La Nuova Sardegna

I giovani e le tossicodipendenze

Poliabuso e smart drugs associati all’alcol: ragazzini in cura a 14 anni

di Silvia Sanna

	La psicoterapeuta Rosalba Cicalò, medico nei Serd dal 1992
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La psicoterapeuta Rosalba Cicalò, medico nei Serd dal 1992

La psicoterapeuta Rosalba Cicalò: "Nei Serd minorenni già affetti da dipendenze"

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Sassari I tossicodipendenti di nuova generazione non si rivolgono ai Serd, un po’ perché sono convinti di non avere alcun problema con gli stupefacenti, un po’ perché i servizi di cura e assistenza sono considerati roba per tossici di lungo corso che si fanno da anni di eroina. Un atteggiamento presuntuoso e senza senso, fotocopia rispetto a quello che avevano sino a una decina di anni fa tanti cocainomani, ben presto diventati habitué dei Serd. Ma chi sono i nuovi tossicodipendenti? E che cosa consumano? Una fotografia sugli abusi più recenti l’ha data l’Istituto Mario Negri di Milano che ha analizzato le acque reflue di alcune città.

«Qualche anno fa in quelle di Nuoro vennero trovate importanti tracce di cocaina. Questa volta, a Cagliari, le sostanze stupefacenti predominanti sono risultate due droghe sintetiche: il mefredrone e il fentanil. «Il primo è un catinone di sintesi, il secondo un oppiaceo ugualmente sintetico. Sono entrambe sostanze molto pericolose ma anche tanto appetibili perché facilitano la socializzazione e aumentano l’autostima. Per questo vanno molto tra i giovani, soprattutto tra i trentenni con una buona disponibilità economica».

A tracciare l’identikit è Rosalba Cicalò, 65 anni, psicoterapeuta, medico nei Serd dal 1992, sino a un paio di mesi fa direttrice di quello di Nuoro che ha guidato per 10 anni. «Queste sostanze psicoattive sballano i circuiti neuronali perché creano squilibrio tra gli ormoni che al contrario garantiscono l’equilibrio del sistema nervoso centrale. Hanno effetti devastanti, generano sbalzi d’umore, aggressività, comportamenti violenti. Fino al 2010 erano sostanze lecite che si potevano acquistare su internet, ora sono bandite: fanno parte di un elenco che ne comprende 600. Ma purtroppo nonostante i divieti continuano a essere facilmente reperibili. Il consumo è sempre più frequente – aggiunge la dottoressa Cicalò – e chi ne fa uso in un futuro molto vicino costituirà la nuova generazione di pazienti in cura al Serd».

L’utenza che bussa alla porta dei Servizi è già cambiata molto negli ultimi anni. Spuntano sempre più spesso i volti di giovanissimi, ragazzi e ragazze più o meno in uguale misura, che a 16-17 anni hanno già provato marijuana, cocaina e pasticche di vecchia e nuova generazione. «Si chiama poliabuso: è un mix di droghe associato quasi sempre all’alcol, utilizzato per i suoi effetti calmanti, perché blocca l’euforia data dagli stupefacenti. Ma in realtà crea una ulteriore dipendenza».

Il poliabuso è un fenomeno in crescita che preoccupa moltissimo, perché è una costante tra le nuove generazioni. «Dieci anni fa i Serd non trattavano pazienti di età inferiore ai 50 anni, ora non ci si stupisce più di fronte a ragazzini di 14 anni. Che spesso arrivano ai Servizi dopo avere già commesso reati, come furti e rapine, con l’obiettivo di procurarsi i soldi per acquistare la droga – spiega Cicalò –. Quasi sempre sono segnalati dal tribunale dei minori, in pochi casi dalle famiglie. Spesso alle spalle del ragazzo c’è un contesto familiare complicato o poco attento, per cui la dipendenza del ragazzo non viene riconosciuta oppure sottovalutata. Gli operatori dei Serd si sentono spesso dire “è stata una bravata, una volta può capitare”.

In realtà sminuire è sbagliato e pericoloso, perché un ragazzo sballato di cannabis e alcol si espone anche ad altre situazioni rischiose, come a rapporti sessuali promiscui o senza precauzioni, con la conseguenza di contrarre malattie. Certo, per fortuna ci sono anche i genitori attenti che si impegnano al massimo e chiedono l’aiuto degli esperti per aiutare il proprio figlio o figlia in difficoltà. Ma in linea di massima la presa in carico di un soggetto minorenne comporta la presa in carico anche del nucleo familiare».

Ecco perché, nella giornata internazionale contro il traffico di sostanze stupefacenti, la dottoressa Cicalò ribadisce l’importanza della prevenzione, attraverso il potenziamento di una rete di supporto intorno ai più giovani «a partire proprio dai Serd, che devono avere il personale sufficiente per fare fronte a una richiesta crescente, altrimenti nulla cambierà».

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