Il record negativo di Sassari: «Ma dobbiamo ragionare in termini di area vasta»
Il sindaco Nanni Campus analizza il trend negativo
Sassari «Ci sono dinamiche all’interno del fenomeno dello spopolamento che non sono controllabili a livello locale. In ogni caso, per provare a invertire il trend, dobbiamo ragionare in termini di area vasta, non solo di ambito comunale». Nanni Campus è il sindaco della città che soffre maggiormente per la perdita di peso a livello demografico: nei primi 7 mesi del 2022 Sassari ha visto evaporare qualcosa come 750 residenti. Il tutto, in un contesto regionale niente affatto rassicurante: Cagliari, per fare un esempio, ne ha persi 553; e la popolazione della Sardegna nello stesso lasso di tempo si è ridotta di 8mila unità. Un trend da 1200 abitanti in meno al mese, che a fine anno saranno in tutto 14 mila.
La denatalità «Questo è un problema che riguarda tutti – dice Campus – ed è difficilissimo intervenire per arginarla, a meno di politiche specifiche a livello nazionale. In generale, molte famiglie nell’impostare la prima maternità per questioni legate al lavoro delle donne, e su questo si può certamente fare qualcosa di più a livello normativo, per far sì che le donne non vengano penalizzate. Ma il contesto generale è chiaro: molte scuole vengono chiuse o accorpate, la mentalità genitoriale è cambiata, siamo anche più aperti al mondo. Non è più pensabile mantenere i livelli di crescita degli anni scorsi, tanto meno quelli degli anni Sessanta e Settata»,
La disoccupazione Il primo cittadino di Sassari ha una sua teoria. «Il problema lavoro esiste – dice – ma trovo troppo semplicistico pensare che sia tutto legato alla mancanza di posti di lavoro. Se così fosse, varrebbe in moltissimi altri comuni. Sassari è una città che ha sempre avuto un orizzonte e una visione più ampia rispetto ai propri confini, da sempre importiamo ed esportiamo cervelli e professionalità in giro per l’Italia e il mondo».
Fuga o non fuga Come si può limitare questa diaspora? Sicuramente con la qualità vita e dei servizi, oltre che con il lavoro. «È vero, ma da sempre ci sono anche regole di mercato che portano ad esempio una giovane coppia a spostarsi in un comune limitrofo perché in quel momento le case costano meno. Il nostro centro storico negli anni si è spopolato perché molta gente è andata alla ricerca di case più grandi, o più nuove, o di alcune comodità come il parcheggio. E ora stiamo provando a ripopolarlo migliorando i servizi e facendo in modo che gli uffici comunali non vengano delocalizzati. In generale, continuo a non vedere la questione in termini di Sassari, Tissi, Osilo o Alghero, perché chi si sposta tra questi centri è di fatto come se stesse cambiando quartiere. Il tema va affrontato come territorio e come area vasta. La Rete metropolitana non deve essere solo un raccoglitore di finanziamenti: ragioniamo in termini di servizi e collegamenti da migliorare per tutti. Per fortuna abbiamo già iniziato a farlo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
