«Senza di noi si ferma tutto», lunedì 10 i metalmeccanici scendono in piazza
In Sardegna sono 10mila e fanno marciare fabbriche e piccole e grandi aziende: chiedono il rilancio del settore industriale e politiche del lavoro
Sassari Sono oltre diecimila e con il loro lavoro tengono in marcia aree industriali e aziende piccole e grandi della Sardegna. Senza di loro, senza questo mestiere storico e necessario, si ferma tutto. Tuttavia i metalmeccanici potrebbero diventare una specie in via d’estinzione, senza una politica di investimenti e innovazione che supporti il settore. Lunedì Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil hanno proclamato lo sciopero nazionale per protestare contro il declino del sistema industriale. «La mobilitazione ha proprio il senso di rilanciare il segmento – spiega il segretario regionale Fiom Cgil Roberto Forresu - cogliendo la sfida della transizione ecologica e digitale per costruire nuova e solida occupazione, nuovi posti di lavoro e nuove attività produttive».
Secondo i sindacati lo si può fare a partire da subito, se chi governa a livello nazionale e regionale saprà cogliere l’invito a restituire centralità al lavoro e costruire un piano nel segno dell’innovazione e della tecnologia, della transizione industriale. Ciò che Fiom, Fim e Uilm, chiederanno nelle varie piazze, è un futuro con meno precarietà e incertezze di quelle che minano la serenità di tanti lavoratori e famiglie, da Nord a Sud dell’Isola, da Porto Torres al Sulcis Iglesiente fino a Sarroch. Domani incroceranno le braccia i metalmeccanici della Saipem in Ogliastra, quelli della Bekaert a Macchiareddu, il centro ricerche del CRS4 a Pula, della Sider Alloys di Portovesme, delle tante piccole e medie imprese sparse per l’isola e degli appalti, che soffrono più che mai i riflessi delle crisi e della precarietà crescente in tante realtà produttive.
Le rivendicazioni «Chiediamo un cambio di rotta rispetto all’assenza di politica industriale che sta portando il sistema produttivo e occupazionale della Sardegna al collasso», spiega Roberto Forresu. Per sollecitare l’urgenza del cambiamento nelle politiche della Regione, in concomitanza con lo sciopero, lunedì mattina una delegazione di lavoratori della Sardegna Sud Occidentale e del Sulcis Iglesiente - che hanno ampliato a otto le ore sciopero - arriverà a Cagliari per un presidio, dalle 10 alle 13, davanti all’assessorato regionale all’Industria. Ma la mobilitazione sarà diffusa in tutti i territori, fuori dai cancelli, in ogni luogo dove il lavoro è metalmeccanico ci sarà un presidio, un volantinaggio. «La protesta della Sardegna sarà corale e si unirà al grido di resistenza che è già arrivato venerdì scorso dalle fabbriche del Nord, dove l’adesione è stata molto elevata. Le ragioni della mobilitazione nazionale combaciano perfettamente con quelle emerse in tutte le assemblee che da settimane si stanno svolgendo nelle aziende metalmeccaniche di tutti i territori della Sardegna e che hanno registrato una grande partecipazione».
Transizione ecologica L’obiettivo è rilanciare un settore strategico per il Paese, ancor di più nell’attuale fase di transizione che, secondo i sindacati, va affrontata imprimendo la giusta direzione alle politiche industriali, per rilanciare l’occupazione e gli investimenti e risolvere le tante situazioni di crisi aperte. Fiom, Fim e Uilm nazionali chiedono «un confronto negoziale per l’incremento degli investimenti pubblici e privati nei settori strategici e la reindustrializzazione delle aree di crisi; l’utilizzo delle risorse del PNRR per lo sviluppo del settore metalmeccanico; la riforma degli ammortizzatori sociali con strumenti adeguati a gestire la transizione ecologica e digitale; l'apertura di tavoli di confronto sui settori e sulle filiere in difficoltà per definire i piani di sviluppo; un piano di formazione sulle nuove competenze, il superamento del massimo ribasso negli appalti e la stabilizzazione del lavoro precario, il recupero del potere d’acquisto dei salari». «Chiediamo - conclude Forresu - interventi indispensabili a costruire, insieme ai lavoratori che ne sono l’asse portante, l’industria del domani, consapevoli che per tracciarne il profilo è urgente fare adesso le scelte giuste”.
I metalmeccanici Nell’isola saranno circa 10mila: dovunque esiste un’apparecchiatura meccanica, c’è un operaio che se ne prende cura. Parliamo di un mestiere molto variegato, che può comprendere elettricisti, saldatori, tubisti e manutentori. Sono assunti ad esempio alla Saras, alla raffineria Sarlux, ma anche nelle centrali Enel di Portovesme, o da Eon o Versalis a Porto Torres. O ancora i metalmeccanici lavorano sulle piattaforme petrolifere, o negli ospedali, o per gli enti locali, come Comuni e Province. Posso essere assunti con contratto Federmeccanica quando operano nel settore industriale. Oppure Confapi, se vengono assorbiti nelle piccole e medie imprese. In questo caso le retribuzioni lorde si aggirano attorno ai 1500 o 2000 euro al mese. Poi c’è il contratto da artigiani, che è quello più penalizzante e prevede dai 1200 ai 1700 euro lordi al mese. L’età media nella categoria si sta costantemente innalzando, e dopo la chiusura delle scuole tecniche c’è ben poco ricambio generazionale. Le donne sono una minoranza. Eppure resta un mestiere decisivo, e spesso la domanda di manodopera specializzata da parte delle aziende non incontra l’offerta sul mercato. La formazione è un tasto dolente.
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