Tumore ai polmoni: casistica da brividi anche in Sardegna
Domani 23 novembre a Cagliari un convegno sulla patologia
Cagliari Il tumore al polmone provoca una strage quotidiana: a causa di questa patologia, in tutta Italia muoiono cento persone al giorno. E in Sardegna i casi annui arrivano a diecimila (con circa 30 diagnosi al giorno). A rivelarlo è lo studio dal titolo “Progressi nella lotta al tumore al polmone in Sardegna: prospettive e sfide”, condotto da Michele Boero, direttore di Medicina nucleare dell’Arnas Brotzu, i cui dati saranno presentati nel convegno specialistico in programma domani 23 novembre al Caesars hotel di Cagliari, con inizio alle 14. Ai lavori prenderanno esperti tra i quali gli specialisti Giorgio La Nasa e Luca Saba (rispettivamente prorettore e presidente della facoltà di Medicina dell’ Università di Cagliari), Antonio Pazzola (Clinica oncologica di Sassari) e Claudio Sini (oncologo di Olbia).
Casistica da brividi I dati Artium Aiom del 2020 fotografano per il 2019 in Sardegna oltre 10.200 nuovi casi di tumore maligno (10mila nel 2018, seimila uomini e 4.200 donne). Negli uomini, esclusi i tumori della cute (non melanomi), prevalgono il tumore del colon-retto e della prostata (ciascuno il 17 per cento di tutti i tumori diagnosticati). Il tumore del polmone segue con il 12, quello della vescica con l’8 per cento.
Costi diretti e indiretti La patologia in Italia pesa per circa 2,5 miliardi di euro (costi sanitari e costi indiretti e sociali). Dal 2016 al 2018 è stata registrata una media annuale di 130.563 ricoveri, di cui 11.353 con intervento con un costo medio per ricovero di 9.310 euro e seimila di costi indiretti. Il numero di ricoveri e di pazienti ospedalizzati si riduce nel tempo ma aumentano le ospedalizzazioni per intervento. In termini previdenziali il tumore al polmone è caratterizzato da un incremento degli Assegni ordinari d’invalidità e dei Piani individuali pensionistici, 156 milioni di euro/anno.
Sigaretta killer Con 8-9 tumori del polmone su 10, il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio, seguito da esposizione professionale ad amianto, radon e metalli pesanti. «Urge avere efficaci mezzi di prevenzione primaria, personalizzati per età e tipologia dei soggetti, e secondaria – spiega Boero – L'impiego della Tac spirale in soggetti a rischio ha abbattuto la mortalità e va pertanto rapidamente implementata nel Sistema sanitario, con l’inserimento nei Lea. Occorre inoltre un modello innovativo di accesso al servizio del paziente oncologico che consideri le recenti innovazioni diagnostico-terapeutiche e le peculiarità territoriali».
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