Mario Puddu: «Forse ora amministrare sarà un po’ più semplice»
Il sindaco di Assemini, condannato e poi assolto
Sassari Mario Puddu, lei incarna l’esempio perfetto dell’amministratore pubblico stroncato da un processo per falso in bilancio, condannato in primo grado e poi assolto in Appello e in Cassazione. Come si sente ora?
«Mi sento come uno che da una settimana ha vinto il ballottaggio ed è stato rieletto sindaco della sua città. Devo essere sincero, sto pensando soprattutto alle tante cose che ho in mente per Assemini».
Nel 2018 il M5s era al 42%; nel 2019 sarebbe stato il candidato governatore del Movimento, con buone probabilità di successo. Senza l’accusa di abuso d’ufficio la sua carriera politica sarebbe andata diversamente.
«Mi sono dimesso dopo la condanna in primo grado e mi sarei dimesso comunque: non avrei mai affrontato una campagna elettorale da governatore con una condanna, anche se solo in primo grado. Sarebbe andato contro i miei principi».
L’Appello e la Cassazione le hanno dato ragione, anche sulla base delle modifiche alla norma apportate da Conte nel decreto Semplificazioni del 2020. È tornato a fare politica per rivincita personale?
«No, non è il momento delle rivincite. La passione politica non si è mai affievolita nonostante l’amarezza e le delusioni. E questo anche grazie alla solidarietà che ho ricevuto dalle persone comuni. La mia carriera politica sarebbe anche potuta finire lì, ma tutti questi anni di riposo forzato mi hanno dato tante energie. Non nascondo che, dopo il sollievo per le due sentenze di assoluzione, avere messo su una forza politica in grado di guidare Assemini rappresenta una grande soddisfazione».
Il colpo di spugna dato sul reato di abuso d’ufficio sta spaccando in due il Paese. È abbastanza scontato immaginarla dalla parte “garantista” della barricata.
«Non sono per l’impunità e non sono diventato ipergarantista, così come prima, tra l’altro, non ero un forcaiolo. Ma con certe norme era davvero impossibile amministrare: a certe condizioni amministrino direttamente i giudici».
In che senso?
«La mia vicenda personale rappresenta un esempio abbastanza chiaro. Io sono l'esempio lampante di quella che era una struttura penale che penalizzava in maniera eccessiva il lavoro dei sindaci. Non garantiva certezze e dava troppa libera interpretazione ai giudici».
Cosa fece per venire accusato di abuso d’ufficio?
«C’è un antefatto: io modificai la pianta organica sostituendo un D3 con un D1, venni portato in tribunale e venni prosciolto. Un anno dopo sostituii un D1 con un D1, sempre in accordo col segretario generale del comune, e sulla base di questo finii a processo prendendomi la condanna in primo grado. Ecco, allora dico questo: se un sindaco non può neppure decidere la pianta organica dei propri uffici, tra l’altro sempre con la firma di un dirigente, allora i giudici vengano direttamente in comune e amministrino loro».
È chiaro che una qualche forma di controllo deve pur esserci.
«Il sindaco o l’amministratore pubblico non deve essere una figura al di sopra della legge, ci mancherebbe. Io non sono un giurista, sono un ingegnere e un sindaco, non mi sento di partecipare a questa querelle tra garantisti e forcaioli. Ma mi pare che il nostro ordinamento già preveda valide forme di controllo».
Perché la norma che sta per essere cancellata faceva paura ai sindaci, come hanno detto in molti?
«Secondo me la norma così come era pensata non permetteva ai primi cittadini di amministrare con serenità. In tutto questo, però, già prima della riforma del 2020, che non aveva finito di completare l'opera, ci sono comunque stati 4mila casi di rinvii a giudizio per amministratori pubblici, e solo 18 di questi hanno portato alla condanna».
Si sta andando nella direzione giusta?
«È importante avere sollevato il problema e avere continuato l’opera di snellimento dei vincoli iniziata da Conte. Ora sta proprio ai giuristi trovare il giusto equilibrio tra l’esigenza di poter amministrare e quella di esercitare un giusto controllo. Senza dimenticare le intercettazioni: anche in questo caso, al netto di fatti chiari ed evidenti, secondo me serve maggiore prudenza per evitare che qualcuno finisca in prima pagina per questioni che non hanno nulla a che fare con un’inchiesta».
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