Grazia Deledda: da Nuoro alla Città eterna, la romanziera e il Gremio
L’invito della scrittrice ai sardi di Roma a lasciare i pettegolezzi di paese
Roma «Ha saputo del Circolo dei Sardi che sta per costituirsi a Roma? Crede sia una cosa possibile?» chiede Salvator Ruju in una lunga intervista a Grazia Deledda, nel dicembre 1905. «Perché no?» risponde lei. «Purché i sardi non continuino in Roma i pettegolezzi dei loro paesi... I sardi conservano anche qui quel loro istinto di investigare la vita altrui, raccontano tutto, sa, non sfugge loro nulla; hanno l’intelligenza acuta e uno strano potere critico. Del resto, il popolo sardo è un popolo giovane: è fatto per la lotta, i suoi sentimenti sono vigorosi... ».
Roma, la Città eterna: Grazia Deledda la volle fortemente come sua nuova casa d’elezione a partire dall’addio a Nuoro nel 1900 e fino alla sua scomparsa nel 1936. Roma: dove trovò l’ambiente ideale per la sua definitiva affermazione e per affrancarsi da quei pregiudizi, critiche, ostilità e ostacoli persino in ambito familiare che l’avevano amareggiata, e non poco, nella sua “piccola Patria”. Un legame testimoniato proprio dal noto poeta Salvator Ruju (Sassari 1878-1966), universitario a Roma dal 1902 al 1909, che riferisce nei suoi reportage alla Nuova Sardegna, anticipando anche la notizia della imminente nascita dell’Associazione fra i sardi di Roma.
Dicembre1904: «I sardi a Roma? Sicuro, e tanti: mille, duemila, anche di più. Ne trovate dappertutto, negli istituti di cultura, nei ministeri, nelle redazioni dei giornali, nelle trattorie, nei negozi: una vera invasione... Noi non saremo più quei pocos, locos y mal unidos della storia e fonderemo un nostro Circolo qui... Sarà come una rete di fili che unirà parlamentari e pubblicisti, impiegati e studenti, negozianti ed agenti; nel suo seno potrebbero costituirsi agenzie di trasporti, di informazioni di cose sarde».
Un altro significativo momento del filo che lega Grazia Deledda alla comunità dei sardi è quando nel 1914 viene inserita, unica donna, in un lungo elenco di personaggi politici, istituzionali, di economia e di pensiero, nel Comitato d’onore del Primo congresso regionale della Sardegna fuori dall’isola svoltosi a Castel Sant’Angelo dal 11 al 15 maggio del 1914, organizzato e condotto dall’Associazione dei sardi di Roma per analizzare e dibattere i temi e le problematiche più importanti, all’epoca, relative alla situazione socioeconomica in Sardegna dopo il primo cinquantennio di unità d’Italia. Infine, ricordiamo che un grande sardo nel 1934 ne registrò la voce.
Fu il fondatore della Discoteca di Stato, compositore, etnomusicologo e scrittore, Gavino Gabriel (Tempio 1881-Roma 1980), fra i più prestigiosi sostenitori dell’Associazione dei sardi, sin dalla sua rinascita nel 1948 con il nome “Il Gremio” a cura di Pasquale Marica, giornalista e scrittore nativo di Sanluri, e di altri importanti personaggi sardi della Roma del tempo come Ennio Porrino, Remo Branca, Melchiorre Melis.
Questa la parte iniziale della registrazione letta nel 1971 con fierezza ed emozione da Nicola Valle di Cagliari, fondatore dell’Associazione degli Amici del libro di Cagliari, scrittore e musicista, al quale il Gremio deve il suo nome, in una sua conferenza sulla Deledda al Gremio: «Attraverso la mia opera letteraria il quadro della mia vita può sembrare vasto e pieno di vicende, appunto come un’antica tradizione, vorrei che oggi le mie parole arrivassero al popolo italiano e soprattutto alle sue donne. Dunque, racconterò di me cose popolari come vogliono oggi il genio e il gusto della nostra patria. La mia famiglia composta di gente savia ma anche di violenti e di artisti primitivi aveva autorità e aveva anche biblioteca, ma quando cominciai a scrivere a 13 anni fui contrariata dai miei. Il filosofo ammonisce: se tuo figlio scrive versi, correggilo e mandalo per la strada dei monti, se lo trovi nella poesia la seconda volta puniscilo ancora, sa va per la terza volta lascialo in pace perché è un poeta. Senza vanità anche a me è capitato così, avevo un irresistibile miraggio del mondo soprattutto di Roma. E a Roma dopo il fulgore della giovinezza, mi costruii una casa mia dove vivo tranquilla con il mio compagno di vita ad ascoltare le ardenti parole dei miei figli giovani. Ho avuto tutte le cose che una donna può chiedere al suo destino, ma grande sopra ogni fortuna la fede nella vita e in Dio... ».
L’occasione per precisare che riportare queste indimenticabili parole, come espresse da Grazia Deledda nel corso della cerimonia di assegnazione del Nobel nel 1927 è un errore! Purtroppo, diffuso e presente in internet.
* Presidente dell’associazione dei sardi di Roma “Il Gremio”

