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Uniss – Veterinaria

Il direttore Enrico De Santis racconta il Dipartimento: cinque anni impegnativi per diventare veterinari

di Antonello Palmas
Il direttore Enrico De Santis racconta il Dipartimento: cinque anni impegnativi per diventare veterinari

«I bravi medici degli animali si formano qui»

18 agosto 2023
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La professione del veterinario, difficile ma affascinante, è molto cambiata ed è sempre più connessa e aperta al mondo. «Per questo l’obiettivo del Dipartimento di Medicina veterinaria è fornire una dimensione europea ai propri laureati – dice il direttore Enrico De Santis –. L’accreditamento europeo è fondamentale e a questo scopo la nostra struttura è inserita in un contesto ampio con uno scambio continuo. È una professione con ampi margini di scelta e nuove prospettive, verso i quali dobbiamo essere bravi a indirizzare i nostri studenti». I corsi del dipartimento formano laureati con competenze specialistiche e sono orientati all’innovazione professionale continua: «Tre i campi principali: Medicina veterinaria, Biotecnologie sanitarie mediche e veterinarie e Gestione dei selvatici (Wildlife Management Conservation and Control, corso internazionale in lingua inglese). L'offerta formativa è completata con due corsi di specializzazione nel settore della sanità pubblica veterinaria (con accesso a ruoli dirigenziali dei servizi veterinari nelle Asl) e dal Dottorato in Scienze Veterinarie». L’inserimento nella Eaeve, l'associazione europea delle strutture che formano il medico veterinario nei diversi paesi dell’Unione Europea, è una garanzia: «Il dipartimento deve effettuare un monitoraggio continuo di indicatori di efficienza nel processo formativo ed una commissione di esperti effettua una visita presso il dipartimento ogni 7 anni per verificare la qualità dei corsi – spiega De Santis –. Grazie a questa rete abbiamo una elevata capacità di promuovere periodi di formazione degli studenti presso altri Paesi nel corso degli studi. Visiting professor provenienti dall’estero e collaborazioni nell'ambito della ricerca favoriscono un ambiente di studio con strette connessioni internazionali. Anche le associazioni studentesche partecipano a reti internazionali, che facilitano i contatti. Pure il post laurea offre opportunità di completare il percorso di formazione sviluppando esperienze in grado di favorire l’acquisizione di competenze professionali specialistiche».

«Nel dipartimento operano 65 docenti e 25 tra personale amministrativo e tecnico – racconta il direttore Enrico De Santis – Gli studenti dei tre corsi di laurea sono complessivamente 330 (di cui 250 in medicina veterinaria). Circa il 50% degli studenti è sardo, il 40% dalla restante parte dell'Italia ed il 10% proviene dall’estero. Questo perché il corso di laurea in Medicina veterinaria è a numero programmato e c’è un test di accesso nazionale, che a partire dal 2023 è svolto online. Ci sono stati circa 7000 partecipanti per ciascuna delle due sessioni nel 2023, in lizza per i 1082 posti nelle 13 sedi in Italia, con 50 posti previsti per quella di Sassari».

Competenze trasversali Il percorso di laurea, è impegnativo: «A livello nazionale, non solo qua, si conclude, difficilmente entro i 5 anni, ma almeno in 6, anche sei anni e mezzo. Perché oltre alle competenze classiche professionali, che sono quindi le materie base, ce ne sono tante altre trasversali, dalla comunicazione alla lingua inglese, dal linguaggio e alla scrittura scientifici alla capacità di usare i sistemi informatici. E gli sviluppi della professione oggi ci richiedono anche di insegnare anche aspetti come la capacità manageriale nella gestione degli ambulatori, o la comunicazione con il cliente. Tanto che si valuta l’idea di portare in futuro la durata a sei anni». Oltre al respiro internazionale dei corsi di studio, cosa apprezza chi si iscrive in Veterinaria a Sassari? «Il fatto di trovare un ambiente formativo reso stimolante dal confronto di diverse esperienze. Il nostro punto di forza è che attingiamo a un bacino nazionale di candidature. E questo ammortizza il problema del calo demografico nell’isola, destinato a diventare pesante – dice De Santis – . Molto importante anche lo scambio di esperienze e di culture di diversa provenienza, in particolare per gli studenti sardi che vivendo in un’isola potrebbero avere maggiore tendenza a chiudersi».

Clima familiare Ma attrae anche la location, più simile a un campus americano: «Proprio così, si tratta di un ambiente di studio accogliente in mezzo al verde, con una sede contigua alla periferia della città, quindi raggiungibile anche a piedi o in bicicletta. Il numero di studenti è piuttosto contenuto e consente così di poter sviluppare una interazione e un continuo confronto con i docenti, con la creazione di un ambiente che anche gli esperti internazionali hanno riconosciuto come riferibile a un contesto “familiare” nei rapporti col corpo docente. Insomma non si crea una barriera tra studenti e docenti, tutt’altro. Inoltre, la dotazione di strutture didattiche (aule e laboratori, in corso di rinnovamento) è senz'altro adeguata alle esigenze di chi deve formarsi».

Attività pratiche Un altro motivo per cui vale la pena di scegliere questo Dipartimento è che fanno dire a una quota molto alta di laureati «se ricominciassi ora, mi si iscriverei a Sassari»... «Qui – dice il direttore del Dipartimento – si fanno notevoli sforzi per assicurare agli studenti la possibilità di svolgere attività pratiche non solo nelle strutture interne (come l’ospedale didattico veterinario universitario, o i vari laboratori didattici) ma anche in strutture esterne (ambulatori, aziende, stabilimenti) con l'accesso degli studenti o tirocinanti reso possibile con la stipula di convenzioni con altre istituzioni, enti pubblici e privati, situati sul territorio della Sardegna o di altri paesi europei. C’è da dire che la formazione veterinaria ha un costo molto alto. Addirittura superiore a quella dei medici. Che però hanno il supporto economico dell’Asl nella formazione. Noi la “palestra” per formare i giovani ce la dobbiamo pagare».

Sempre più donne Quella del veterinario è una professione in crescita: dal 2016 al 2021 c’è un +5 per cento di iscrizioni nell’albo a livello nazionale. «E non c’è certo un problema di genere, le donne sono sempre di più». Un’indagine del 2015 della Fve, la Federazione professionale europea, calcolava che nel continente già allora il 53% dei medici veterinari fosse donna, percentuale che saliva al 70% per gli under 30. Con un trend in crescita. Come mai? «Semplice, sono più brave – dice il direttore del Dipartimento –. L’aspetto attrattivo della cura dei piccoli animali può essere una spiegazione di questo trend, perché in questo campo entra in gioco una sensibilità più tipicamente femminile. Così spesso accade che a 18 anni ti iscrivi in Veterinaria perché hai un gatto o un cane in casa e ami prendertene cura. Poi scopri un mondo molto più complesso, una realtà nella quale ci si occupa anche di alimenti, con un mucchio di posti di lavoro anche ben retribuiti. Sta a noi, con una politica un po’ più chiara, riuscire a instradare gli studenti e a far capire tutte le possibilità che offre questo tipo di studio e quali sono gli ambiti professionali che richiedono uno sviluppo».

Una professione mutata Dici veterinario e pensi immediatamente allo specialista dell’ambulatorio dove porti il tuo amico a quattro zampe per un controllo. Ma questo è soltanto uno dei settori di azione, che sono i più svariati. «Da quello dei Pet, tra i quali non ci sono solo il cane e il gatto, o il coniglio, ma anche i cosiddetti esotici, come ad esempio gli iguana – spiega Enrico De Santis –. E sugli animali da compagnia, ormai parte integrante di tutti i nuclei familiari, la professione ha avuto un grande sviluppo e il medico veterinario, in maniera simile a quanto avviene nella medicina umana, svolge un'attività estremamente specializzata negli ambiti della diagnosi e della terapia, del benessere, della nutrizione e della medicina comportamentale. Cresce quindi l’esigenza di specializzazioni, ad esempio in dermatologia, per cui spesso ricorriamo a docenti esterni per dare una formazione completa.

Campi d’azione infiniti Sulla cura degli animali da compagnia si indirizza l’82 per cento dei professionisti. E il resto? «Il 7,7% lavora invece nella pubblica amministrazione, il 2,7% ha una convenzione con l’Acn, l’1,8% è dipendente o collaboratore di un’azienda, l’1,2% lavora all’Università o nel campo della ricerca, solo lo 0,1% è inoccupato, un dato quest’ultimo assai significativo. «Il campo di azione è pressoché infinito. Oltre i Pet c’è tutta la parte che riguarda gli animali da produzione. Il medico veterinario è impegnato nella sanità pubblica presso nei servizi veterinari delle Asl, coadiuvati per approfondimenti e determinazione analitiche dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali. In questi contesti i veterinari svolgono attività di prevenzione e controllo ufficiale nei diversi ambiti della sanità degli animali, della sicurezza degli alimenti di origine animale e coprono i settori più svariati, tra i quali sono incluse le certificazioni sanitarie, la gestione delle anagrafi degli animali, la lotta al randagismo, o la prevenzione delle malattie degli animali».

Criticità e opportunità «Una carenza di professionisti ormai si avverte in misura preoccupante nel campo degli animali da reddito, negli allevamenti di bovini, piccoli ruminanti, suini. Oggettivamente un tipo di attività molto duro. Manca la vocazione, l’approccio è diverso dalla cura del l piccolo animale, il componente aggiuntivo della famiglia, simile a quello della medicina umana in termini di risorse. In questo caso l’approccio è di tipo economico: e nella produzione primaria non c'è una grande redditività, gli allevatori perennemente in crisi pagano in funzione del valore dell'animale e delle produzioni. Qui però c’è grande richiesta». Ma non solo: «Nella sanità pubblica, il ricambio generazionale determina una domanda attualmente piuttosto sostenuta di medici veterinari specializzati. Nel settore dell'industria privata ulteriori possibilità sono nell'industria mangimistica, nell'agroalimentare e nella farmaceutica. Un forte ricambio generazionale è atteso anche nella ricerca e nelle università. A queste opportunità si aggiungono quelle delle organizzazioni internazionali che operano negli ambiti della sanità animale e della sicurezza alimentare. Il laureato biotecnologie e sanitarie mediche e veterinarie ha una formazione che gli consente di inserirsi in laboratori di elevata qualificazione scientifica, così come sono sempre più richiese la competenze acquisite da laureati in WildLife Management Conservation and Control, esperti in gestione della fauna e delle popolazioni animali selvatiche in funzione della loro conservazione e delle produzioni». In definitiva – conclude De Santis – « il pregio di questa laurea è di essere un sistema di vasi comunicanti col mondo globale. Una laurea molto tecnica che ti apre il mondo, ma se hai il piacere di vedere l’uomo come finalizzazione dell’atività e l’animale in tutte le sue sfaccettature». (antonello palmas)

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