Il pilota Garau che salvò un giapponese: a Thiesi i ricordi nell’antica casa di famiglia
Il valoroso aviatore di origini nobili che partecipò alle due guerre mondiali. L’abitazione conserva foto e documenti. La figlia: «Vorrei farci un museo»
Inviato a Thiesi Tra le robuste mura di questa nobile casa non prende neanche il telefono. Forse è meglio così. Di moderno non c’è nemmeno uno spillo e anche il suono di una notifica di Whatsapp rischierebbe di rompere il fragile incantesimo del tempo che si è fermato. Il presente resta alla porta, dentro c’è spazio solo per il passato: nel centro di Thiesi, in una grande abitazione un tempo vissuta da gente che contava, ruota su se stesso un enorme e disordinato vortice fatto di carte, foto, ritratti, mobili, stemmi araldici e oggetti di vita quotidiana. Tutto di una volta, tutto perfettamente conservato. Ed è da questa confusione dei ricordi accatastati che emerge chiara la storia di uomo: si tratta di Giuseppe Garau, nobiluomo classe 1896, asso dell’aeronautica militare che ha combattuto due guerre mondiali. Nel suo armadio ci sono ancora le uniformi con i gradi e sparse sui mobili addirittura qualche bandierina tricolore con lo stemma sabaudo. In una parete sono appesi due ricami dallo stile e dai caratteri orientali. Pare che a spedirli fino a Thiesi, una settantina di anni fa, sia stato un pilota giapponese salvato da Garau dopo un incidente aereo. Insomma, una miniera di memorie e di cimeli che non può andare perduta. Per questo Teresa Garau, figlia di Giuseppe e maestra in pensione, coltiva da qualche tempo il sogno di mettere a disposizione della comunità thiesina gran parte degli oggetti e dei documenti conservati dentro la storica casa di famiglia. «La mia idea è quella di un piccolo museo – dice Teresa –. Un luogo dove possano essere raccolte anche le storie degli altri thiesini che hanno partecipato alle guerre mondiali».
La casa museo L’antico e grande edificio, che si trova in via Vittorio Emanuele, è conosciuto come casa Garau Grondona. Una parte, che la famiglia ha messo a disposizione della pro loco, ha già ospitato diverse esposizioni. Un’altra ala, invece, non è abitata e conserva ancora una montagna di oggetti appartenuti soprattutto a Giuseppe Garau. Un militare dell’aeronautica, infine fregiato del grado onorifico di colonnello, che era discendente diretto di persone importanti e di una serie di intrecci nobiliari. Il bisnonno era per esempio Raimondo Garau, nato nel 1767 ad Arbus, giurista di fama e senatore del regno di Sardegna. Nella casa di Thiesi esiste ancora un suo ritratto dipinto. Invece Teresa Garau, nata nel 1944, non abita più qui da quando era ragazza ma torna spesso in paese. E ogni tanto si perde tra volti, fogli e ricordi con un gran desiderio di condividere con altri questo mega archivio di famiglia. «Pubblico qualche foto anche sui gruppi Facebook di storia militare – racconta –. Ma c’è talmente tanto materiale che spesso non so dove mettere le mani». Dunque l’idea di realizzare un qualcosa, magari un museo, uno spazio al servizio della comunità e del suo passato. Però con un paio di paletti. «Non voglio che qualcuno si appropri in maniera sbagliata di tutto questo, è un lavoro che va svolto con rispetto – dice Teresa –. Immagino come un museo che ricordi mio padre. Ma non solo. Penso per esempio a tutte quelle famiglie di Thiesi che hanno avuto un parente che ha fatto la guerra. Se avranno il piacere, qui potranno trovare un luogo dove conservare una traccia, un documento, una fotografia dei loro familiari. Sono storie che vanno raccontate».
L’aviatore Giuseppe Garau, nato a Thiesi nel 1896 e poi scomparso nel 1975, è dunque il grande protagonista della casa di via Vittorio Emanuele. Forte dell’agiatezza della sua famiglia, studiò al Canopoleno di Sassari. Come tanti altri ragazzi partì poi per la prima guerra mondiale, tra l’altro la stessa combattuta da un celebre thiesino, Giuseppe Musinu, uno dei grandi eroi della Brigata Sassari. Il foglio matricolare di Garau è lungo una quindicina di pagine. Venne chiamato alle armi nel novembre del 1915 e l’incontro con il volo avvenne abbastanza presto, dopo un duro periodo in trincea. Nei suoi documenti si legge infatti che il militare di Thiesi frequentava la scuola aviatori a guerra ancora in corso e ottenne il brevetto di pilota militare, ormai da sottotenente, nel dicembre del 1918. Una strada che non avrebbe mai più abbandonato: negli anni successivi Garau divenne un grande esperto del volo e girò così le basi aeronautiche della Sardegna e del resto d’Italia. A Cerveteri, nel Lazio, conobbe per esempio quella che sarebbe diventata sua moglie, Luciana Cancellieri. Fu anche uno dei primi aviatori in assoluto a utilizzare l’allora famoso paracadute Salvator. Durante la seconda guerra mondiale, quando era capitano già da alcuni anni, volò soprattutto nel Mediterraneo. Nel novembre del 1940, per esempio, ricevette la croce di guerra al valor militare per aver partecipato, nell’agosto precedente, al bombardamento delle formazioni navali inglesi nella zona delle Baleari. Dopo l’8 settembre del 1943 diede invece il suo supporto, da militare, alla guerra di liberazione. Perché, nonostante il periodo e il ruolo, Giuseppe Garau non era un fascista. «Mi raccontava che, quando Mussolini annunciò l’ingresso dell’Italia in guerra, non rimase certo contento – ricorda la figlia –. Ai tempi si parlava di una guerra lampo. Mentre gli altri brindavano e festeggiavano, mio padre, forse memore del primo conflitto mondiale che non fu proprio veloce, prevedeva invece un futuro per nulla facile». Finita la guerra, Giuseppe Garau tornò a Thiesi e invecchiò così nel suo paese natale. «Era una persona benvoluta – racconta Teresa –. E per noi fu un padre davvero eccezionale. Era buono e, come aveva imparato in famiglia, era uno che rispettava i lavoratori. Uno dei suoi migliori amici era per esempio comunista».
Cosa rimane Scomparso da quasi mezzo secolo, Garau ha lasciato migliaia di oggetti, documenti e cimeli. Gli album raccolgono centinaia di fotografie scattate durante le due guerre. E poi lettere, pergamene, dipinti, medaglie, onorificenze, bandiere. Addirittura le sue divise da aviatore. A casa Garau Grondona c’è tutto ciò che possa servire per tirare su un museo. A conquistare la scena, nell’angolo di una casa, sono poi i due ricami orientali. «Sono quadri che ho sempre ritenuto giapponesi, ma non è detto che lo siano veramente – racconta Teresa –. In ogni caso un giorno, a metà degli anni Cinquanta, mio padre venne chiamato dal Comune di Thiesi. Gli dissero che era arrivato un pacco per lui. Dentro c’erano i quadri. Mio padre ci raccontò quindi di aver salvato da un aereo in fiamme un giapponese nel periodo della guerra. Altro, però, purtroppo non ricordo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
