I familiari delle vittime Moby Prince: «Siamo qui perché vogliamo la verità»
Sit-in pacifico davanti alla banchina dell’Isola Bianca per presidiare l’imbarco
Olbia Una delegazione dei familiari delle vittime uccise dal rogo mortale della Moby Prince ha manifestato all’esterno del molo dove da ieri mattina è ormeggiata la Moby Fantasy. Arrivati da varie parti dell’isola a presidiare l’ingresso per gli imbarchi, avevano le maglie rosse con la scritta “Io sono 141”, per le 140 vittime della tragedia della Moby Prince, avvenuta il 10 aprile del 1991. Sono rimasti in silenzio nel porto, ma hanno comunque fatto sentire le loro voci. «Noi siamo i portatori di una piccola luce, quella della tenacia e costanza sulla verità, io passerò il testimone a mio figlio e per eredità glielo scriverò che dovrà passare a sua volta questa speranza ai suoi figli, perché sono morte 140 persone, ma non morirà mai la ricerca da parte nostra della verità» scandisce con pacatezza ma emozione Pino Cossu, che perse nove familiari della moglie Claudia Saccaro, che si trovavano a bordo della nave, diretti in Sardegna, proprio per partecipare al loro matrimonio. «Stiamo aspettando da tanto tempo, almeno un minimo di verità la vorremmo, direi che ci spetta di diritto, sono 32 anni che aspettiamo ma abbiamo comunque fiducia nella Commissione d’inchiesta» spiega Giampaolo Canu, abbracciato alla moglie, che nella tragedia della Moby Prince aveva perso il fratello.
I familiari delle persone morte sulla Moby Prince contestano il silenzio calato negli anni sulla tragedia che il 10 aprile del 1991 si consumò a bordo della nave partita dal porto di Livorno dove, dopo una collisione con la petroliera Agip Abruzzo, persero la vita 140 persone tra passeggeri ed equipaggio. Ne sono convinti i familiari delle vittime, che insoddisfatti della verità sinora emersa nelle sedi giudiziarie, proprio ieri hanno manifestato pacificamente sulla banchina dell’Isola Bianca per sottolineare quelle che a loro avviso sono le tante anomalie nella ricostruzione dei fatti e i dubbi emersi durante le indagini, sia delle Procure sia parlamentari. Nei giorni scorsi una interpellanza del gruppo “Liberi” del Consiglio comunale di Olbia ha fatto emergere la vicenda delle cartoline simboliche, indirizzate alle persone che trovarono la morte in quella strage ancora senza verità, che sarebbero arrivate in città lo scorso anno, all’indomani del trentunesimo anniversario della strage, datata 10 aprile 1991. Dovevano diventare protagoniste di una esposizione al museo archeologico di Olbia e avrebbero dovuto essere 140, come il numero delle persone che trovarono la morte sul traghetto Moby Prince quando entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, davanti al porto di Livorno. Morirono 65 marittimi e 75 passeggeri, tra cui molti sardi. Le cartoline, secondo la versione dell’opposizione in Consiglio comunale, sarebbero dovute diventare simbolo di una tragedia che chiede giustizia. Una iniziativa originale, simbolica, ma dal significato emotivo profondo, promossa dall’associazione culturale livornese “Effetto collaterale”, che ha chiesto al Comune di Olbia di attivarsi affinché venga realizzata una mostra. (g.m.)
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