Erasmus: Ylenia con i bambini a Bogotà, Ludovica e la “prensa” a Valencia
Ilenya Garau Partire in Erasmus è stata una delle migliori decisioni che abbia preso in tutta la mia vita. Ho scelto come destinazione la capitale della Colombia, Bogotà, certa che la conoscenza di una cultura così diversa dalla mia avrebbe consentito di affrontare il futuro con una mente più aperta e flessibile. Il mio tirocinio, svolto presso l’Instituto Pedagógico Nacional, si è concentrato principalmente su esperienze di formazione del livello pre-scolare e primario, includendo percorsi relativi all’educazione speciale. Le occasioni di crescita per chi decide di affrontare questa esperienza di vita sono tantissime, a cominciare dalla possibilità di apprendere o migliorare un'altra lingua ed entrare in contatto con una cultura molto diversa. Nei contesti internazionali nei quali oggi spesso si lavora è importante che culture e nazionalità diverse sappiano interagire bene tra loro. Il mese trascorso in Colombia mi ha reso sicuramente più indipendente, poiché vivere da soli in una città estera significa anche, nella maggior parte dei casi, poter contare unicamente su se stessi. Ecco perché grazie a questo viaggio ho riscoperto me stessa e molte delle mie risorse che spesso restavano nascoste per mancanza di adeguate opportunità. Ovviamente trasferirsi da soli in un nuovo Paese esige un grande spirito di adattamento, ma tranquilli, là fuori c’è tanta gente che come noi ha una gran voglia di fare nuove amicizie, viaggiare e scoprire nuovi orizzonti. Grazie a questa esperienza ho aperto la mia mente verso paesi e culture differenti, ed ora che sono rientrata in Italia mi sento un po’ più “cittadina del mondo”, come si dice, con minori paure di intraprendere nuove strade essendo consapevole del fatto che queste decisioni arricchiscono la nostra persona e ci fanno sentire più vivi che mai. Non abbiate paura, uscite dalla vostra comfort zone, è lì che risiedono le avventure più belle.
Ludovica Masala L’Erasmus apre le porte al confronto e alla condivisione. Valencia è stata la mia scuola di vita per cinque mesi, a partire dallo scorso settembre, quando, un po’ intimorita, mi sono lanciata in questa nuova avventura. Una nuova cultura, nuove amicizie e un nuovo sistema accademico sono state le mie grandi sfide, che posso dire di aver affrontato al meglio. Condividere la mia quotidianità, fatta di grandi aspirazioni e paure, con quanti ho avuto modo di conoscere in loco, mi ha permesso di scoprirmi prima come persona, e poi come studentessa. In particolare per me, che studio Comunicazione, e che aspiro a diventare una giornalista, è stata una piacevole sorpresa dilettarmi nella scrittura di articoli di giornale e di ricerche sociologiche durante le mie “clases”. L’esperienza di studio all’estero restituisce a chi la fa un’idea di mondo migliore, svuotata dai pregiudizi e dall’indifferenza. Un’utopia, che utopia non è
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