Il caso

Novantenne in cella per scontare 29 anni, parla l'esperta: «Atto dovuto secondo legge»

Novantenne in cella per scontare 29 anni, parla l'esperta: «Atto dovuto secondo legge»

Paola Sechi insegna diritto penitenziario alla facoltà di giurisprudenza di Sassari. «L’età avanzata non può considerarsi di per sé un ostacolo alla detenzione»

05 aprile 2023
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Sassari Non basta essere anziani per salvarsi dal carcere, se la pena da scontare è riferita a una serie di reati ostativi come l’omicidio, l’eversione armata, l’associazione mafiosa e la violenza sessuale. L’alternativa alla reclusione scatta se le condizioni di salute del detenuto risultano all’esame clinico incompatibili con la detenzione. L’ultima parola spetta al giudice di sorveglianza, che decide in base alle valutazioni del medico. Nessun dubbio quindi, come conferma Paola Sechi, docente di diritto penitenziario alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Sassari: «L’ordine di carcerazione notificato dalla Procura generale a Peppuccio Doa è un atto dovuto e secondo legge». Una legge che protegge dalla pena più afflittiva chi ha più di settant’anni, ma solo quando la pericolosità sociale dell’imputato o detenuto possa essere ragionevolmente considerata sotto controllo: «La nostra Costituzione - spiega la docente - prevede che la carcerazione sia rivolta al recupero sociale della persona che ha commesso un crimine, ma il legislatore ha inteso tener conto del tipo di reato commesso e il ritorno appena un anno fa dell’ergastolo ostativo conferma quest’orientamento». Come dire: va bene andare incontro a chi sbaglia, purché a pagarne le conseguenze non sia la collettività. Nel caso di Peppuccio Doa aveva prevalso fino a ieri la volontà di tenerlo a bada ma fuori dalle prigioni. Ora si tratterà di capire se a prevalere saranno le considerazioni di carattere umanitario o quelle strettamente giudiziarie. Per quanto, nel campo carcerario, l’Italia non sia un paese modello, non tanto per l’impianto legislativo quanto per le modalità di esecuzione della pena.

Neppure la celebratissima Europa sembra essere all’avanguardia in quanto a trattamento di detenuti anziani come Doa, la cui offensività sarebbe da dimostrare: «A leggere la Raccomandazione sui diritti procedurali degli indagati e imputati sottoposti a custodia cautelare e sulle condizioni materiali di detenzione, adottata l’8 dicembre 2022 dalla Commissione europea - spiega ancora Paola Sechi - non si fa cenno alla questione di compatibilità dello stato di detenzione con l’età avanzata. Ma a guardare la giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani su questo tema emerge come l’età avanzata non possa considerarsi un ostacolo di per sé alla detenzione, posto che nessuna norma europea proibisce di incarcerare una persona molto anziana. L’età può venire in rilievo, come lo stato di salute e altri fattori, con riferimento alla valutazione della compatibilità con la situazione della persona». (m.l)

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