Sa Festa Manna, nella settimana di “mesu maju” si riaffaccia la cultura popolare
Per alcuni tratti è un piccolo borgo e dall’altra parte ha le contraddizioni dei grandi centri
L’attesa è sempre tanta. Sa festa manna de mesu maju è l’evento più sentito dalla cittadinanza. La basilica di San Simplicio diventa epicentro insieme al parco Fausto Noce, perché entrambi ospitano per una settimana eventi di carattere profano, dai concerti delle star della musica alle bancarelle di artigiani e fino alle giostre, e di carattere sacro, che culminano con la processione. Il 15 maggio, la statua di San Simplicio fa il giro di tutta Olbia. «Durante la festa c’è l’esplosione totale della devozione della città – spiega monsignor Sebastiano Sanguinetti, che da vescovo per molti anni ha guidato il corteo religioso –. In quel momento si capisce cosa rappresenta per Olbia». Se deve scegliere un ricordo in particolare, il vescovo emerito opta per i festeggiamenti ridotti del 2020, l’anno del covid. In quella occasione si decise, obbligati dalla situazione di emergenza mondiale, di realizzare la processione con la statua portata in giro su un mezzo e scortata da altre automobili per diffondere le parole del vescovo. Ai lati, petali di rose lanciati in omaggio dai devoti, con mascherina sul volto.
«Era entusiasmante – racconta –, il santo attraversava i quartieri e c’era la gente che lo aspettava. Qualcuno sui marciapiedi, altri affacciati dalle finestre, altri in piedi all’ingresso della porta di casa. La processione era diventata un momento di ritrovo per tutti, San Simplicio aveva unito molte persone in una situazione dove abbiamo avuto poche occasioni per sentirci insieme».
Lui, che fino a luglio è stato il vescovo di Tempio-Ampurias ha deciso di abitare a due passi dal santo che è patrono di Olbia e di tutta la Gallura, riflette a voce alta: «Mi sorprende in positivo vedere tanta gente che passa, in auto o a passeggio, e guardando verso la basilica si fa il segno della croce». Il parroco di San Simplicio, don Antonio Tamponi, ha lanciato l’idea di un «anno simpliciano». Nel 2024 si ricorderà la morte del protovescovo, divenuto martire nel 304 nel corso della persecuzione ai cristiani ordinata dall’imperatore romano Diocleziano. «Servirà per rimettere al centro della vita della città la figura del santo e ritrovare così un faro, una luce». Sono infatti previste iniziative di carattere teologico e storico che mirano proprio alla riscoperta della vita e del martirio di San Simplicio. (p.a.)
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