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Sanità

Alle Asl sarde i primi 3,3 miliardi, ma non basteranno per pagare le spese

Alle Asl sarde i primi 3,3 miliardi, ma non basteranno per pagare le spese

La delibera di Giunta ripartisce parte delle risorse

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Cagliari Tre miliardi e 300 milioni per cominciare, ma non basteranno. Il sistema sanitario, si sa, costerà un altro bel po’ di soldi, fino a sfiorare, com’è accaduto in passato, il 42-43 per cento del bilancio della Regione, prossimo ai 10 miliardi nel 2023. Perché, sin da subito, a far lievitare i costi potrebbe essere la spesa farmaceutica, visto che nel 2022 era già ben oltre il tetto imposto dal ministero della salute, con «uno scostamento assoluto – sottolinea l’Agenzia del farmaco – di oltre 124 milioni e in aumento».

Tredici aziende Qualche settimana fa la giunta Solinas ha deciso come saranno suddivisi i 3,3 miliardi fra le tredici aziende sanitarie, dall’Ares al Brotzu, in base alla popolazione, ai posti letto e alla spesa storica. È un’assegnazione provvisoria – è scritto nella delibera – e infatti alla fine dell’anno «saranno calcolati gli importi definitivi, per consentire alle stesse aziende di approvare i bilanci». La fetta più grossa dello stanziamento è stata assegnata all’Asl di Cagliari, con 723 milioni, pari al 22 per cento dell’intero trasferimento regionale. Subito dopo, l’Asl 1 di Sassari, con 414,7 milioni, è il 12 per cento e il Brotzu di Cagliari, azienda d’interesse nazionale, con 304,7. Sfiora i 300 milioni l’assegnazione destinata all’Azienda universitaria di Sassari. Poi, a seguire, l’Asl di Nuoro (295 milioni), della Gallura (265,4), di Oristano (251), del Sulcis (210), l’Azienda universitaria di Cagliari (166,1), del Medio Campidano (106), dell’Ogliastra (108,2). In coda ci sono l’Ares, che dovrà occuparsi solo di personale e appalti, con 73 milioni, e l’Areus, che ha in carico l’emergenza-urgenza più l’elisoccorso, con quasi 70.

Liquidità Le assegnazioni, com’è scritto nella delibera, però potranno variare «in base all’andamento della spesa corrente», «secondo i fabbisogni di liquidità», oppure per «differenze sostanziali rispetto alla cifra stimata». Dunque, com’è facile prevedere, i 3,3 miliardi non saranno sufficienti a coprire l’intero costo. La riprova di quanto appena scritto di recente è stata ribadita anche dalla Corte dei Conti, nel momento in cui ha concesso il via libera all’ultimo bilancio ufficiale della Regione, quello del 2021. «La missione Tutela della salute – scriveva il procuratore generale pochi mesi fa – ha pesato intorno al 46 per cento sulla spesa complessiva», considerando comunque che due anni fa erano ancora evidenti gli effetti dell’emergenza Covid. Di conseguenza e per approssimazione, lo stanziamento per il 2023 sarebbe sottostimato di 10 punti, con un potenziale rosso, che potrebbe essere intorno al miliardo e mezzo, da risanare entro la fine dell’anno. Che tra l’altro sarà sempre e solo a carico della Regione, visto che la Sardegna dallo Stato non riceve un euro per garantire i livelli essenziali di assistenza.

Spesa sanitaria Fra acquisti diretti da parte delle Aziende e spesa territoriale-convenzionata, la Sardegna è considerata fra le regioni meno virtuose dall’Agenzia nazionale per il farmaco, nonostante non carichi il ticket sui cittadini. Comunque, ha superato il tetto di spesa nel 2021 per 123,4 milioni e anche nei primi nove mesi del 2022 è scattato l’allarme. Fino a tal punto che sempre la Giunta ha assegnato ai manager delle Aziende sanitari sei obiettivi urgenti da raggiungere, per l’immediata razionalizzazione della spesa farmaceutica. O altrimenti sarà ancora profondo rosso nella sanità. (ua)

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