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Energia, in consiglio regionale non passa la proposta di un aiuto per le famiglie

Umberto Aime
Energia, in consiglio regionale non passa la proposta di un aiuto per le famiglie

Quindici giorni alla Giunta per elaborare una soluzione

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Cagliari Non ci saranno ristori pronta cassa per il caro energia. In un battibaleno il Consiglio regionale avrebbe potuto approvare un pacchetto di aiuti destinato alle famiglie travolte dalle ultime super bollette. Non l’ha fatto: perché? Perché la Giunta prima dovrà censire la platea di quanti potrebbero chiedere l’eventuale una tantum regionale e poi soprattutto decidere quanti milioni serviranno per soddisfare gran parte delle richieste. Avrà tempo 15 giorni per presentare una proposta al Consiglio.

Tutto rinviato L’indagine preliminare, giusta e necessaria, però poteva e doveva essere fatta molto prima, l’emergenza è scattata diversi mesi, sfruttando semmai la traccia del recente decreto Aiuti del governo Draghi. Invece, in aula, la Giunta s’è presentata in aula senza uno straccio di studio, così come il centrodestra, nonostante alla vigilia del Consiglio la Lega avesse sollecitato «un provvedimento immediato». Anche le opposizioni per la verità hanno tergiversato tutta la mattinata. Poi, con Gianfranco Satta dei Progressisti, hanno presentato un emendamento alla legge in discussione (era quella sulle comunità energetiche) con due ipotesi: 116 euro una tantum per 60mila famiglie con un reddito inferiore ai 15mila euro, con intervento straordinario di 7 milioni. Certo non sufficienti, ma sarebbero stati almeno un punto di partenza, con semmai alcuni aggiustamenti da fare in corso d’opera. Solo che, come spesso accade, alla fine la politica s’è avvitata su stessa senza far nulla e l’emendamento non è stato votato. Ha optato, invece, per un ordine del giorno con cui – testuale – «il Consiglio impegna la Giunta a intervenire, in via immediata, con misure straordinarie che dovranno essere finalizzate alla riduzione del costo delle bollette per l’energia elettrica attraverso un contributo alle famiglie in difficoltà, mentre altri interventi dovranno permettere ai Comuni (quasi in bancarotta per lo stesso motivo) di non cancellare i servizi essenziali». Ma solo fra 15 giorni, a questo punto, si saprà se la Regione sarà nelle condizioni di dare una mano a chi oggi è vittima non solo della crisi energetica internazionale, ma anche degli speculatori.

Legge a futura memoria Il Consiglio, invece, ha approvato all’unanimità la legge per costituire una gran numero di comunità energetiche autosufficienti grazie all’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici sistemati sui tetti. Anche in questo caso non esisteva all’inizio uno straccio di copertura finanziaria. Poi, dopo una lungo faccia a faccia fra gli assessori e i consiglieri, i soldi sono stati trovati: 14 milioni in due anni. Una parte della cifra dovrà essere destinata anche al reddito energetico. Che, in estrema sintesi, dovrebbe evitare alle famiglie meno abbienti di pagare la bolletta. Ma il tutto scatterà fra sei mesi, o forse anche molto dopo. Con un’ultima considerazione: se la legge fosse stata approvata tre anni fa – risale ad allora la proposta di Piero Comandini del Pd – oggi le comunità energetiche sarebbero già una realtà. Dopo il voto, l’assessora all’industria, Anita Pili, ha dichiarato: «Anche questa legge permetterà comunque alla Sardegna di avere norme chiare sull’energia».

Due volte battuta Nonostante la legge fosse stata concordata in commissione, la Giunta è finita sotto in due articoli. Con il voto segreto, il Consiglio ha bocciato l’autorizzazione unica per la produzione di biometano e i piccoli depositi destinati allo stoccaggio del metano. Il motivo ufficiale della bocciatura dovrebbe essere che i due articoli erano di fatto “norme intruse”, ma potrebbero non essere passati anche per evitare più di un frettoloso via libera ad alcuni progetti.

La sfuriata Scritto che Gian Filippo Sechi dell’Udc è il nuovo terzo questore del Consiglio, sui titoli di coda è insorto Michele Cossa, presidente della commissione speciale per l’insularità. All’ordine del giorno era prevista la mozione per costituire una commissione tecnica, con l’incarico di dare subito gambe al principio costituzionale. Ma il voto è slittato e Cossa ha sbottato: «Mi vergogno per il comportamento di questo Consiglio».

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