Cavallette, invasione totale: 18mila ettari sono già infestati
Già trattati 2.200 punti critici ma si allarga il fronte dell’emergenza. Solina, Laore: «Facciamo il possibile ma serve calma e collaborazione»
Sassari La parola d’ordine è una: calma. Più facile a dirsi che a farsi, considerata l’emergenza causata dall’invasione delle cavallette che, invece di rallentare, sembra destinata a peggiorare. Perché le stime degli esperti prevedevano in circa 7mila ettari l’estensione massima del territorio interessato dalla schiusa delle uova delle cavallette. La realtà, poi, ha ridefinito i confini portando la stima a 18mila ettari. In altri termini, è come se le cavallette utilizzassero come incubatrice quasi 26mila campi da calcio. Una situazione che complica i piani di Laore, l’agenzia regionale che si occupa dell'attuazione dei programmi in campo agricolo e dello sviluppo rurale che, tramite il suo commissario, Gerolamo Solina, predica tranquillità: «I monitoraggi continuano ma dobbiamo evitare ogni allarmismo e cercare di chiarire perlomeno i punti fondamentali. L’agenzia sta lavorando e lo dimostrano i 2.220 punti trattati con le disinfestazioni che – aggiunge Solina – però vogliono dire che gli interventi sono stati almeno 6mila». Perché tra le novità di questa stagione c’è anche la differita nella schiusa delle uova: «Cioè accade che una schiusa possa avvenire anche in un terreno già trattato in precedenza – continua il commissario Solina –. Una cosa che capita anche perché i prodotti che possiamo utilizzare sono quelli a basso impatto ambientale, che non creano problemi al terreno e che quindi hanno ottenuto io vaglio dell’Unione ma che, proprio per questo motivo non possono essere efficaci come potrebbe esserlo il fuoco».
Che sarebbe la soluzione ideale ma che non può essere utilizzato perché per gestirlo sarebbero necessarie risorse enormi, anche in termine di manodopera, e perché il terreno è uno dei problemi più grossi nella lotta alle cavallette: «Parliamo di terreni non coltivati, abbandonati o, al contrario, sovra pascolati. Tutte caratteristiche che rappresentano l’humus ideale per la deposizione delle uova delle cavallette – continua Gerolamo Solina – perché se i terreni non vengono lavorati, le uova possono maturare senza intoppi. In questo non ci aiuta la politica agricola comune (Pac, ndr) che paga contributi agli agricoltori che lasciano i terreni a riposo. Poi capita che si debbano spostare le arnie, dirottare le greggi che di certo non possono pascolare su terreni trattati per distruggere le uova delle cavallette. È un lavoro lungo e complicato che è stato raccontato molto bene dalla documentazione fotografica prodotta di recente dal sindaco di Ottana che ha dimostrato lo stato di abbandono del territorio in questione». Le cavallette, però, sono un avversario da affrontare e da sconfiggere: «Con i mezzi che abbiamo a disposizione e cioè con le squadre che percorrono a piedi terreni vastissimi seguendo le coordinate che disegnano i “quadrati”di terreno da indagare. Sono centinaia di persone che battono il territorio e, quando individuano le aree infestate, che si tratti di uova o larve, segnano la geolocalizzazione sulla mappa che prelude all’intervento delle squadre di disinfestazione», dice ancora il commissario di Laore. E se definire il presente è complicato, per immaginare il futuro servirebbe la sfera di cristallo. Anche se un primo passaggio è già in archivio: «Tensioni con l’università di Sassari? Ci sono stati alcuni malintesi ormai superati, in futuro lavoreremo ancora insieme senza alcun problema. Intanto chiederemo la deroga all’Unione europea in modo da poter operare nei terreni fermati dalla Pac senza che vengano meno i contributi per gli agricoltori, con cui speriamo di poter lavorare, e con gli allevatori, di cui capiamo le esigenze, per questo attiveremo ristori e sostegni per l’acquisto di fieno e foraggio destinato a chi non potrà utilizzare i pascoli a causa delle cavallette», conclude Solina.
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