La crisi scuote la 3A di Arborea, e Granarolo tenta alcuni soci
Latte acquistato a 40 centesimi, in Emilia ne offrono 60. Il 21 assemblea
Arborea Caro bollette, sirene “continentali” per qualche grosso produttore, borsino dell’umore tra i soci che da settimane va in picchiata. Così qualcuno riflette se lasciare o meno quello che, sino a poco tempo fa, era considerato il più sicuro dei porti. A fine mese, venerdì 21, il futuro della 3A compie un passo decisivo: 25 soci hanno infatti richiesto un’assemblea straordinaria per discutere di una serie di argomenti non più rimandabili visto che il bilancio di molte aziende conferitrici inizia a traballare in modo molto pericoloso di fronte all’impennata dei prezzi per l’energia e, di riflesso, a quelli per la produzione del latte e dei suoi derivati. Come se non bastasse, in mezzo ai venti di crisi che riguardano ovviamente non solo il Sistema Arborea, ci si mettono anche notizie poco confortanti che arrivano da fuori Sardegna. Le acquisizioni aziendali degli ultimi anni in Toscana e Trentino non hanno dato i frutti sperati e, coi ricavi di oltre Tirreno che vanno in picchiata, la situazione di quei rami aziendali inizia a preoccupare e a far temere ricadute sull’intero assetto della Cooperativa Assegnatari Associati Arborea.
In questo momento, gli affari italiani restano comunque in secondo piano. L’attenzione è tutta concentrata sulla situazione locale, perché allettanti proposte sono arrivate da grossissime aziende dell’Emilia Romagna e riguardano il vero e sempre vivo motivo dei malumori generalizzati: il prezzo al litro del latte conferito dai produttori. Le sirene della Granarolo stanno infatti tentando alcuni dei grossi conferitori di Arborea soci della 3A. Chi oggi versa il latte ad Arborea prende una quarantina di centesimi per litro, un prezzo inchiodato da anni che già creava disappunto in passato e che ora, con i prezzi dell’energia che sono schizzati alle stelle, viene ritenuto addirittura improponibile. Le aziende socie, a queste condizioni, faticano a stare in piedi.
Nel frattempo, per qualcuna di loro è arrivata l’offerta più che allettante dall’Emilia Romagna. La Granarolo è disposta a pagare il latte 60 centesimi al litro, facendosi anche carico dei costi di trasporto. C’è una differenza notevole, tanto che nelle scorse settimane alcuni soci hanno ventilato l’ipotesi di tagliare il cordone ombelicale e far prendere la via del mare al loro latte. A frenarli ci sono le clausole contrattuali, impegni che ciascuna azienda prende nel momento in cui fa il suo ingresso nella 3A. Tra queste condizioni, c’è anche quella che un abbandono significa lasciare alla cooperativa anche il capitale versato per l’adesione. Di questi tempi rinunciare a 100mila o anche più euro non è una scelta che si prende a cuor leggero.
La tentazione però resta forte, ma prima si vuol provare a vedere se ci sono margini di trattativa con la casa di sempre senza dover guardare altrove. È per questo che i venticinque soci, quasi tutti di altissimo peso, hanno richiesto un’assemblea straordinaria – la prevede lo statuto se c’è un numero minimo di adesioni alla proposta –. Si terrà a fine mese e sul tavolo c’è proprio la questione regina, ovvero quella del prezzo del latte. Qualche spiraglio, a dire il vero, si intravede. I colloqui coi vertici aziendali e col presidente del consiglio di amministrazione Remigio Sequi ci sono stati e qualche idea è stata buttata giù, sebbene i conti non consentano in questo momento manovre particolarmente incisive.
La prospettiva è quella di un aumento graduale del prezzo del latte al litro, un costo che la 3A spalmerebbe in più anni così da non andare subito pericolosamente in affanno e allo stesso tempo consentirebbe ai conferitori di stare a galla in un momento terribile come questo e di poter navigare in acque più tranquille quando sulla situazione economica internazionale tornerà il sereno.
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