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Energia

L'assessora Pili: «Bene la svolta ambientalista.In arrivo i decreti sulla aree idonee»

di Roberto Petretto
L'assessora Pili: «Bene la svolta ambientalista.In arrivo i decreti sulla aree idonee»

Le reazioni politiche al documento sottoscritto da Legambiente, Fai e Wwf

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Sassari «È positivo che anche le associazioni ambientaliste abbiano cambiato la loro opinione verso la priorità della programmazione energetica. Un percorso necessario per ridurre la dipendenza da fonti fossili. Se anche le associazioni ambientaliste non saranno contrarie, sarà più facile raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione europea».

L’assessora regionale all’Industria, Anita Pili, accoglie con favore la svolta delle associazioni Legambiente, Wwf e Fai, esplicitata ieri nell’intervista alla Nuova Sardegna dal presidente di Legambiente, Stefano Ciafani. Il nodo della questione, però, secondo l’assessora Pili sta nel rapporto con il governo centrale: «Non bisogna dimenticare che le Regioni e le amministrazioni locali devono essere protagoniste nelle scelte che riguardano il proprio territorio. Invece sinora non c’è stata la necessaria chiarezza sullo snellimento delle procedure. Bisogna evitare che Comuni e Regioni si ritrovino con autorizzazioni rilasciate dal governo nazionale senza la minima condivisione. Se c’è condivisione, Regioni e Comuni possono essere facilitatori per la realizzazione dei grandi impianti in aree vocate. Altrimenti si possono verificare casi come quello dell’Einstein telescope dove da un lato il Governo sostiene un progetto e poi ne autorizza un altro che di fatto lo ostacola».

Il dialogo con il nuovo Governo è agli inizi, ma potrebbe presto portare importanti novità. L’assessore le preannuncia: «Giovedì incontrerò il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin nell’ambito della attività di coordinamento della Commissione energia per confrontarci sulla pubblicazione dei decreti che individuano le aree idonee - prosegue Anita Pili -. Il ministro ci ha detto che i decreti sono quasi pronti. Sono provvedimenti essenziali per dare fiducia a investitori che devono sapere dove possono realizzare gli impianti e restituire fiducia alle comunità per consentire loro la delimitazione aree».

Ma la Regione non aveva già pronta una mappatura? «Sì, quella delle aree non idonee. La normativa precedente dava mandato alle Giunte regionali di perimetrare le aree non idonee. Poi la normativa è cambiata, prevedendo la necessità di una legge regionale. Infine il Governo ha stabilito che tutte le aree sono idonee tranne quelle sottoposte a vincolo».

Secondo Legambiente le Regioni devono diventare protagoniste della transizione: «Noi non ci limitiamo a gridare “al lupo, al lupo” - dice ancora l’assessora -: siamo stati esclusi nel processo di semplificazione. Le autorizzazioni sono state calate dall’alto e quindi bisogna correggere il procedimento per dare la possibilità alle Regioni, che non si sono mai sottratte al principio di solidarietà energetica, di partecipare al processo decisionale».

La svolta di alcune associazioni ambientaliste non è vista con uguale favore da tutti. O perlomeno ci sono dei distinguo. Per Gianfranco Ganau, capogruppo del Pd in consiglio regionale, la svolta delle tre associazioni ambientaliste «è positiva perché il no a tutto non serve a nessuno. È un bene che ci sia un margine di ragionevolezza sulla necessità di conciliare sostenibilità e sviluppo economico e sociale. In questo momento c’è una grande operazione sulle energie rinnovabili, in parte con finalità speculative. Noi siamo favorevoli a determinate condizioni. Servono regole chiare, sulle aree dove si può realizzare e soprattutto dove non si può realizzare un impianto. Altrimenti, in assenza di regole, si va verso una compromissione di ampie aree a destinazione agricola. E questo non va bene. L’altro problema è quello degli impianti offshore: non abbiamo una posizione preconcetta, ma crediamo che qualsiasi intervento debba essere preceduto da studio indipendente che garantisca l’assenza di un impatto ambientale e paesaggistico. Queste devono essere le condizioni per il via libera. Infine la questione della quantità di energia prodotta: se dobbiamo diventare un hub energetico per il paese, quali ricadute ci saranno per i sardi? Ci dovrà essere una contropartita».

«Mi sembra che il presidente di Legambiente guardi solo una faccia della medaglia e non consideri il fatto che deregulation del settore può costituire il buco dal quale passa il fiume, il grimaldello che consente di aprire una volta per tutte la strada a speculazione indiscriminata - dice Francesco Agus, capogruppo dei Progressisti in consiglio regionale -. Nessuno contesta il modello di autoproduzione. Qui però non si parla di piccoli impianti, ma di interessi speculativi, di multinazionali, che creano disincentivi permanenti all’utilizzo dei suoli per la produzione agricola. Non parliamo di energia necessaria alla Sardegna, ma di energia prodotta per l’esportazione della quale in Sardegna non rimarrà niente se non i pochi euro che andranno al titolare del fondo affinché non produca niente. Nelle parole del presidente di Legambiente non ci ho trovato nulla di positivo. Cosa torna in tasca ai sardi? Fanno bene comitati dei cittadini e dei sindaci a protestare. In tutto questo la Regione non ha nemmeno provato a giocare la partita, invece questa cosa va governata. Certo, l’energia va prodotta. Ma non mi si dica che se non mettiamo i pannelli solari ci sarà la desertificazione della Sardegna o che il Campidano sarà sommerso. Non c’è corrispondenza tra le due cose».

Su posizioni simili anche Roberto Li Gioi, capogruppo del Movimento 5 Stelle: «Non possiamo non essere favorevoli alle rinnovabili. Abbiamo sempre combattuto le fonti inquinanti. Ma una cosa è la transizione, una cosa è la speculazione. C’è una serie infinita di proposte di impianti che circonderebbero la nostra isola. E questo moltiplicarsi di progetti non si spiega se non con finalità speculativa. Serve soluzione equilibrata che tuteli gli interessi della Sardegna e dei sardi, va tutelato il paesaggio che non può essere messo in pericolo. Invece non conosciamo quali sarebbero le conseguenze per l’isola e quanto resterebbe in Sardegna in termini di vantaggio economico. CI sarà un risparmio per i sardi? Se concediamo il nostro paesaggio questo risparmio deve essere grosso, quasi totale».
 

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