Mattone, tv, calcio e potere, con Silvio Berlusconi finisce un’epoca
Da Milano 2 a Canale 5, dal Milan a Forza Italia: le mille vite del Cavaliere. Quattro volte a Palazzo Chigi, la decadenza dal Senato e il sogno del Quirinale
Sassari Poco più di un anno fa ambiva alla presidenza della Repubblica. In realtà non c’è mai stata alcuna possibilità che potesse essere eletto, glielo avevano fatto credere i suoi, perché per lui il Quirinale rappresentava il suggello di una vita unica, di un cursus honorum iniziato sulle navi da crociera come cantante per arrivare ai piani più alti della politica mondiale. Nel mezzo l’edilizia, Dell’Utri, Milano 2, la P2, Canale 5, Mike Bongiorno, Dallas, Drive in, Craxi, il Milan, la Standa, Forza Italia, Bossi, Fini, Putin, Veronica Lario, il Bunga Bunga, i processi, Sarkozy, Merkel, le gaffe, le battutacce, i figli, la quasi moglie. Una storia senza eguali che ha attraversato sei decenni della vita del nostro Paese. Una storia italiana, parafrasando il titolo di un libro che inviò a tutti gli italiani in vista delle elezioni 2001, in cui il rispetto delle regole era un’eccezione, a meno che a farle non fosse lui stesso (o qualcun altro per lui). Silvio Berlusconi è morto ieri alle 9.30 all’ospedale San Raffaele di Milano: era ricoverato per accertamenti legati alla leucemia mielomonocitica cronica di cui soffriva da tempo. Aveva 86 anni.
Gli inizi Figlio di un bancario e una casalinga, scuole dai Salesiani, laurea in Giurisprudenza, da ragazzo si arrangia come può: cantante sulle navi da crociera con l’inseparabile Fedele Confalonieri, ma anche con Paolo Villaggio e Fabrizio De André, venditore porta a porta di scope elettriche. Grazie a una fideiussione del banchiere dell’istituto in cui il padre lavora compra un terreno a Milano. Sarà il primo acquisto immobiliare, la prima mattonella di un impero, l’Edilnord, che culminerà nella realizzazione di Milano 2, la cittadella nel comune di Segrate che, grazie alla presenza di un sistema tv via cavo, sarà anche il primo palcoscenico della futura Canale 5. Sarà grazie a questa operazione - su cui però restano ombre per i legami con Cosa Nostra - che il presidente della Repubblica Giovanni Leone conferirà a Berlusconi l’onorificenza di cavaliere della Repubblica. E per tutti diventerà il Cavaliere.
Televisione Da Milano 2 Berlusconi vira verso il mondo della tv. La Corte costituzionale ha appena aperto all’editoria privata per trasmettere via etere e lui subito acquista la già esistente Telemilano. I primi volti saranno gli esordienti Claudio Cecchetto, Barbara D’Urso, Massimo Boldi, ma la vera svolta è l’arrivo di Mike Bongiorno, che, racconterà più volte, verrà coperto d’oro da Berlusconi per lasciare la Rai. Nasce anche Publitalia 80 per la raccolta pubblicitaria. In quel momento la legge non permette a una tv privata di trasmettere a livello nazionale, ma Berlusconi trova il sistema per aggirare la norma: fa un accordo con una cinquantina di emittenti di tutta Italia che mandano in onda tutte insieme i programmi di quella che nel frattempo diventa Canale 5. Berlusconi acquista i diritti del Mundialito, scippa alla Rai altri big come Corrado, Mondaini e Vianello, la Goggi, Sabani (e più avanti anche Baudo e la Carrà, conquistata con un camion di azalee), ma sarà soprattutto la serie Dallas a decretare il successo di Canale 5. Alla rete ammiraglia del Biscione si aggiungono poi Italia 1, acquistata da Rusconi, e Rete 4 (con il Costanzo show annesso), che era di Mondadori. Ma tre pretori oscurano le tre reti per violazione di legge - siamo nel 1984 - e in soccorso di Berlusconi arriva il presidente del Consiglio Bettino Craxi, amico personale, che con un decreto salva la Fininvest. Il provvedimento verrà reiterato per 6 anni fino al 1990, quando viene approvata la legge Mammì, che di fatto fotografa l’esistente, lasciando a Berlusconi i tre canali. Una legge che sconquasserà il governo Andreotti con le dimissioni di 5 ministri, tra cui l’attuale presidente Sergio Mattarella.
Politica Silvio Berlusconi è uno degli uomini più potenti e più ricchi d’Italia. La televisione, ma non solo. Compra il moribondo Milan, con cui vincerà 8 scudetti e 5 Coppe dei campioni. Si prende la Standa e la trasforma nella “casa degli italiani”. Combatterà la guerra di Segrate per prendersi la Mondadori. In questo ha sempre al suo fianco una certa parte politica, il Psi di Craxi e mezza Dc. Con il crollo della Prima repubblica il Cavaliere sente venire meno il suo sostegno politico e inizia così a lavorare a un progetto suo. Un partito-azienda che ha le sue basi nella sua Publitalia. Nel 1993, quando Forza Italia è ormai cosa fatta, annuncia il voto per Gianfranco Fini, ai tempi segretario del Msi, a sindaco di Roma contro Rutelli. Con lo sdoganamento della destra inizia così la sua avventura politica: tre vittorie elettorali, quattro governi e due sconfitte, sempre per mano di Romano Prodi. Il primo governo Berlusconi, nel 1994, dura pochi mesi per la defezione della Lega di Umberto Bossi, che ai tempi si schiera con i magistrati nella guerra con il Pool di Mani pulite. Durissimi gli scontri con l’allora presidente Scalfaro. Il ritorno a Palazzo Chigi nel 2001 con una vittoria schiacciante, il governo più lungo della storia della Repubblica su cui pesa una delle pagine più buie della storia repubblicana, il G8 di Genova. Le Torri gemelle sconvolgono il mondo, l’Italia segue l’America nella guerra in Iraq nonostante la contrarietà della popolazione e le perplessità del presidente Ciampi. Nel 2006 al governo arriva Prodi, ma durerà solo due anni. Berlusconi vince di nuovo contro il Pd di Veltroni. Ma sarà una legislatura difficile: la rottura con Fini balcanizzerà il centrodestra e quella con la moglie Veronica dopo lo scoppio dello scandalo su Noemi Letizia appannerà la sua immagine. Il primo di una serie di scandali, da Ruby al Bunga Bunga, dalle Olgettine alle “cene eleganti”, che avranno strascichi politici e giudiziari. Ma a pesare in quel momento è soprattutto la situazione economica del Paese. Il sorrisino di Sarkozy e Merkel sulla loro fiducia in Berlusconi è di fatto la pietra tombale sul suo governo, che, complice il pressing del presidente Napolitano, si dimette nel novembre 2011 e Berlusconi lascia Palazzo Chigi tra i fischi e le urla.
Il tramonto Il Cavaliere non tornerà più al governo. Nel 2013 sarà rieletto al Senato, ma pochi mesi dopo sarà condannato in via definitiva per frode fiscale. La legge Severino impone la sua decadenza da senatore, sarà affidato ai servizi sociali per un anno. Ma non solo. Viene decretata l’interdizione dai pubblici uffici per due anni e la sua incandidabilità. Non potrà più fregiarsi del titolo di Cavaliere. È il tramonto, la fine di un’era. Ma quasi a sorpresa nel 2018 il Tribunale di sorveglianza lo riabilita. Viene eletto alle Europee, ma la rivincita se la prende nel 2023, quando può rientrare a Palazzo Madama da senatore. Una piccola rivalsa che, però, viene rovinata dagli scontri nel centrodestra, dove ormai comandano Meloni e Salvini, e lui in questi ultimi suoi mesi di vita, a malincuore, non ha potuto che prenderne atto.
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