Il Piano casa non esiste da 10 mesi, è un vuoto legislativo da record
Il cambio di guardia all’assessorato all’Urbanistica rischia di far slittare ancora la nuova legge
Cagliari Dieci mesi di vuoto legislativo è un record negativo senza precedenti. Il Piano casa ha cominciato a essere una legge fantasma della Regione dal 29 gennaio 2022. È stato proprio quello il giorno in cui la Corte costituzionale ha bocciato, dichiarandoli illegittimi, ben 21 articoli su 31 del testo approvato l’anno prima, in primavera, dal Consiglio regionale. In questi 317 giorni senza rete è accaduto di tutto fino al cambio in corsa, causa rimpasto, dell’assessore all’urbanistica. Poche settimane fa la delega è passata dal sardista Quirico Sanna ad Aldo Salaris dei Riformatori. Con il pessimo risultato che a ottobre, quando l’ultima bozza firmata da Sanna sembrava essere oramai in dirittura d’arrivo, tutta la procedura s’è bloccata per l’ennesima volta. A questo punto non è difficile prevedere che il vuoto durerà ancora almeno fino a gennaio. Perché, con grande ottimismo, solo a febbraio l’attesa legge sulla «Riqualificazione del patrimonio edilizio esistente» potrà essere discussa dalla commissione urbanistica prima e dal Consiglio poi. Ora in testa alle priorità, che saranno decise domani dalla conferenza dei capigruppo, può esserci solo la Finanziaria 2023, per evitare che altrimenti i conti della Regione finiscano nella strettoia di un ennesimo e lungo esercizio provvisorio.
Stato dell’arte Di recente il neo assessore Aldo Salaris ha fatto sapere alla sua maggioranza di voler leggere con attenzione il testo che gli è stato lasciato in eredità da Sanna. Non sarà certo una lettura veloce soprattutto se, come pare, il disegno di legge finirà per essere riveduto e corretto dagli esperti ingaggiati dal nuovo titolare dell’urbanistica. Peccato, perché poco prima di essere travolto dal rimpasto, fino a perdere la poltrona, Quirico Sanna aveva annunciato: «Ho preso già contatti con il nuovo ministro ai beni culturali, Gennaro Sangiuliano, non solo per il cosiddetto Piano casa, ma anche poter trattare la revisione del Piano paesaggistico del 2006». Trattative che ora dovranno per forza ricominciare da capo proprio a causa del recente passaggio di consegne negli uffici dell’assessorato all’urbanistica.
La speranza Tempo fa, ancor prima del rimpasto, il governatore Christian Solinas aveva auspicato: «Speriamo di avere al più presto un rapporto proficuo con il nuovo Governo, a cominciare proprio dall’urbanistica». Con quelli precedenti, guidati da Giuseppe Conte e da Mario Draghi, invece è accaduto l’esatto contrario. In tutto il passato più recente, oltre ad aver impugnato il Piano casa, Palazzo Chigi è stato sempre tutt’altro che tenero con la Regione. Lo scontro è andato avanti per anni nell’aula della Corte costituzionale, con esiti favorevoli alterni per i due contendenti. Fino a pochi giorni fa, quando la stessa Consulta ha ristabilito i rapporti di forza fra le parti in causa, riconoscendo alla Regione la competenza «non solo su temi di tipo strettamente urbanistico ed edilizio, ma anche su quelli relativi ai beni culturali e ambientali sempre nel rispetto del Piano paesaggistico». È una sentenza, quella di questi giorni, che dal governatore è stata salutata come «un rafforzamento dell’Autonomia senza più interferenze da parte dello Stato». E infatti presto lo stesso verdetto potrebbe anche trasformarsi nella miglior rampa di lancio possibile per una legge, il Piano casa, che ormai manca da 317 giorni, lasciando tutti nella confusione e nell’incertezza del diritto. (ua)
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