Uniss – Dissuf
«La sostenibile leggerezza di sapersi mettere in gioco»
L’Erasmus di Dimitri
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Mi chiamo Dimitri Jakubowski, ho svolto il mio Erasmus a Budapest, in Ungheria, per sei mesi, il tempo massimo previsto. Ho scelto di trascorrere un periodo all’estero perché credo che per alcune discipline fare esperienze fuori dal proprio Paese sia la cosa migliore da fare negli anni universitari. L’esperienza Erasmus rende capaci di maturare da un punto di vista relazionale, organizzativo e personale: i percorsi sono strutturati in modo che studenti e studentesse possano svolgere un’esperienza adulta durante la loro fase formativa e appena post-adolescenziale. L’aspetto migliore è quello di interagire con altre culture, altre lingue ed altri modi e stili di vita. Si torna da un’esperienza Erasmus con un bagaglio culturale più ricco dove lo spazio maggiore è l’ampliamento della propria sensibilità. In Erasmus si interagisce con tante persone e queste interazioni aprono la porta all’accoglienza delle diversità e la chiudono a quella dei luoghi comuni, anche quelli che pensavamo di non avere. Per noi “filosofi” sicuramente si capisce la vera essenza dell’essere, della nostra persona ossia: l’essere - in - comune. Non s i chiude mai lo spiraglio della comunità, o meglio ancora dell’interazione. Le difficoltà iniziali sono quelle, comuni a tutte e a tutte, legate alla sicurezza personale: paura di non essere in grado di seguire una lezione in lingua straniera o di aver deciso di fare un passo più lungo della gamba. Queste insicurezze vengono però lavate via con l’esperienza e dalla voglia di mettersi in gioco, fino a ottenere anche ottimi risultati perché i docenti aiutano ed aiuta soprattutto l’interazione con coetanei che hanno le stesse insicurezze. Ciò che conservo del mio Erasmus è la capacità adattiva, linguistica e i bellissimi rapporti umani che durano tutt’ora. Il consiglio che mi sentirei di dare a chi parte in Erasmus è quello di partire, anche il più lontano possibile ed anche senza conoscere pienamente la lingua ospitante: ce la si fa comunque, perché la voglia di mettersi in gioco supera le difficoltà e paure iniziali.
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