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Lo sport sassarese fa quadrato: «Anche da noi i grandi eventi»

di Antonello Palmas
Lo sport sassarese fa quadrato: «Anche da noi i grandi eventi»

La tavola rotonda del Coni nella sala convegni della Nuova Sardegna. Serve capacità di programmazione, oltre a impianti e strutture ricettive

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Sassari Che la città abbia voglia e bisogno di grandi eventi sportivi (e non solo) è un dato di fatto, che di questi a parte il “Sassari” di lotta non vi sia quasi più traccia da parecchi anni è una facile constatazione. Più difficile capire il motivo per cui vi sia una differenza così marcata tra il numero di eventi organizzati a Cagliari e quelli di Sassari. Eppure questa è la stessa città che un tempo organizzava il trofeo Sieni (una sorta di Olimpiade del judo), l’Urigo di atletica, gli internazionali “Città di Sassari” di pallamano, le qualificazioni agli Europei di basket.

Ma ora la città turritana non sembra più disposta a recitare un ruolo subalterno, c’è la convinzione che si possa invertire la rotta e studiare una strategia comune. Lo dimostra quanto emerso ieri dalla tavola rotonda “Grandi eventi sportivi opportunità di crescita. Cosa manca alla nostra città?” promossa dal Coni di Sassari e ospitata nel salone della Nuova Sardegna, cui hanno preso parte tutte le parti interessate. Per il Comitato olimpico al tavolo c’era il delegato provinciale Giuseppe Manca, per il Comune di Sassari l’assessora ai lavori pubblici e alle strutture sportive Rosanna Arru, il presidente della V commissione del Consiglio regionale Piero Maieli, moderatore Danilo Russu, presidente della federnuoto sarda. In sala tra gli altri i rappresentanti delle due principali realtà sportive cittadine, il presidente della Torres Stefano Udassi e l’ex capitano della Dinamo Jack Devecchi, alla sua prima uscita pubblica nel nuovo ruolo di club manager. Con loro i rappresentanti del commercio e delle strutture alberghiere, perché una città attrattiva sotto il profilo sportivo ha indubbi dei vantaggi nello sviluppo turistico, ma è anche vero il contrario: se Sassari è in grado di offrire ricettività e impiantistica adeguate può pensare di diventare polo per qualsiasi iniziativa di alto livello. E Parigi 2024 potrebbe essere un importante occasione per ospitare i ritiri di rappresentative nazionali.

Il caposervizio dello sport Mario Carta, ha sottolineato come «di solito questo genere di incontri servono per lamentarsi o come momento autoreferenziale, questa è la prima volta in cui si organizzano per costruire qualcosa e magari fare autocritica nel caso si sia sbagliato». Giuseppe Manca (Coni) afferma che «è venuto il momento di chiedersi perché in una Sardegna che organizza tanti eventi, Sassari segna il passo nonostante ogni volta che lo faccia sia un successo».

Tutti d’accordo che si possa tornare a farlo, e con continuità. A parole c’è la disponibilità generale, anche perché portare centinaia o migliaia di persone in un palazzetto o in uno stadio crea vantaggi praticamente per tutti e non solo per l’appetito degli appassionati di sport. Occorre però che funzionino tre elementi: la programmazione; il fatto che vi siano strutture ricettive in sintonia con le esigenze del turismo sportivo; infine impianti sportivi adeguati. Russu, esperto di gestione impianti, ha fatto notare che lo sport è cambiato e abbia esigenze diverse e richieda grande professionalità, ma anche che molte delle strutture sassaresi abbiano 50 anni di vita. Le istituzioni stanno provando a migliorare la situazione (restyiling del PalaSerradimigni, nuovo impianto per il volley a Latte Dolce). Ma perché non avvalersi anche degli impianti “naturali” come le coste di Platamona e Porto Ferro (sede ideale per surf e vela), il lago di Baratz, la pineta di Baddimanna? Per gli alberghi si può sfruttare la disponibilità di strutture dell’hinterland, come Alghero, Stintino e Castelsardo, e sicuramente gli ospiti non sarebbero scontenti di soggiornare in quei paradisi. Le idee non mancano, anzi, ma serve che tutti remino dalla stessa parte.
 

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