La Nuova Sardegna

L’assemblea dei produttori

Vola la valutazione del pecorino romano: 14 euro al chilo, la più alta mai registrata

di Davide Pinna
Vola la valutazione del pecorino romano: 14 euro al chilo, la più alta mai registrata

Gli obiettivi del Consorzio: «Puntiamo sulla qualità e sulla formazione dei giovani». Il presidente Gianni Maoddi: vale la pena investire sul prodotto

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Siamaggiore Sono lontane le settimane convulse della rivolta dei pastori, poco più di quattro anni fa. Ora il pecorino romano, sul mercato della Camera di commercio di Milano, vale 14 euro al chilo, mentre all'epoca era pagato appena 5 euro. Il consorzio che raccoglie i produttori del formaggio più importante del panorama caseario dell'isola ora guarda al Sud-Est asiatico per continuare a crescere e rivolge un appello ai giovani e alla politica, per superare le difficoltà legate al reperimento di manodopera qualificata. «È un momento d'oro» ha affermato Gianni Maoddi, presidente del Consorzio Pecorino Romano, all'assemblea di Siamaggiore che ha ratificato il bilancio consuntivo 2022, chiuso in pareggio.

«La valutazione di 14 euro al chilo è la più alta mai registrata – ha spiegato Maoddi –. Dobbiamo trasmettere serenità, mandare un messaggio sul fatto che vale la pena investire su questo prodotto perché è stato raggiunto un livello di qualità molto alto. Abbiamoridotto la quantità di sale e producendo nuove tipologie come il Pecorino romano di montagna, quello Extra a ridotto contenuto di sale o quello Riserva 14 mesi». Il momento d'oro è certificato dalle quotazioni e l'obiettivo del Consorzio Pecorino Romano è rendere strutturale questa fase favorevole, puntando sul mercato internazionale e sulla formazione dei giovani.

Già adesso, è l'export a trainare il mercato: «I consumi di formaggio, in Italia, sono in calo, anche a causa dell'inflazione, con l'unica eccezione di provola e parmigiano reggiano – ha spiegato Mirko De Vincenzi del Clal, società che analizza il mercato lattiero-caseario europeo –. Le previsioni della Commissione Europea mostrano però prospettive di crescita. Sarà l'export la valvola di sfogo per l'aumento della produzione e in particolare è necessario puntare sul Sud-Est asiatico».

Il Consorzio Pecorino Romano sta facendo la sua parte, con due campagne promozionali in Giappone, che si affiancano a quelle negli Stati Uniti, in Germania e in Svizzera. «Abbiamo il dovere di informare i consumatori sulla qualità dei nostri prodotti e sulla loro sostenibilità, che non è solo ambientale, ma anche economica e sociale» ha affermato il direttore generale del Consorzio Riccardo Pastore.

L'altro elemento di punta della strategia del Consorzio è la formazione: «Gli allevamenti oggi sono imprese e necessitano di forme di gestione manageriali. La formazione crea opportunità di lavoro, grazie a figure relativamente nuove come il tecnologo alimentare o il tecnico casaro, chi si occupa di marketing alimentare o ancora di assicurazione della qualità dei prodotti» ha proseguito Pastore.

Sul tema della formazione è intervenuto anche il direttore della Nuova Giacomo Bedeschi: «Ringrazio il Consorzio, sempre accanto a noi in un progetto importante come La Nuova@Scuola che cerca di orientare i giovani anche verso scelte di formazione e lavorative che possono trovare sbocco nelle nuove figure richieste dal settore lattiero-caseario».

«Il governo è in prima linea nella tutela del marchio contro il mercato del falso» ha ricordato in un video-messaggio il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, mentre l'europarlamentare ed ex titolare del dicastero Paolo De Castro ha sottolineato l'importanza della nuova legislazione europea sulle indicazioni geografiche protette, in corso di approvazione. «Difenderemo il ruolo della Sardegna nella filiera del pecorino romano con le unghie e con i denti» ha annunciato l'assessora regionale all'Agricoltura Valeria Satta che ha promesso tempi rapidi per gli indennizzi alle aziende colpite dalle alluvioni nel Logudoro a fine maggio.

«Eccellenza e qualità vanno di pari passo – ha ricordato il generale Daniele Melis, comandante dei Carabinieri per la Tutela alimentare –. L'agroalimentare vale in Italia il 32 per cento del Pil e va trattato come un'infrastruttura strategica, al pari di autostrade e reti elettriche». C'è anche chi ha sottolineato la necessità di affrontare i problemi strutturali della filiera del latte ovino. «Dobbiamo sederci a parlare del prezzo del latte ora che la situazione è buona, non quando abbiamo l'acqua alla gola» ha affermato Pietro Tandeddu, del sindacato Copagri. Parole simili dal direttore di Legacoop Daniele Caddeo: «Dobbiamo cercare di calmierare il prezzo del latte verso l'alto, senza dimenticarci che potrebbe scendere anora». Un invito all'unità è arrivato dal direttore di Coldiretti Luca Saba: «Abbattiamo i muretti a secco, che spesso stanno nella nostra mente, e lavoriamo insieme per crescere».

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