Usca, nell'isola 200 medici in scadenza
Il contratto termina il 31 dicembre e la normativa non ha previsto alcuna proroga. Emergenza sul fronte sanità: i pazienti fragili e le Adi perderanno un riferimento
Sassari È la parte della sanità più delicata, quella che si occupa di pazienti fragili, che arriva a domicilio specie in quei luoghi lontani dove non ci sono più neanche i medici di base. Non si occupa solo di pazienti positivi al Covid ma rappresenta un riferimento ancora possibile in quel deserto che avanza. Ma fra qualche giorno, a partire dal 31 dicembre la regione Sardegna si troverà con più di 200 medici in meno che non verranno rinnovati tra Usca e agenzia interinale (150 circa più altri 50).
Le Usca - come detto - stanno prendendo in carico pazienti fragili, che da domenica non avranno più alcun tipo di assistenza e cesseranno di supportare i medici di base che hanno già palesato gravi difficoltà nel gestire i pazienti.
La nuova emergenza sul fronte sanitario sardo nasce dal fatto che la proroga non sarebbe prevista dalla normativa nazionale, ma anche questa è una stranezza perché finora (era accaduto il 30 giugno di quest’anno) si era andati avanti proprio con un rinnovo impiegando fondi regionali che tra l’altro non sarebbero stati totalmente utilizzati e quindi consentirebbero ancora di intervenire.
Il gruppo del Partito democratico in consiglio regionale (primo firmatario Gianfranco Ganau) ha sollevato il problema e ha in vitato l’assessore regionale alla Sanità Carlo Doria a rispondere: «Lo faccia però in maniera chiara, senza tergiversare sui suoi fantastici progetti che ad oggi rimangono solo parole portate via dal vento». La situazione è particolarmente seria e apre un nuovo buco nel sistema sanitario sardo. I medici Usca, infatti, stanno dando supporto ai dipartimenti di prevenzione tramite l’effettuazione di visite necroscopiche. In molti casi anche ai pronto soccorso, si stanno occupando di mandare avanti il servizio Adi per i pazienti positivi e vanno nei paesi sguarniti di medici di medicina generale (che cominciano a essere davvero tanti) per prescrivere farmaci ed eseguire visite ambulatoriali e domiciliari.
Dal primo giorno del 2023 questo meccanismo costruito su professionalità, disponibilità ma anche solidarietà e attenzione non avrà più alcuna figura di riferimento.
«L’assessore Doria continua a parlare dei suoi magnifici progetti che non partiranno nel breve periodo – sottolinea il Pd – , e che per ora si limitano alla sostituzione dei medici di continuità assistenziale con infermieri. Come potrà la Regione fare a meno di 200 medici? A chi dovranno rivolgersi i pazienti positivi fragili e in Adi? Chi si presenterà al posto dei medici Usca nelle sedi scoperte? Chi darà supporto ai dipartimenti di prevenzione? Chi coprirà le funzioni finora garantite?». Questi gli interrogativi in attesa di risposte. (g.baz.)
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