La Nuova Sardegna

La storia

Da 30 anni sui ponteggi: a tirare su pesi: «Adesso la mia schiena è a pezzi»

di Luigi Soriga
Da 30 anni sui ponteggi: a tirare su pesi: «Adesso la mia schiena è a pezzi»

La storia di Ercole, operaio edile malato professionale

30 marzo 2023
3 MINUTI DI LETTURA





Sassari Di nome fa Ercole, ma anche il dio della forza, se per 25 anni avesse sollevato ogni santo giorno ponteggi e sacchi di cemento, qualche acciacco o ernietta l’avrebbe accusata. Ad Ercole Cardia, invece, che è lavoratore in carne ed ossa, lo scontrino è arrivato attorno ai 53 anni: dolori alla schiena, alla spalla, fastidio alle mani, sofferenza alle ginocchia. Ora che ne ha 58, gli è stata riconosciuta la malattia professionale: «Parliamo di 200 euro al mese in più. Ma le mie mansioni e la mia giornata lavorativa non sono cambiati di una virgola. Ponteggi montavo, e ponteggi monto ancora. E quando devi sollevare un peso a 8 metri di altezza, come ad esempio un telaio prefabbricato, vi assicuro che la fatica è tanta». Lavora nell’ex Rumianca, impianto industriale syndial, su e giù dalle impalcature per conto di una ditta esterna. Il mestiere usurante, non gli ha fatto mancare niente. «Il referto del medico dice questo: quattro discopatie cervicali e tre lombari. Tendini della spalla lesionati. Problemi alle mani e al tunnel carpale. E poi tutti gli altri acciacchi non certificati, che però si fanno sentire eccome. Chissà per quanto riuscirò a tirare avanti ancora». Il migliore e più fedele amico, che riesce a tirarlo su da almeno cinque anni, è la sua scatoletta di antidolorifici: «Purtroppo non posso permettermi di perdere il lavoro. Ho famiglia, tre figli, la pensione è ancora ben lontana e mica potrei campare con i soldi della malattia professionale. Perciò devo stringere i denti e andare avanti». A mettere a dura prova il suo fisico, oltre alla fatica e le tonnellate sollevate per decenni, c’è anche il fatto di lavorare all’interno di un’industria chimica, un ambiente non esattamente salubre.

«Rumori, vibrazioni, un impianto pieno di agenti chimici. Non sono le condizioni ideali per un lavoratore. È vero, ora le norme di sicurezza sono molto più stringenti, e anche i comfort. Quando ho iniziato la situazione era ben più rischiosa. Però, anche se uno adotta tutte le precauzioni possibili, quando svolgi le tue mansioni in quota, il pericolo non puoi mai annullarlo. Le insidie, sopra un ponteggio, esistono, e anche se sei imbragato, col caschetto indossato, se perdi l’equilibrio e cadi da qualche metro, lo strappo che ricevi è pesante. Se una persona ha i miei problemi fisici e la schiena così malandata, inciampare e subire il contracolpo dell’imbragatura non deve essere piacevole».

La prima relazione medica l’ha presentata a settembre del 2021. «Dopo circa dieci mesi mi è stata respinta». Poi ha fatto ricorso, e nell’agosto del 2022 Ercole Cardia ha ottenuto la malattia professionale. «Non sono l’unico, ci sono altri colleghi nelle mie stesse condizioni». Non resta che tenere duro per altri dieci anni: «Per ora, a forza di medicine, reggo. Ma a che prezzo? Come sarà il mio corpo al momento di andare in pensione?».

In Primo Piano
Il delitto

Donna uccisa dal figlio a Sinnai, l’auto di famiglia negata dietro la coltellata fatale

di Andrea Massidda

Viabilità

Lavori pubblici, entro l'anno resterà solo uno dei 10 cantieri sulla 131 tra Macomer e Porto Torres

Le nostre iniziative