Lucia Giovanelli: «Un Dipartimento sempre più internazionale e attento all’innovazione»
La direttrice di Scienze economiche e aziendali: "Guardiamo alle professioni del futuro"
Perché studiare economia? E ancora: perché studiarla a Sassari? La Nuova lo ha chiesto a Lucia Giovanelli, dal 2020 direttrice del DiSea.
L’economia è una vocazione?
«Sicuramente ci sono giovani che hanno una particolare predisposizione per le materie insegnate nei corsi del DiSea e che decidono di iscriversi da noi senza troppe esitazioni. Ci sono studenti che manifestano da subito una passione per i temi economici, per altri l’interesse emerge grazie agli studi. Ma capita anche – ed è normale – che i giovani si iscrivano all’università sentendosi molto confusi, senza sapere “cosa fare da grandi”. Non devono affatto preoccuparsi. Come ateneo e come dipartimento, anche coinvolgendo l’Associazione degli studenti, cerchiamo di svolgere un’attività di orientamento, per aiutarli a scegliere».
I ragazzi e ancor di più le famiglie pensano anche al “dopo”, alla possibilità di trovare un lavoro ben remunerato.
Secondo una nostra rielaborazione di dati nazionali aggregati della Banca d’Italia, Economia – insieme a Ingegneria e Giurisprudenza – è al vertice per reddito individuale nella fascia di età 30/49 anni».
Ci sono selezioni da superare?
«No. I corsi sono ad accesso libero. Per l’iscrizione viene svolto un test d’ingresso per accertare le conoscenze di matematica di base, logica e comprensione verbale».
I risultati cambiano a seconda delle scuole di provenienza?
«Le nostre analisi sui risultati del test di accesso non evidenziano differenze significative».
Avere “talento” per l’economia significa avere una predisposizione per la matematica?
«Per la matematica servono solo competenze di base. Studiare al DiSea significa sapersi confrontare con una pluralità di discipline: aziendali, economiche, quantitativo-statistiche, giuridiche, sociologiche e della comunicazione, informatiche, oltre alle lingue straniere».
Passiamo a quel che succede dopo l’iscrizione. Misurate i tassi di abbandono?
«I dati più recenti del Ministero dell’Università (Mur) evidenziano in Italia un aumento del tasso di abbandono universitario. Va rilevato che, soprattutto oggi, probabilmente i ragazzi lasciano gli studi anche per motivazioni economiche. Nel nostro caso gli abbandoni sono un fenomeno più frequente nella triennale, dove comunque solo il 15-20% lascia entro un anno dall'immatricolazione. Nelle magistrali, per l’esperienza maturata e per una maggiore motivazione, il tasso di abbandono è inferiore».
Il Covid ha imposto cambiamenti nella didattica che poi sono diventati permanenti?
«La pandemia ci ha costretto a inventare nuovi metodi e ad acquisire nuove competenze con rapidità, accelerando processi di cambiamento organizzativo e di potenziamento delle infrastrutture tecnologiche. Stiamo facendo tesoro di questo “shock digitale” che dobbiamo governare sempre meglio. Un esempio è l’adesione al progetto di formazione a distanza “Pa110 e Lode”. Nelle linee di sviluppo 2023-2027 si prevede di potenziare qualitativamente la didattica multimediale, integrandola con quella convenzionale».
Sono sempre più importanti i percorsi internazionali e la formazione di studenti che siano davvero cittadini del mondo.
«L’apertura internazionale è fondamentale. Da tempo favoriamo il più possibile le attività nei progetti di mobilità, quali Erasmus e Ulisse. Si è aggiunta, in tempi più recenti, la traiettoria di internazionalizzazione dei corsi di studio e del dottorato di ricerca, che richiede uno sforzo organizzativo ma che attrae studenti da Paesi europei ed extra-europei, rendendo il DiSea un contesto di studio inclusivo e aperto al confronto internazionale. In particolare, offriamo la laurea magistrale in Innovation Management for Sustainable Tourism, erogata in inglese nella sede di Olbia, e un curriculum, Economic Intelligence, della laurea magistrale in Economia. Nell’ambito di queste magistrali e del dottorato sono attivi alcuni double degree, cioè doppi titoli di laurea, con università straniere».
Quanti sono i laureati ogni anno?
«Circa 300 per anno solare, di cui due terzi triennali e un terzo magistrali».
Economia è una facoltà relativamente nuova nell’Università di Sassari, nasce nel 1991. Quanto è cresciuta in termini di prestigio, orgoglio, senso di appartenenza? E quale legame si è creato con la città?
«La Facoltà di Economia quando è nata era a Serra Secca, un po’ lontana dal centro nevralgico della città. Solo nel 2010 si è trasferita nel cuore di Sassari, nell’attuale sede di via Muroni, vicina agli altri dipartimenti, alla sede dell’Ateneo, ma soprattutto alla Biblioteca Pigliaru, che eroga un servizio fondamentale per studenti e ricercatori. In questi anni è aumentato in modo significativo il numero di docenti e di personale tecnico amministrativo. Essere stati premiati per due volte consecutive come Dipartimento di eccellenza dal Mur ha favorito lo spirito di gruppo e accresciuto per tutti l’orgoglio di lavorare al DiSea»
Avete ottenuto la qualifica di Dipartimento di eccellenza la prima volta nel 2018, ma ripetersi è la parte più difficile, come nello sport. Voi ci siete riusciti.
«Sì. Quando il Mur ha lanciato la prima volta il programma di eccellenza, il DiSea – in virtù della valutazione della qualità delle pubblicazioni scientifiche dei docenti fatta dall’Agenzia nazionale di valutazione – è risultato tra i 180 dipartimenti di eccellenza in Italia. Ciò ha consentito di presentare il progetto di sviluppo 2018-2022, valutato positivamente dal Mur che ha erogato al DiSea circa 6 milioni di euro».
La seconda volta com’è andata?
«Abbiamo anzitutto dimostrato di aver raggiunto gli obiettivi programmati per il periodo 2018-2022, nonostante le difficoltà legate alla pandemia. Questa era la prima condizione per partecipare. La seconda era di essere di nuovo nella lista dei migliori per qualità della ricerca nel periodo 2015-2019. A questo punto abbiamo potuto presentare il progetto di sviluppo 2023-2027 che è stato premiato con l’attribuzione di ulteriori 6 milioni di euro».
Grazie a questi risultati Sassari è diventata più attraente in quella che potremmo definire la “campagna acquisti” dei docenti?
«Di sicuro il DiSea è un luogo interessante dove lavorare per docenti e personale amministrativo. Negli anni sono aumentati i professori di ruolo, ordinari e associati, e sono stati reclutati giovani ricercatori. Grazie agli investimenti che faremo per realizzare il progetto di sviluppo aspiriamo ad attrarre sempre più personale di qualità, motivato a operare nel nostro Dipartimento nonostante le difficoltà legate all’insularità».
Dal territorio che richieste arrivano? Le aziende sarde quanto parlano con voi?
«Ci confrontiamo con i diversi portatori di interessi, tra cui le aziende, nella definizione dell’offerta formativa e durante le diverse attività di “terza missione”. Le imprese con cui abbiamo relazioni o convenzioni di stage – indicativamente 240 – talvolta ci chiedono di segnalare ragazzi con particolari competenze per un colloquio finalizzato all’inserimento lavorativo, agevolato dagli stage, che sono una grande occasione per gli studenti di conoscere contesti operativi e per le aziende e gli enti di individuare giovani con potenzialità. Dovremo pensare sempre di più alle professioni emergenti sul mercato».
In che senso?
«Quando si pensa alle lauree del DiSea il riferimento è in prevalenza a professioni della tradizione, come il dottore commercialista, il revisore, il direttore della finanza o del marketing, il consulente e l’analista economico e via elencando. In realtà ci sono tante professioni emergenti e interessanti che meritano attenzione, anche nei percorsi post laurea. Tra i nostri laureati abbiamo responsabili dell’employer development nelle big companies digitali, digital project managers che si occupano della trasformazione digitale di aziende e istituzioni internazionali, giovani che hanno creato start up intorno all’idea di applicazioni digitali innovative. Sono davvero tanti gli esempi che potrei fare».
Abbiamo parlato soprattutto di aziende private. I vostri studenti guardano anche a percorsi di lavoro nella pubblica amministrazione?
«Assolutamente sì. Le amministrazioni pubbliche rappresentano un bacino rilevante per l’inserimento lavorativo dei nostri laureati».
Quale percentuale dei laureati triennali completa poi la magistrale, a Sassari o altrove?
«Conosciamo i dati dei nostri laureati che continuano il percorso magistrale a Sassari. Evidenziano un trend in riduzione, probabilmente anche per la naturale aspirazione degli studenti a fare esperienze di vita in altri contesti, in Italia e all’estero. Per questo proponiamo percorsi double degree, per dare la possibilità di iscriversi a Sassari e studiare per un periodo, che può arrivare fino ad un anno, presso un altro ateneo per conseguire due titoli di laurea».
Negli ultimi tempi, un po’ in tutta Italia, molti studenti si sono lamentati pubblicamente di un mondo universitario considerato troppo competitivo e logorante. Al riguardo si può immaginare che Economia – per l’ambiente lavorativo a cui prepara – risulti più stressante di altre discipline.
«Questa tematica emergente nella società è molto importante e ritengo fondamentale parlarne. Non credo tuttavia che i corsi di studio del nostro dipartimento risultino più stressanti di altri. È importante costruire alleanze più intense tra docenti e studenti e favorire il confronto per dar vita ad ambienti adatti alla crescita personale e professionale dei giovani».
C’è una forma di supporto psicologico agli studenti?
«C’è il servizio di ateneo di sostegno psicologico, che è attivabile dagli studenti, così come c’è un servizio per i ragazzi disabili e con disturbi specifici dell’apprendimento. In Ateneo e in Dipartimento si presta molta attenzione a questi temi».
Per lo studente quanto conta il voto di laurea, triennale o magistrale, in vista di ciò che vorrà fare dopo?
«Il voto è importante, ma non è tutto. Credo che conti la tempestività nel conseguimento del titolo, ma soprattutto la capacità dei giovani di valorizzare le proprie specificità».
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