Il primo giorno dei parlamentari sardi: una mattinata fuori copione
Il non voto dei forzisti non spaventa gli alleati. Fdi esulta: «Conta il risultato». Zedda: «Giornata positivissima». Le tensioni sembrano riavvicinare le opposizioni: il lettiano Meloni parla con Renzi
Inviato a Roma Come il primo giorno di scuola. L’atmosfera è la stessa. Per alcuni di loro, ma pochi, molto pochi visto lo tsunami del 25 settembre, è solo un ritorno in aula dopo l’estate. La maggior parte sono matricole, parlamentari alle prime armi che si fanno guidare dai ciceroni più esperti. Ognuno fa capannello con i suoi, solo gli uscenti si fermano a salutare gli altri superstiti della passata legislatura. Gli altri si guardano spaesati, ancora increduli di avere vinto la lotteria del Rosatellum. Per il resto la mattinata si preannuncia tranquilla, anche alla luce di un risultato elettorale che non lascia dubbi. Sia per quanto riguarda i vincitori che gli sconfitti. Ma da subito si percepisce che qualcosa non quadra. C’è una tensione inattesa. A Palazzo Madama ci sono tutti i big senatori dell’opposizione: Franceschini, Renzi, Calenda, Patuanelli. Distinti e distanti quando si parla di politica, ma vicini vicini quando parlano tra loro. Il centrodestra tarda a palesarsi. Giusto Guido Crosetto, un po’ considerato il padre nobile di Fratelli d’Italia, candidato a tutti i ministeri, osannato e coccolato da maggioranza e opposizione. Si vede Licia Ronzulli, particolarmente euforica, forse perché convinta che il suo piano anti Meloni vada in porto. All’appello manca Berlusconi, riunito alla Camera con i suoi. È il più atteso - anche perché per lui è un ritorno che sa d rivincita - e solo più tardi si capirà il perché.
La seduta inizia nel segno della grandezza di Liliana Segre. Più che un discorso un pugno nello stomaco per chiunque l’ascolta. «Sento la vertigine del centenario della Marcia su Roma. Nel 1938 lasciai la scuola per le leggi razziali. Oggi presiedo il tempio della democrazia». Tutti applaudono. Centrosinistra e 5 stelle con più veemenza, la destra in certi passaggi con più freddezza. «Un discorso di altissimo profilo, illuminante in una legislatura segnata da una forza preponderante di destra – dice il senatore Marco Meloni, Pd –. Mi auguro abbia tracciato un percorso che unisca i partiti e il Paese. Perché i valori devono essere comuni». «Un discorso commovente – aggiunge Ettore Licheri, confermato nelle fila del M5s, in aula seduto a fianco all’ex ministro Patuanelli –. Ho visto le lacrime negli occhi delle senatrici e dei senatori. Importante l’appello a maggioranza e opposizione: devono avere senso profondo delle istituzioni nel rispetto della volontà popolare».
Quando iniziano le votazioni il clima si fa più teso. Berlusconi non riesce a nascondere il suo nervosismo. I suoi non rispondono alla chiama, lui viene trascinato al voto da Daniela Santanché. È contrariato, entra, vota e sbaglia uscita. Si apparta con Salvini, gesticola, scrive su un foglio. La tensione nel centrodestra sembra ridare un po’ di linfa al centrosinistra ancora con i segni del ko. Renzi parla con Franceschini, con Delrio, addirittura con Meloni e Boccia, non proprio i suoi preferiti tra gli ex compagni del Pd. Voteranno 186 senatori su 187 presenti. Oltre gli assenti giustificati - come l’esordiente Ilaria Cucchi, costretta dal Covid a disertare l’aula - tutti gli altri sono quelli di Forza Italia, eccetto Casellati e appunto Berlusconi. Insomma, le opposizioni già prefigurano un tonfo del centrodestra alla prima prova, ma alla fine saranno loro a eleggere Ignazio La Russa. 17 voti in più extra maggioranza. La linea Ronzulli è sconfitta, ma anche nelle opposizioni comincia la caccia al traditore. Esulta Fratelli d’Italia. «Per noi è una giornata positivissima – dice la senatrice Antonella Zedda, coordinatore regionale del partito –. Abbiamo eletto La Russa alla prima votazione. È un segnale forte al Paese che arriva da maggioranza e minoranza».
Alla Camera il clima è meno teso. Fin dalla prima mattina si sa che l’elezione del presidente non sarà in giornata. Ma inevitabilmente arriva la eco del Senato. «Quello che è successo fa parte delle solite schermaglie – dice Ugo Cappellacci, Forza Italia –. L’importante sarà avere un governo stabile e all’altezza delle sfide. Sardi nell’esecutivo? Conta che ci sia tanta Sardegna nell’agenda governo». «Alla fine contano i risultati – aggiunge Salvatore Sasso Deidda, confermato per Fdi –. E La Russa è un’ottima figura». In casa 5 stelle c’è Emiliano Fenu, in arrivo da Palazzo Madama, la new entry Susanna Cherchi e l’ex viceministra Alessandra Todde. «È un’emozione completamente diversa rispetto alla precedente – dice –. Finora ero sempre stata in aula da tecnico. Oggi sono qui forte del mandato popolare». E proprio Todde - come il leghista Dario Giagoni - avrà un voto. Sono soddisfazioni, anche quelle.
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