Scuola, l’isola maglia nera. Studenti “incompetenti”
Sardegna in coda per il livello di apprendimento in base alle Invalsi Ma migliorano i dati sulla dispersione, vicini alla media nazionale
Cagliari Indietro, all’ultimo posto, nelle competenze in matematica. Ma anche qualche passo avanti lontano dalla dispersione scolastica con una accelerazione nei confronti di storiche rivali - e spesso compagne di maglia nera - come Campania e Sicilia. Ora la percentuale è del 13,2 per cento contro una media nazionale del 12,7. Sono alcune delle riflessioni e dei dati presentati da Andrea Gavosto, economista e autore del libro “La scuola bloccata”, ieri in un incontro nella sede cagliaritana della Fondazione di Sardegna. L’isola, insieme alla Calabria, è davanti a tutti nelle classifica delle competenze inadeguate con livelli che si aggirano intorno al 70 per cento. La graduatoria si basa soprattutto sui risultati delle Invalsi, le prove a crocette spesso contestate dagli stessi docenti. In questa classifica c’è un abisso ad esempio con i dati della superscuola della provincia autonoma di Trento: sotto le Dolomiti le “incompetenze” si fermano intorno al 30 per cento. Scuola bloccata. O, se non si vuole vedere tutto nero, magari scuola frenata. Nel senso che il mondo dell’istruzione si dibatte e cambia volto a seconda del governo o del tipo di riforma. Anche il direttore scolastico regionale Francesco Feliziani deve fare i conti con problemi di questo tipo. Ad esempio deve aspettare i concorsi per coprire tutte le cattedre e non dover ricorrere ogni anno a migliaia di supplenti. «La scelta di chiudere le Ssis (le scuole di specializzazione che portavano poi all’abilitazione all’insegnamento) – dice – non è stata solo frettolosa ma anche sciagurata. Quelle scuole garantivano insieme reclutamento e formazione in un percorso di due anni che garantiva la selezione in entrata per concorso. E in esame in uscita che assicurava la presenza anche di competenze didattiche e metodologiche. Un sistema che ha funzionato per dieci anni: chiaro che in questo modo si entrava in classe molto preparati. Io queste cose non solo le penso, ma le ho proposte a diversi livelli. Ma senza ottenere delle vere risposte». Altro problema rilevato da Feliziani è quello delle scuole che si dividono un preside. «Quest’anno – conferma il direttore scolastico – ci sono sessanta reggenze. Non dipende dalla nostra volontà, ma dalle normative che regolano il dimensionamento scolastico». Insomma ci sono sessanta presidi che devono lavorare in due scuole perché magari un istituto non ha un numero sufficiente di iscritti che garantiscano l’autonomia. E quindi un dirigente scolastico tutto loro. Al dibattito hanno partecipato anche Anna Maria Maullu, presidente emerito dell’associazione nazionale presidi Sardegna, e Matteo Frate, coordinatore unità di progetto Iscol@. A moderare il confronto c’era Adriana Di Liberto, docente di politica economica nel dipartimento di scienze economiche e aziendali dell’Università di Cagliari. Per una scuola migliore serve- questo è emerso dal dibattito- anche una collaborazione delle famiglie e degli stessi ragazzi. «Bisognerebbe coltivare meglio l’orientamento – conclude – Gavosto – per la scelta della scuola giusta».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
