Il volontario caduto sul fronte russo-ucraino era originario di Sedilo
Elia Putzolu, 28 anni, figlio di un emigrato, era cresciuto in Toscana. Abitava da tempo in Donbass e combatteva al fianco dell’esercito russo
Roma Aveva un cognome sardo e lontane origini sedilesi, ma di fatto nessun altro legame con l’isola, il foreign fighter italiano morto nel Donbass. Elia Putzolu, 28 anni, combatteva come volontario accanto alle milizie filorusse. Nato in Toscana da padre di Sedilo, il giovane era cresciuto tra Montepulciano e Siena. Convinto oppositore dell’imperialismo occidentale, come sottolineato da molti sui social, Elia Putzolu a 13 anni si era spostato con la madre a Milano, dove lavorava come barista, per poi scegliere di trasferirsi in Russia.
Si era stabilito a Tangrog, vicino Rostov, dove aveva continuato tra l’altro a coltivare la sua passione per le arti marziali. Non era noto alle forze di polizia italiane per il suo attivismo, ma in Russia ha deciso di impegnarsi come volontario al fianco dei filorussi. Questo impegno, che lo ha portato nel Donetsk, una delle autoproclamate repubbliche russe in territorio ucraino appena riconosciute da Putin, gli è però costato la vita. Si era unito alle milizie della Dnr nel 2017.
Non tantissime le notizie verificabili a proposito delle sue origini. Ieri, dopo che la notizia della morte del giovane si è diffusa, portando con sé la supposizione di origini bosane, il sindaco Piero Casula ha ricevuto diverse telefonate, ma dalle verifiche effettuate non è emerso alcun collegamento con la città del Temo. Solo più tardi si è appreso delle origini sedilesi del padre.
«Ho sentito Elia l’ultima volta 20 giorni fa – ricorda un amico senese –, era molto preoccupato e gli ho consigliato di scappare in Finlandia; sarei stato disposto ad andare a prenderlo, ma mi ha detto che non era conveniente per lui, forse temeva di poter essere ucciso». Elia Putzolu, secondo quanto ricorda lo stesso conoscente, si trasferì a Milano giovanissimo con la madre. Qui aveva svolto una intensa attività di volontariato. «Poi – prosegue il racconto – è andato a trovare un amico in Russia ed è rimasto lì, fino ad arruolarsi in formazioni dell’esercito russo nel 2017. Ma sono sicuro che Elia era ignaro di quello che sarebbe poi successo».
A differenza di tanti suoi coetanei, Elia usava poco i social. Pochi i dettagli e i post sul suo account Fb, dove compare solo come “Ilya Elia”, con il suo nome anticipato da quello in russo. Un dettaglio che testimonia la causa che aveva sposato, quella della Grande Madre Russia, al fianco dei soldati di Putin nella guerra in Ucraina. «Ha imparato la lingua e vissuto per oltre un anno con i miliziani di Donetsk condividendo mille difficoltà», con la voglia «di essere d’aiuto», racconta sui social Vittorio Nicola Rangeloni un freelance italiano nella regione.
Pochi anche i dettagli sulla sua morte che secondo alcune ricostruzioni sarebbe avvenuta in seguito a ferite gravissime riportate sul campo di battaglia qualche giorno fa.
La Farnesina, che ha confermato la notizia e l’identità del giovane, è ora al lavoro con il consolato italiano per cercare di riportare a casa il corpo di Elia, in contatto con i suoi familiari che hanno chiesto aiuto per il rientro della salma.
Elia Putzolu è la terza vittima italiana caduta mentre combatteva nel conflitto ucraino che vedrebbe, sui due fronti contrapposti, poco più di una quindicina di connazionali. Alla fine di marzo, a un mese dall’inizio della guerra, era arrivata la notizia della morte di Edy Ongaro, un 45enne veneto partito nel 2015, anche lui a fianco dei filorussi. Meno di un mese fa ha invece perso la vita un altro foreign fighter italiano: Benjamin Giorgio Galli, 27enne varesino che combatteva con la Legione Internazionale di difesa dell’Ucraina. In Italia l’attività di foreign fighter è vietata: una legge del 1995 punisce con la reclusione gli italiani che partecipano a conflitti armati in Paesi stranieri.
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