La mafia nell'isola: interessi economici e alleanze con criminalità locale e nigeriana
Da anni si ripetono gli allarmi di Dia e Corte d’Appello
Sassari La mafia è tra noi, anche se non si vede. Da anni la Direzione investigativa antimafia mette in guardia sui rischi di infiltrazioni mafiose in Sardegna. Allarme confermato anche dalla Corte d’Appello di Cagliari: nella relazione annuale, la presidente Gemma Cucca ha evidenziato come «ambiti di possibile infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico sociale della Sardegna quelli relativi ai settori economici che nell'isola sono caratterizzati da alta remuneratività del capitale ovvero dipendono dai pubblici finanziamenti». Le aree a maggiore rischio sono quindi quelle dove circola grande quantità di denaro: «Si tratta degli investimenti immobiliari in alcune aree costiere di maggior pregio, con particolare riferimento alle coste della Gallura, oggetto di grande attenzione da parte degli investigatori».
Ma non solo: ci sono anche altri settori economici sui quali la criminalità organizzata mette gli occhi: «Quelli relativi alle fonti di energia rinnovabile ovvero alla gestione del trattamento dei rifiuti».
Attenzione poi agli intrecci con altre organizzazioni criminali: La cosiddetta “mafia nigeriana”, già oggetto di indagini e processi. «Si tratta - si legge nella relazione della Corte d’Appello - di associazioni segrete composte da nigeriani, con gerarchie e riti interni di affiliazione che garantiscono coesione e riservatezza. Sono dedite al narcotraffico ed allo sfruttamento della prostituzione di giovani africane oggetto di tratta». Organizzazioni che «esercitano un penetrante controllo sul territorio attraverso esercizi commerciali e locali di ristorazione» e che spesso sono «in contatto con la criminalità organizzata nazionale (soprattutto campana), e dispongono di autonomi canali di rifornimento dai paesi produttori delle diverse droghe». La loro azione è caratterizzata «da una grande disponibilità di “risorse umane” costituite da corrieri disposti a correre, in cambio di cifre modeste, il rischio di trasportare la droga».
L’annuale relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia ricorda che «la posizione geografica della Sardegna le conferisce un rilevante ruolo nel traffico nazionale e transnazionale come punto di snodo e come terminale del traffico di droga». Mafia e camorra stringono alleanze con la delinquenza locale: «accordi funzionali ad interessi comuni». Esistono infatti associazioni «caratterizzate da legami operativi tra gli organizzatori sardi del traffico di droga e gruppi delinquenziali facenti capo alla camorra e alla ndrangheta».
Una lettura diversa arriva dalla Banca d’Italia che della criminalità organizzata di tipo mafioso ha analizzato gli aspetti economici col risulta che territori a “basso rischio” sono Umbria e Valle d’Aosta, mentre completamente «immuni» sarebbero le province di Matera, Chieti, Campobasso e le sarde Olbia-Tempio, Sassari e Oristano.
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