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L’Associazione “Eleonora d’Arborea” di Pesaro presenta i “Canti di Sardegna. L’anima del popolo sardo” di Giulio Fara


	La foto di copertina del libro "Canti di Sardegna" di Giulio Fara, appena ripubblicato da Carlo Delfino editore
La foto di copertina del libro "Canti di Sardegna" di Giulio Fara, appena ripubblicato da Carlo Delfino editore

A cento anni dalla sua prima pubblicazione, il libro torna di attualità nella città delle Marche dove l’etnomusicologo cagliaritano insegnò Estetica

05 maggio 2023
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Pesaro Verrà presentato lunedì prossimo, 8 maggio 2023, alle ore 18, nella Biblioteca Vittorio Bobbato (Galleria dei Fonditori 64) di Pesaro, il libro di Giulio Fara “Canti di Sardegna. L’anima del popolo sardo”, promosso dall'Associazione sarda “Eleonora d'Arborea”. A 100 anni della sua pubblicazione, il libro viene ora ristampato dall’editore Carlo Delfino. A raccontare la straordinaria opera di Giulio Fara (dal 1923 al 1949, docente di Estetica, bibliotecario e segretario tecnico al Liceo musicale “Rossini” di Pesaro) Myriam Quaquero, curatrice del volume insieme a Marco Lutzu. Studioso poliedrico e ricercatore appassionato della storia della musica italiana, Giulio Fara è oggi ricordato soprattutto per il suo lavoro di valorizzazione della “musica del popolo”, a cui dedicò molti saggi su varie riviste musicali di rilievo nazionale. Pioniere dell’etnomusicologia in Italia, coniò per la prima volta il termine di “etnofonia”. Al centro dei suoi studi le pratiche vocali e strumentali usate nell’isola, nonché ricerche sugli strumenti musicali sardi più antichi come le launeddas o su sulitu (flauto di canna).

Antologia dalla veste sontuosa, frutto di una collaborazione con l’editore Ricordi, “Canti di Sardegna. L’anima del popolo sardo”, compendia trentasette melodie selezionate da Giulio Fara per rappresentare l’intera Isola. Nelle sue oltre 200 pagine, l’opera riporta testi e spartiti di motivi tradizionali sardi che ripercorrono il ciclo della vita, dalla nascita alla morte, accompagnati da dodici splendide xilografie del pittore romano Virgilio Simonetti che illustrano usi e costumi sardi legati al mondo della musica. Se la melodia «… è rimasta sempre pura, integra e quale il popolo sardo l’ha espressa», del tutto originali sono invece le parti pianistiche proposte dal Fara con lo scopo di avvolgere le melodie «per mettere solo in rilievo il carattere psicologico del canto, …l’ambiente in cui esso è solito vibrare, …tutta la cornice ambientale che suole far accompagnamento e senza il quale il canto non sembra più lo stesso». Giulio Fara continuerà fino alla sua morte la collaborazione con il Conservatorio di Pesaro, con una parentesi nel 1943 quando subì una temporanea radiazione dal ruolo per la sua opposizione al regime fascista al quale decise di non aderire neppure formalmente.

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