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Ambiente

Nelle acque del parco dell’Asinara può rinascere la “Pinna nobilis”

di Claudio Inconis
Nelle acque del parco dell’Asinara può rinascere la “Pinna nobilis”

Le acque sarde non hanno agenti patogeni pericolosi e sono l’habitat ideale

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Santa Teresa di Gallura Le acque del Parco dell’Asinara sono pulite, prive di agenti patogeni che possano mettere in pericolo la “pinna nobilis”. Sono quindi habitat ideale per il progetto “Life pinna” diretto alla tutela della pinna nobilis e, tramite l'applicazione delle analisi di laboratorio, alla sua rinascita nelle acque di tutta l'isola. A seguire in prima persona le ricerche sul campo sono i docenti dell'Università di Sassari Marco Casu del dipartimento di Medicina veterinaria e Daria Sanna e Fabio Scarpa del dipartimento di Scienze biomediche, che hanno il compito principale di verificare la compatibilità genetica tra gli esemplari di altre aree italiane con i siti d'impianto delle nuove reclute.

Spiega il docente Marco Casu: «Le prime analisi condotte sulle sentinelle hanno permesso di individuare alcune aree del Mediterraneo prive di patogeni, tra cui il Parco dell’Asinara, che potrebbe perciò ricevere a breve le prime pinne riprodotte in cattività».

«La presenza della pinna in mare è essenziale non solo per la sua bellezza e le sue capacità di filtrazione e depurazione delle acque, ma anche per le capacità di fornire un habitat adatto alla sopravvivenza di numerose altre specie della fascia marina costiera. In altre parole, la nacchera di mare, com'è chiamata anche la pinna nobilis, contribuisce a mantenere in vita uno degli ecosistemi più complessi del Mediterraneo».

Il punto di partenza del progetto, finanziato dall'Unione europea con la partecipazione dell’Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Liguria (Arpal), il Parco nazionale dell'Asinara, l'Istituto nazionale di biologia sloveno (Nib), le Università degli Studi di Genova e di Sassari e le società Shoreline e Triton Research, è stato comprendere le ragioni del drastico calo di presenze: «A partire dal 2016 questa specie è stata decimata da una malattia misteriosa, imputata al protozoo “Haplosporidium pinnae” e a vari micobatteri» spiegano i ricercatori, che per individuare le sostanze nocive hanno un'assistenza preziosa nel mondo della natura: «Sono le cosidette “sentinelle ambientali”, cioè animali che sono in grado di far capire con anticipo i cambiamenti che stanno agendo in una determinata area, così siamo in grado di capire quali aree sono prive dei patogeni che stanno uccidendo la pinna nobilis e quindi adatte al ripopolamento con individui allevati e riprodotti in laboratorio».

Individuata la causa, la buona notizia è la compatibilità con altri esemplari, come spiega la professoressa Daria Sanna: «Gli individui di pinna nobilis del golfo di Trieste analizzati sono geneticamente affini a quelli che vivevano delle aree della Sardegna in cui è previsto il ripopolamento. A questo punto, grazie alla cooperazione delle istituzioni coinvolte nel progetto, gli individui potranno essere inviati all’Università di Genova nelle cui strutture si tenterà la difficile operazione di riproduzione in cattività dei giovani esemplari». Un passaggio fondamentale per procedere all'impianto nei luoghi storici in cui viveva la pinna: dal nordest gallurese all'oasi di Sant'Antioco e, naturalmente, nel parco dell'Asinara, il cui habitat è risultato ideale per la rinascita.
 

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