Peste suina, scatta l’allarme: nuovo via libera al “semi brado”
La deroga al divieto di pascolo è in un emendamento della Giunta
Cagliari La peste suina è stata debellata, ci sono voluti anni, dal 1978 al 2019. Ora, però, esiste il rischio che possa di nuovo insinuarsi negli allevamenti. Ad aprire un varco dopo la lunga e complicata bonifica, avallata anche dall’Europa, potrebbe essere un emendamento al collegato alla Finanziaria 2023. È stato presentato dalla Giunta, e di fatto prevede il ritorno del pascolo semi-brado dei suini, vietato invece dal 2018 proprio per evitare la diffusione della peste suina. Appena l’emendamento è stato depositato in Consiglio regionale, l’ex direttore scientifico dell’Unità di progetto contro la Psa, Alberto Laddomada, ha lanciato l’allarme: «Tutto il lavoro fatto rischia di essere vanificato da una decisione inopportuna, frettolosa, e che oggi pare avere solo scopi elettorali». Tra l’altro la notizia di un possibile ritorno del pascolo semi brado è arrivata nello stesso giorno in cui, come ha fatto sapere il deputato Silvio Lai del Pd, la commissione sanità della Camera ha dichiarato all’unanimità «ufficialmente debellata la Psa in Sardegna», per poi subito dopo sollecitare il Governo, con una risoluzione presentata sempre dal Partito Democratico, a «chiedere all’Europa anche la revoca delle ultime restrizioni a carico della Sardegna». Invece, all’improvviso, è arrivata la notizia del possibile ritorno dell’ancora temuto pascolo semi-brado, mentre da Roma, sempre Lai, sollecitava l’esatto contrario alla Regione: «Ora faccia quanto le compete, per ottenere il lasciapassare definitivo a favore di tutte le carni prodotte in Sardegna».
L’emendamento Il testo presentato dalla Giunta ipotizza che, subito dopo l’approvazione del «Collegato» da parte del Consiglio regionale, potranno esserci delle «deroghe regolamentate all’attuale divieto assoluto di pascolo semi-brado per i suini». Divieto che invece, a cominciare dal 2018, è stato fondamentale per isolare i focolai prima e bloccare poi la diffusione della Psa soprattutto nei Comuni del Nuorese e dell’Ogliastra. Dalla relazione che accompagna l’emendamento non si capisce per quale motivo la Giunta voglia di nuovo allargare le maglie della prevenzione, anche se in calce è indicato come riferimento un decreto ministeriale del 2022. Forse uno dei motivi potrebbe essere il fatto che, a maggio, l’Unione Europa ha liberato di fatto gran parte della Sardegna dal blocco delle esportazioni che durava da anni, lasciando all’interno della zona rossa solo una decina di Comuni. Però ora l’ipotizzato nuovo via libera al semi brado potrebbe essere prematuro.
L’altolà Alberto Laddomada, che è stato a capo dell’Unità di progetto, voluta e organizzata dall’allora giunta di centrosinistra, guidata da Francesco Pigliaru, è stato perentorio nella replica. «Per anni – sottolinea – abbiamo combattuto spesso contro tutti, per far rientrare ogni tipo di allevamento nella legalità. Ci siamo riusciti, eliminando proprio qualunque tipo di pascolo brado, che invece in passato, lo conferma l’esperienza sul campo, è stato il principale fattore di rischio per l’incubazione e la diffusione del contagio». Tra l’altro, visto che nel Nord Italia la peste suina africana non è stata ancora debellata – sempre secondo Laddomada – «proprio l’importazione di suini dalla penisola potrebbe scatenare una seconda devastante epidemia».
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