«Gli ospedali non si toccano»: 2mila in marcia per la salute
Partecipata manifestazione a Cagliari per la difesa della sanità pubblica. Gli organizzatori: «Salviamo le strutture esistenti, stop alla delibera»
Cagliari Mancano i servizi di base, la possibilità di essere curati vicino a casa. E invece lì - e indicano il palazzo della Regione protetto dal cantiere di riqualificazione di via Roma - ragionano in grande: questo ospedale lo eliminiamo, ma poi ne facciamo due qua e poi altri due di là. Nel frattempo? Nel frattempo i pazienti soffrono due volte: per le loro patologie. E, psicologicamente, per la paura che la sanità pubblica non dia le risposte pratiche- cure e medicine- di cui ora hanno bisogno. Nel dettaglio (e nel manifesto): «chiudono reparti ospedalieri, si riducono posti letto, diminuiscono il numero dei medici, infermieri e degli Oss; lunghe liste per le visite specialistiche, la prevenzione è inesistente; medici di medicina generale e pediatri che mancano sul territorio, meno spesa per la sanità pubblica più per quella privata».
Le voci e le proteste sono duemila come i partecipanti alla marcia che ha colorato di giallo, questo il colore della mobilitazione e delle magliette indossate dai manifestanti. Ma la sintesi più o meno è questa: si pensa alle grandi strutture, ma i grandi problemi di ogni giorno sono ancora lì, in cerca di una soluzione.
«La sanità pubblica – urla il portavoce del comitati organizzatori della protesta Francesco Carta – sta andando a rotoli grazie a chi sta portando avanti politiche che dovrebbero invece andare in difesa dei pazienti sia a livello nazionale e regionale. La proposta di smantellare i grandi ospedali esistenti a Cagliari con la promessa di altri quattro per noi è inaccettabile. Riteniamo che la delibera debba essere ritirata. Siamo per la difesa delle strutture esistenti, non possiamo rinunciare al certo in attesa di qualcosa di fumoso di cui poco sappiamo, nemmeno se ha la copertura finanziaria. E poi un piano di riforma ospedaliera deve essere deciso dal Consiglio, non da una parte della Giunta regionale. Questo non è accettabile, noi come comitati vogliamo avere voce in capitolo: questi sono soldi di tutti i sardi, non della maggioranza».
Sanità sarda come una specie di Robin Hood al contrario: «si taglia il pubblico e si dà al privato». È il primo messaggio lanciato con il megafono nella manifestazione partita da piazza dei Centomila e approdata al porto di Cagliari dopo una passeggiata con bandiere e striscioni. In coda al corteo anche le ambulanze che hanno fatto un po’ da colonna sonora con le loro sirene. In prima fila soprattutto le zone dell’isola senza presidi ospedalieri vicino a casa. Con loro i sindaci con la fascia tricolore.
«Il tema della sanità – dice Gianfranca Salvai, comitato Sos sanità Mandrolisai – è ridiventato di attualità solo perché si deve collocare un ospedale. Questa è una manifestazione dei comitati, i politici ascoltino e prendano appunti». Proprio la partecipazione dei politici ha convinto alcune organizzazioni a dare forfait. Il comitato Giù le mani dall'Ogliastra, tra i primi a protestare per la crisi della sanità pubblica, non era presente. Paura per lo smantellamento di reparti e pronto soccorso in ogni parte dell’isola. Ma, inevitabilmente, è saltata fuori anche la questione Cagliari con l’intreccio stadio-sanità . «Non chiudete gli ospedali – questo il cartello mostrato dal responsabile sanità Gianfranco Angioni – l’Anas Brotzu non si tocca».
Sulcis presente in massa alla manifestazione. In corteo anche i medici con tanto di camice e stetoscopio. Presente con gli striscioni anche il Movimento cinque stelle. In marcia anche molti rappresentanti dei partiti di opposizione in Consiglio regionale. In strada anche per difendere i diritti dei pazienti. «La salute mentale va garantita», questo il messaggio mostrato in un cartello. In campo anche Sa Luxi, il comitato pro registro tumori.
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