La Nuova Sardegna

Rischio idrogeologico

Opere antialluvione senza fondi, per il dissesto mancano 500 milioni

di Salvatore Santoni
Opere antialluvione senza fondi, per il dissesto mancano 500 milioni

È il tesoretto necessario per realizzare gli interventi già progettati dai Comuni sardi. L’assessore Saiu: «Finanziate opere per circa mezzo miliardo ma serve molto di più»

18 gennaio 2023
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Sassari Non è soltanto Sennori ad attendere i 2,6 milioni che servono per liberarsi del fiume tombato che scorre sotto al paese. I Comuni dell’isola bisognosi di fondi utili a mitigare il rischio idrogeologico sono una miriade. «La fotografia attuale – ammette l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Pierluigi Saiu – ci dice che per mettere in sicurezza la Sardegna è necessario almeno mezzo miliardo di euro. E noi non lo abbiamo».

Il caso Sennori Nei giorni scorsi la direzione generale dei Lavori pubblici ha risposto alla richiesta di finanziamento avanzata dall’amministrazione comunale della Romangia, che ha un progetto esecutivo pronto per disinnescare “il canalone”, comunicando che per ora il piatto piange. La richiesta è stata comunque inoltrata alla giunta regionale, che valuterà se e come reperire le risorse. E il problema è proprio questo: come si fa a trovare i soldi per mettere al sicuro l’isola?

In Finanziaria «Le esigenze che stanno manifestando gli enti locali sono tantissime – riprende l’assessore Saiu – Ho incontrato circa un centinaio di amministratori comunali e almeno la metà mi hanno rappresentato la necessità di eseguire interventi di mitigazione. Ecco perché nel Bilancio stiamo inserendo 149 milioni di euro tra opere e fondi per nuove progettazioni. Lo stiamo facendo in parte con risorse regionali ma anche statali e di programmazione comunitaria».

La norma che forse darà una spinta in avanti agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico è contenuta nel disegno della legge di stabilità 2023. Entro poche settimane il testo diventerà legge e, in particolare, prevede 30 milioni a valere sul 2023, e poi altri 40 per il 2024 e altrettanti per il 2025. Più 39 milioni per consentire ai Comuni di progettare gli interventi. Questo non significa che si tratta di fondi regionali. Anzi, tutt’altro. Dei 149 milioni complessivi, 77 sono di parte comunitaria, e vengono inseriti in un fondo che sarà poi distribuito nei capitoli dei Lavori pubblici. La disposizione normativa è molto ampia e consente una programmazione diretta a sostenere le richieste che vengono dalle amministrazioni.

La strategia Quello che manca da anni nelle stanze della Regione è la reale consistenza delle necessità sui territori. Per questo la giunta Solinas ha cominciato la legislatura con un approccio ben preciso. «Se incentiviamo gli enti locali alla progettazione – spiega ancora l’assessore Saiu – li mettiamo nelle condizioni di intercettare rapidamente le risorse per realizzare le opere. Questo governo regionale è riuscito a chiudere questo gap che ha trovato proprio sulle progettazioni. Poi ovviamente sosteniamo questi interventi in un sacco di modi, penso per esempio a quanto avvenuto con il ponte di Oloè».

«Se dovessimo semplificare al massimo – aggiunge – per realizzare le opere occorrono risorse che è più facile intercettare quando il grado di progettazione è avanzato. La Regione ha stimolato i Comuni in questa direzione e la risposta è stata positiva. E adesso stiamo lavorando per adeguare le risorse alle progettazioni». E ancora: «Il tema richiede un impegno finanziario consistente, ora gli enti locali hanno sfruttato le opportunità per studiare le soluzioni migliori per i territori e dopo chiaramente sta a noi sostenere con forza la realizzazione delle opere».

I numeri Al 31 dicembre 2022 compaiono 159 interventi tra quelli finanziati dall’unità di progetto contro il dissesto idrogeologico. Ci sono poi altri 24 milioni di progettazioni, che possono “cubare” 275 milioni di opere, cioè soldi che vanno ancora trovati. Mentre sono 355 i milioni di opere già finanziate sempre nell’ambito dell’unità di progetto anti dissesto idrogeologico.

E ancora, c’è poi un “capitolo” da 94 milioni che riguardano situazioni che attingono ai fondi dei Lavori pubblici a partire dal 2019 in poi. Un calderone dove fluttuano sia progettazioni sia opere. Si tratta di un quadro potenziale di investimenti che ammontano a 267 milioni di euro.

Servono soldi Dunque, tra il progettare e il realizzare ci sono di mezzo tanti, tantissimi soldi. Che servono come il pane a tutti i Comuni.

«Stiamo parlando di grandezze enormi, mezzo miliardo», dice l’assessore, che aggiunge: «C’è anche il lato positivo, e cioè che in questa legislatura abbiamo finanziato mezzo miliardo di opere. Che non significa averlo fatto con fondi regionali, meglio essere precisi. Ma abbiamo liberato quelle risorse attraverso una serie di triangolazioni attivate anche grazie a fondi statali e comunitari».


 

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