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Tempio, magistrati e avvocati assolti: quell’asta non fu pilotata

di Marco Bittau
Tempio, magistrati e avvocati assolti: quell’asta non fu pilotata

Cala il sipario sull’inchiesta che vedeva sotto accusa il tribunale di Tempio. Nessuna collusione né condizionamenti nella vendita di villa Ragnedda

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Tempio Tutti gli imputati assolti e cala il sipario sulla maxi inchiesta e sul processo per la vendita all’asta giudiziaria di Villa Ragnedda, a Baja Sardinia, che dal 2016 a oggi hanno devastato il tribunale di Tempio, dato in pasto all’opinione come luogo di malaffare. Al netto di improbabili ricorsi in appello – lo stesso pm ha richiesto l’assoluzione per tutti – il tribunale di Roma ieri mattina ha scritto la parola fine demolendo l’impianto accusatorio costruito dalla Procura di Roma, ma ispirato dall’allora procuratore di Tempio Domenico Fiordalisi. Insomma, non c’è stata collusione tra gli imputati e nessun condizionamento nella vendita all’asta della villa appartenuta al vulcanico e defunto imprenditore arzachenese Sebastiano Ragnedda. Villa acquistata da due magistrati a un prezzo, secondo l’accusa, ritenuto di favore.

Il dispositivo della sentenza parla chiaro: assolto il giudice Alessandro Di Giacomo, al quale era stata contestata la turbativa d'asta; assolta perché il fatto non sussiste l'ex gip Elisabetta Carta, accusata di rivelazione di segreti d'ufficio; assolti per non aver commesso il fatto gli avvocati Giuliano Frau e Tomasina Amadori; infine assolto perché il fatto non costituisce reato Ermanno Giua, ingegnere olbiese, accusato di falsa perizia.

A difendere i cinque imputati gli avvocati Antonello Desini, Giovanni Azzena, Filippo Dinacci, Fabio Varone, Antonello Fadda e Gian Domenico Caiazza.

In precedenza, coinvolti nella stessa vicenda, erano già stati assolti i magistrati Andrea Schirra e Chiara Mazzaroppi, l’ex presidente del tribunale di Tempio ed ex presidente della corte d’appello di Sassari Francesco Mazzaroppi, la cancelliera Francesca Debidda. A margine di questa maxi inchiesta era stata indagata anche Gemma Cucca, ex presidente del tribunale di Tempio e ora presidente della Corte d’appello di Cagliari. Era accusata di falso, rivelazioni di segreti d’ufficio e favoreggiamento, il gup del tribunale di Roma l’aveva però prosciolta da tutti i capi d’imputazione perché il fatto non sussiste.

Tutti assolti, ma la maxi inchiesta e il conseguente processo a Roma hanno lasciato sul campo cumuli di macerie, umane e professionali. Pesanti i danni subiti dagli imputati, a cominciare dal giudice Di Giacomo, che era stato sospeso da tutte le sue funzioni nel 2017 e che da allora non ha più lavorato. Lo stesso vale per Elisabetta Carta, anche lei sospesa. Così anche gli avvocati Giuliano Frau e Tomasina Amadori, che hanno continuato a lavorare con la convinzione di non aver mai fatto nulla di illegale. E danni pesantissimi ha subito anche Giua, un professionista stimato e senza ombre.

Durissimi i commenti dei difensori che ogni giorno lavorano nel tribunale di Tempio, letteralmente affettato dall’inchiesta. «Si chiude una vicenda da incubo – dice l’avvocato Giovanni Azzena, difensore di Tomasina Amadori – fondata su un impianto accusatorio artificioso e malevolo che ha danneggiato le persone coinvolte e lo stesso tribunale di Tempio». «Siamo soddisfatti – aggiunge l’avvocato Antonello Fadda, difensore di Giuliano Frau – perché la sentenza del tribunale ha cristallizzato come verità assoluta l’infondatezza di tutte le accuse».

Si spinge oltre l’avvocato Antonello Desini, difensore di Giua: «In attesa di leggere le motivazioni – spiega – restano le macerie lasciate da questa spiacevole vicenda processuale, le vite distrutte e le carriere compromesse. Adesso è il momento di avere le risposte sul perché tutto questo è accaduto».


 

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