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Pensare in grande, la direttrice Valeria Panizza: «Al timone del DISSUF una bella sfida grazie a uno staff eccezionale»

di Dario Budroni
Valeria Panizza direttrice del DISSUF: Dipartimento di storia, scienze dell'uomo e della formazione
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Valeria Panizza direttrice del DISSUF: Dipartimento di storia, scienze dell'uomo e della formazione

Le solide basi del sapere umanistico

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Sarà anche la direttrice del dipartimento, ma la grande e austera scrivania istituzionale non sembra fare per lei. Meglio il tavolo di fronte: è pieno di carte e documenti e appare decisamente più informale. È qui che Valeria Panizza si trova più a suo agio. Ha sempre fatto ricerca e il personale approccio al lavoro quotidiano non è mai cambiato, anche adesso che ha molte più cose a cui pensare. «Devo ammettere che per me è stato difficile – confessa –. È sicuramente una gran bella sfida. C’è molta burocrazia, tante regole da seguire, diverse difficoltà di tipo amministrativo. Ma per fortuna ho uno staff eccezionale che mi supporta un po’ in tutto. Mi fido pienamente dei miei amministrativi e del manager didattico. Insieme si lavora bene». Modenese trapiantata a Sassari ormai 31 anni fa, Valeria Panizza, laureata in geologia e oggi professoressa di geografia del paesaggio con la passione per il trekking e l’arrampicata, dal 2020 è la direttrice del Dissuf, il dipartimento di storia, scienze dell’uomo e della formazione dell’ateneo sassarese. Tocca a lei tenere le redini di una delle divisioni che, con i suoi 1700 studenti e 55 docenti, è una delle più numerose e importanti di tutta l’università. Non proprio una passeggiata, considerata anche la rilevanza dell’offerta formativa. È infatti qui che studiano i ragazzi e le ragazze che coltivano il sogno di diventare un giorno docenti, educatori, archeologi, esperti di beni culturali e di comunicazione. «Questo è un dipartimento umanistico, di scienze dell’uomo – sottolinea Panizza –. Nasce da una facoltà di magistero che poi divenne facoltà di lettere e lingue, dalla quale sono infine nati due dipartimenti: il nostro e quello di scienze umanistiche». Il Dissuf conta oggi quattro corsi di laurea triennale, due di laurea magistrale e una scuola di specializzazione, più i dottorati di ricerca. L’obiettivo futuro è quello di cercare di ampliare l’offerta formativa e aggiungere nuovi corsi, in particolare di laurea magistrale.

Per quanto riguarda le triennali, attualmente sono attivi i corsi in scienze dei beni culturali, lettere, scienze dell’educazione e, infine, comunicazione pubblica e professioni dell’informazione. Archeologia e scienze storiche e filosofiche sono invece i corsi di laurea magistrale. «Quest’ultimo in particolare ci consente di proseguire la tradizione di studi storici, che resta sempre molto forte – spiega Panizza –. Un tempo, infatti, esisteva il dipartimento di storia che aveva sede a palazzo Segni. L’ex rettore Attilio Mastino, per esempio, fu uno dei fondatori. Tra gli altri anche Manlio Brigaglia e Antonello Mattone. Studiosi di un certo rilievo, insomma».

Super dipartimento Forte dei suoi 1700 iscritti, il Dissuf è così uno dei dipartimenti più numerosi di tutta l’università. Significa anche che l’interesse nei confronti di certe materie – nel bel mezzo dell’era digitale e della supremazia della tecnologia – non è sicuramente andato in crisi. «Non esiste uno studente tipo che si iscrive ai nostri corsi – spiega la direttrice –. Gli ambiti sono tantissimi e quello che ci contraddistingue è sicuramente una certa varietà. Per esempio, sono numerosi gli iscritti al corso di studio di scienze dell’educazione. Questo anche perché è un corso che forma educatori che possono essere subito inseriti nel mondo del lavoro, tra l’altro anche con una certa facilità». Ed è proprio tra i futuri educatori che emerge l’esigenza di una magistrale di indirizzo. «Da anni auspichiamo il completamento del corso triennale – dice Panizza –. Speriamo infatti di attivare al più presto una magistrale in scienze pedagogiche. L’obiettivo è quello di aprirla perché è molto richiesta sia dagli studenti che dal territorio. Ci stiamo impegnando per questo. Non è facilissimo, ma ci si potrà riuscire per esempio con nuove risorse e la riorganizzazione corsi interni». Ad andare a gonfie vele è anche il corso triennale in lettere, uno dei più tradizionali in assoluto. «Gli interessati alle lettere, agli studi umanistici, continuano a essere numerosi – ricorda Valeria Panizza –. Non abbiamo una magistrale che consenta di completare in modo diretto il corso di studi, ma ne esiste una nel dipartimento Dumas, con il quale collaboriamo molto. Però, sempre per quanto riguarda la formazione umanistica, abbiamo la magistrale in scienze filosofiche e scienze storiche. La filosofia, nel nostro dipartimento, come la storia è da sempre molto rappresentata. Portiamo avanti la lunga tradizione degli studi umanistico-letterari con una aggiunta molto importante: scienze della comunicazione». Un corso di laurea triennale che, negli ultimi tre anni, ha visto aumentare in maniera considerevole il numero dei suoi iscritti. «Sono studenti molto interessati e vivaci dal punto di vista delle attività – dice la direttrice –. E i docenti sono bravi nel fare disseminazione di contenuti. È un corso che ci sta dando grandi soddisfazioni». A ritagliarsi una certa importanza è poi il corso di studi in beni culturali. «Ha preso il posto del vecchio diploma che esisteva diversi anni fa – ricorda Panizza –. È un percorso sicuramente molto apprezzato e una delle sue naturali prosecuzioni è la magistrale di archeologia, particolarmente interessante. In questo dipartimento, per esempio, possiamo vantare il fatto di avere molti archeologi attivi sul territorio: gli studenti lavorano in laboratorio e partecipano anche a importanti attività di scavi, non solo in Sardegna ma anche all’estero. Chi studia archeologia è stimolato e gratificato».

Solide basi Il mondo va più veloce, la tecnologia assorbe il quotidiano, ma l’antico interesse per gli studi umanistici e letterari non vacilla. «Le basi di questo tipo di sapere continuano a essere fondamentali, anche per qualunque tipo di operatività più tecnica – spiega Valeria Panizza –. Riescono dunque a stimolare fortemente gli interessi degli studenti. È la base della nostra formazione, della cultura occidentale. In ogni caso, anche qui ci si adegua all’uso degli strumenti più aggiornati. Anche per lo studio del latino e del greco. La tecnologia ci consente di migliorare, approfondire e rendere più completo il nostro atteggiamento nei confronti del mondo antico, che in molti casi rimane la nostra radice». Gli sbocchi futuri, poi, possono essere diversi. «Pensiamo agli educatori – prosegue la direttrice del dipartimento –. Ormai sono sempre più richiesti nelle strutture pubbliche o nelle Rsa. Qui fanno molti tirocini nelle comunità, nelle scuole materne e negli asili nido. È uno sbocco molto richiesto. Chi studia beni culturali, invece, ha la possibilità di essere assorbito nelle strutture come musei, siti archeologici, parchi, dopo un ulteriore corso possono diventare anche guide turistiche. Chi sceglie lettere, e dopo aver raggiunto i crediti necessari, può imboccare la strada dell’insegnamento. Il corso triennale di lettere non è professionalizzante ma formativo. Lo sbocco ideale è infatti la laurea magistrale, alla quale si iscrive il 99 per cento degli studenti. O alla nostra o a quella del dipartimento di scienze umanistiche. Ovviamente c’è anche chi decide di proseguire i propri studi in altre città». Ma non solo. Al Dissuf ci si può specializzare anche in comunicazione ed editoria. «Giornalismo a parte – dice Panizza –, chi studia scienze della comunicazione può pensare a un lavoro nelle biblioteche e nelle strutture ricettive o come organizzatore di eventi culturali». Oltre alla volontà di arricchire l’offerta formativa con una magistrale in scienze pedagogiche, c’è anche l’idea di ampliare lo studio della storia dell’arte. «Tra il nostro dipartimento e il Dumas abbiamo diversi docenti di storia dell’arte medievale, moderna e contemporanea – sottolinea Valeria Panizza –. Però i dipartimenti sono due e vorremmo quindi unire le forze e le energie per dar vita a un percorso di storici dell’arte. Sarebbe molto importante e interessante». Tra gli altri obiettivi, sempre con la collaborazione con altri dipartimenti, l’attivazione della magistrale in scienze della comunicazione, anche questa molto richiesta dagli studenti e dal territorio. Per chi invece sceglie la magistrale in archeologia, c’è poi la possibilità di accedere alla scuola di specializzazione in beni archeologici, sempre del Dissuf, che ha sede a Oristano. «Altro aspetto fondamentale è il fatto che siamo profondamente connessi con il resto d’Europa – ci tiene a precisare la direttrice del dipartimento –. Possiamo infatti vantare un alto numero di accordi Erasmus in tutta Europa».

Senza barriere E una cosa di cui al Dissuf vanno particolarmente fieri è il numero degli studenti del Pup, il polo universitario penitenziario. «Abbiamo molti studenti detenuti – dice Valeria Panizza –. Siamo ai primi posti in Italia. Per quanto riguarda il nostro dipartimento, sono circa 25. Sono persone che vivono spesso sotto regimi di detenzione molto stretti. Studiano e si laureano anche con ottimi risultati». Il Dissuf è inoltre un dipartimento con un alto numero di studenti con disabilità. E sempre qui è possibile iscriversi al percorso di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico nelle scuole. «Le richieste sono ogni volta tantissime – conclude Panizza –. Anche perché tutti gli studenti che acquisiscono questo titolo, al momento attuale, trovano un posto di lavoro praticamente certo. È dunque molto importante».

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