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Report Istat

Troppe condotte colabrodo: nell'isola il 51,3 per cento dell’acqua non arriva nei rubinetti

di Andrea Massidda
Troppe condotte colabrodo: nell'isola il 51,3 per cento dell’acqua non arriva nei rubinetti

Sardegna sprecona, portare le perdite a zero è una missione impossibile perché significherebbe rifare le reti da cima a fondo ma sarebbe già un risultato allinearsi alla media nazionale del 36 per cento

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Sassari La Sardegna continua a sprecare acqua: più della metà di quella immessa nelle reti finisce dispersa a causa delle condotte colabrodo. A dirlo impietosamente è un report dell’Istat diffuso nel marzo scorso in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, dal quale emerge che addirittura il 51,3 per cento del prezioso liquido non arriva ai rubinetti. E, verosimilmente, la situazione peggiora durante l’estate, quando la domanda idrica cresce a dismisura mettendo a durissima prova le tubature.

Tutto negativo? Non esattamente. Non foss’altro perché, a differenza di altre regioni la Sardegna è riuscita negli ultimi anni ad affrontare il cronico problema della siccità in maniera intelligente: in un’isola in cui la raccolta dell’acqua avviene principalmente attraverso bacini artificiali, l’unica strada possibile per garantire risorse sufficienti tutto l’anno era moltiplicare gli invasi nel territorio ma anche e soprattutto collegarli tra loro. In cantiere ci sono importantissimi interventi che risolveranno il problema dello scarso approvvigionamento in alcune zone dell’isola. Dall’Egas fanno sapere che «ddpo un lungo iter e tantissimi disagi patiti dalla popolazione dell’Alta Gallura, è stato finanziato il collegamento alla diga sul rio Pagghjolu: in questo modo Tempio e l’area circostante, che ricevono l’acqua dal Monte Lerno, spesso a singhiozzo, finalmente raggiungeranno l’autonomia idrica: entro la fine dell’estate il collegamento sarà pronto». Un’ottima notizia, ma che tuttavia non risolve il grosso problema delle perdite: gli sprechi sono altissimi e difficilmente azzerabili se non con cifre da capogiro. Portare le perdite a zero è una missione impossibile perché significherebbe rifare le reti da cima a fondo. Ma sarebbe un risultato straordinario adeguarsi alla media nazionale, con le perdite idriche intorno al 36 per cento.

Tornando all’indagine dell’Istat, dove a livello nazionale nella rete di distribuzione vanno sprecati in media 157 litri di acqua al giorno per abitante, restano particolarmente ingenti le perdite idriche nelle aree del Centro e del Mezzogiorno. E sebbene queste ultime abbiano un andamento molto variabile, le differenze territoriali e infrastrutturali ripropongono la consolidata geografia di situazioni più critiche concentrate nelle aree del Centro e Mezzogiorno, nei distretti idrografici della fascia appenninica e insulare. I valori più alti si rilevano, nel 2020, proprio nei distretti Sicilia (52,5%) e Sardegna (51,3%), seguiti dai distretti Appennino meridionale (48,7%) e Appennino centrale (47,3%). Nel distretto del Fiume Po l'indicatore raggiunge il valore minimo, pari al 31,8% del volume immesso in rete.
 

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