Flash mob al "Devilla" di Sassari contro le violenze del regime iraniano
L’iniziativa dei ragazzi del polo tecnico diventa virale
Sassari Non accenna a placarsi l'ondata di sdegno dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne uccisa il 16 settembre a Teheran, dopo essere stata arrestata dalla polizia perché non portava il velo in modo corretto. In Iran la repressione si fa sempre più dura ma i giovani iracheni sanno di non essere soli nella loro protesta. Manifestazioni sono state organizzate in tutto il mondo e altre lo saranno nei prossimi giorni. Anche nell’isola i ragazzi delle scuole hanno deciso di far sentire la loro voce con un flash mob che, domani alle 11,30, coinvolgerà decine di istituti. L’idea è partita Polo dal tecnico Devilla di Sassari e ha trovato consensi un po’ ovunque. «Martedì mattina – ha spiegato la dirigente Nicoletta Puggioni – i ragazzi verranno a scuola indossando una maglietta nera e un velo. Alle 11 scenderanno in cortile e osserveranno 5 minuti di silenzio per ricordare Mahsa e le altre vittime della repressione. Sappiamo che il nostro è solo un gesto simbolico ma siamo certi che l’eco delle proteste sarà più forte della censura iraniana. I ragazzi ne hanno discusso in classe con i loro professori e l’idea si è diffusa in tante altre scuole sassaresi e di tutta l’isola. Credo che quello di domani sia un segnale importate perché servirà a scuotere le coscienze di chi pensa che i problemi dell’Iran non ci riguardino e perché è giusto ribadire che i diritti non sono mai raggiunti per sempre ma vanno difesi». Il flash mob sarà fatto anche dai ragazzi del liceo Spano diretto da Letizia Fadda.
«Non possiamo chiudere gli occhi davanti alle brutalità del regime di Teheran – ha concluso la dirigente del Devilla – ed è compito della scuola parlarne, coinvolgere i ragazzi e i loro genitori e far sentire la nostra vicinanza a chi si batte per la libertà di espressione e la parità di genere». La protesta degli studenti sassaresi culminerà con un lancio simbolico del velo e, dove è possibile, e con i veli annodati ai cancelli delle scuole come testimonianza visibile della condivisione della lotta con i giovani iraniani. All’iniziativa hanno dato la loro adesione quasi tutti gli istituti sassaresi (dalle elementari ai licei) e moltissime scuole dell’isola: da Alghero a Nuoro, da Cagliari a Siniscola, da Oristano alla Gallura.
Intanto la polizia di Teheran continua la sua repressione con nuovi arresti e un ulteriore giro di vite che ha portato alla chiusura di tutte le scuole e gli istituti di istruzione superiore nel Kurdistan. Un atto violento a poche ore dall'azione condotta da un gruppo di sostegno alle proteste, che è riuscito a violare un canale televisivo di stato trasmettendo un'immagine del leader supremo Ali Khamenei circondato dalle fiamme. Un colpo, almeno simbolico, sferrato al cuore del regime da parte dei manifestanti, le cui azioni di protesta sono entrate nella quarta settimana. Una sfida a volto scoperto alla sanguinosa macchina repressiva della teocrazia, con un altissimo costo in vite umane. Si calcola che i ragazzi che hanno perso la vita siano già 185, tra cui 19 poco più che bambini.
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