La Nuova Sardegna

La denuncia

Vive da 16 anni con una maschera alla Hannibal Lecter e le mani legate: il caso del sardo Bruno

Vive da 16 anni con una maschera alla Hannibal Lecter e le mani legate: il caso del sardo Bruno

Denuncia della Garante sarda per le persone private della libertà personale per la condizione dell’uomo affetto da picacismo: cerca di ingerire tutto quello che si trova davanti

14 aprile 2023
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Una maschera protettiva proprio simile a quella di Hannibal Lecter, protagonista del film 'Il silenzio degli innocenti', e le mani legate in modo tale da non poter afferrare nulla: vive così, da oltre 16 anni, Bruno.

Non è un criminale ma un paziente psichiatrico ricoverato nella struttura Aias di Cortoghiana, nel Sulcis-Iglesiente. E' affetto da picacismo, una grave patologia che lo porta a ingerire qualsiasi cosa gli capiti davanti.

Un caso portato di nuovo alla ribalta da Irene Testa, la Garante della Sardegna per le persone private della libertà personale, la quale chiede che venga cambiato immediatamente il suo piano terapeutico.

"Se questo è un uomo", denuncia. "Ho atteso un giorno prima di mettere nero su bianco quanto visto nella struttura Aias di Cordoghiana. Un giorno per riprendermi dallo scenario agghiacciante e raccapricciante che mi sono trovata davanti - racconta Testa - Non mi sto riferendo alla struttura ma ad un caso specifico di un ospite al suo interno, per la verità già sollevato da alcuni anni, in primis dalla Presidente dell'Unasam (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale), Gisella Trincas, ma anche oggetto di esposti alla Procura, di lettere all'allora Ministro della Salute Speranza e di interrogazioni in Consiglio Regionale della Sardegna".

La cura per Bruno è un casco in testa e le mani coperte "apparentemente - spiega Testa - non perché pericoloso verso gli altri, ma verso di sé. Io non sono un medico e non spetta a me dare ricette, magari dal sapore semplicistico perché guidate dall'onda emotiva: sono la garante delle persone private della libertà personale e proprio di persone, di singoli casi ho il dovere di occuparmi. Non mi rassegno, non posso accettare che una persona malata venga sottoposta a un trattamento che appare più vicino al concetto di tortura che a quello di cura. Non è però tempo dell'indignazione ma della concreta e rapida azione di tutti gli attori istituzionali che possano dare un contributo a cambiare questa situazione. Questa è una sorta di appello: dobbiamo farlo per Bruno e per tutti gli altri Bruno". (Sib/Adnkronos)

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