud chiama il cup per prenotare un esame, ha ancora ottime probabilità di sopravvivere.
 

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