I video idioti e la morte: ribelliamoci al dominio dei like
La cosa che fa più paura è l’incredibile impennata di “seguaci” social che il collettivo di youtuber ha raccolto dopo tanta spregevole pubblicità. Dito puntato contro i meccanismi di arricchimento attraverso le piattaforme social
I Borderline, 4 youtuber ventenni, ci hanno provato in tutti i modi a diventare famosi, a sfondare con i loro video idioti, finché ci sono riusciti. La loro ridicola e insaziabile fame di fama li ha resi in un attimo famigerati, berlina italiana di una categoria giovanile drogata di “mi piace”, di like intesi come dimensione del successo moderno riservato a fenomeni umani furbi e vincenti. Doveva essere un gioco, dicono, una sfida di 50 ore a bordo di un suv Lamborghini noleggiato per l’occasione, ed è finita con la morte di Manuel, un bimbo di 5 anni. Ma la verità è che non si è mai trattato di un gioco fatto tanto per divertirsi e divertire: la goliardia esagerata, le battutine, la ricchezza affittata, la spacconeria, non sono altro che una pantomima di bassa lega, un’esca studiata per attirare menti immature, ragazzini più che altro, abbagliati dai nuovi idoli di cartapesta ridenti e vuoti. Soldi facili, è la parola d’ordine. I 4 esemplari di de-generazione youtuber non hanno niente di originale, di trasgressivo, di simpatico o interessante: in pratica, imitano il loro idolo americano, un certo MrBeast, altro furbetto che con dei video di sfide (50 ore in una bara, come sfuggire al proprio killer), ha racimolato oltre 50 milioni di dollari e miliardi di visualizzazioni. I Borderline sono diventati in poco tempo una società Srl con un fatturato da circa 30mila euro al mese nel 2022, un business ricco che si nutre di visualizzazioni, follower pronti a finanziarli e sponsorizzazioni. Parliamo di grosse cifre e di un messaggio chiaro: oggi solo i fessi continuano a studiare e lavorare per guadagnarsi da vivere.
La morte di Manuel non è mai stata un gioco, ma solo una questione di denaro, un affare così florido da spingere gli artefici del delitto stradale, insieme ai genitori, a calpestare il dolore di una famiglia distrutta. «Tranquilli è solo una bravata, andrà tutto bene. Daremo un sacco di soldi alla famiglia», sono state le rassicurazioni di mamma e papà ai loro piccoli campioni subito dopo l’incidente, nel più totale e raccapricciante cinismo. È quasi impossibile non cedere alla rabbia. Possiamo dire che sono dei bastardi, dei decerebrati, degli assassini disagiati proprio come il nome che si sono dati (borderline è un grave disturbo della personalità caratterizzato da instabilità, disregolazione emotiva e sensazione cronica di vuoto), che come gli zombie sono morti dentro e non sanno di esserlo, ma in tutto questo delirio che separa il mondo virtuale dalla realtà concreta annientando ogni forma di empatia e umanità, a farmi più paura è l’incredibile impennata di “seguaci” social che il collettivo di youtuber ha raccolto dopo tanta spregevole pubblicità.
Il guidatore risultato positivo alla cannabis è indagato per omicidio e lesioni stradali, e incuranti di ciò, migliaia di ragazzini vittime di un’attrazione malata non soltanto decidono di “seguire” i 4 famigerati, ma fanno branco per difenderli dall’indignazione generale: «nel mondo accadono cose peggiori della morte di un bambino. È stato un incidente, basta odio contro questi ragazzi». Intanto succede che il loro canale YouTube non è stato oscurato. La politica della piattaforma vieta formalmente i video di sfida, ma nei fatti non vengono rimossi, tanto da diventare virali per mesi. Questo perché: più visualizzano e più guadagnano dalle inserzioni, e più guadagna Google che intasca la bellezza del 50% sulle entrate pubblicitarie.
La morte di Manuel, a distanza di giorni, continua a essere una becera questione di soldi. L’unico modo per scardinare il sistema è togliere la possibilità di monetizzare la propria idiozia attraverso i social. Urgono decisioni dall’alto chiare e clamorose. La dittatura dei like deve finire.
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