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Giulio Regeni, barbarie che non dimentichiamo

di Emma Maddaluno*
Giulio Regeni, barbarie che non dimentichiamo

La FIGC ha rifiutato la proposta di organizzare i Mondiali 2030 insieme ad Arabia Esaudita ed Egitto, il presidente Gravina ha dichiarato, «Lo abbiamo fatto per ragioni di problemi internazionali, legate al caso Regeni, e per la non condivisione di alcuni valori. Non si può far finta di non sapere nulla, sempre»

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Un ragazzo di 28 anni, originario di Fiumicello, da adolescente lasció il Friuli per frequentare il liceo nel New Messico. Proseguí gli studi nell’Università di Oxford, in Inghilterra, per poi prendere un dottorato a Cambridge, che lo portò a recarsi al Cairo, per seguire delle ricerche per una tesi sull’economia locale. Un ragazzo curioso e innamorato dello studio, la sua passione era il giornalismo, ma il tratto che lo contraddistingueva era il suo sorriso. Questo ragazzo si chiamava Giulio Regeni. Ucciso il 25 gennaio 2016, dopo mesi di torture al Cairo. Secondo la ricostruzione dei fatti, a conclusione delle indagini, firmata dal procuratore Prestipino e dal pm Colaiocco, tra l’autunno 2015 e il 25 gennaio 2016, Giulio Regeni era stato bloccato all’interno della metropolitana, da pubblici ufficiali egiziani, deportato al commissariato di Dokki e, successivamente, portato presso l’edificio di Lazougly, dove venne torturato. Gli furono procurate lesioni con calci, pugni, fu colpito con come lame e bastoni fino alla morte. Tutto perché era stato definito , senza prove, una spia. Il 3 febbraio 2016, il cadavere di Giulio Regeni fu ritrovato, con evidenti segni di tortura, ai bordi dell’autostrada Cairo-Alessandria. Il 6 febbraio 2016, il corpo di Giulio arrivó in Italia. La mamma lo riconobbe soltanto dal naso, tutto il resto del corpo era irriconoscibile, per via delle torture subìte. Iniziarono le indagini. 14 ottobre 2021, a Roma, è iniziato il processo contro quattro membri dei servizi di sicurezza egiziani, imputati del reato di sequestro di persona e nei confronti di Abdelal Sharif, del reato di lesioni personali aggravate e omicidio. Per tutti, l’aggravante di aver agito per motivi abietti e futili ed abusando dei loro poteri con crudeltà. Le autorità Egiziane tengono, tutt’oggi, gli imputati lontani dalla giustizia italiana, la procura generale dell’Egitto ha dichiarato «È da è escludere ciò che è stato loro attribuito» e cercano di non fare proseguire il processo. Ora siamo nel 2023 e dall’omicidio di Giulio Regeni sono passati sette anni, ma senza ancora una adeguata giustizia. L’Italia si è unita perché sia fatta. Chiediamo lo stesso impegno da parte dell’Egitto e l’adeguata condanna per coloro che con lo hanno torturato.

È inaccettabile che persone che torturarono a morte un ragazzo siano libere e per giunta difese e protette da uno Stato. La giustizia italiana dopo la sentenza della Corte Costituzionale potrà procedere, anche in assenza degli accusati. Il dibattimento potrebbe iniziare nella primavera 2024. Dovranno essere sentiti testimoni, di cui l’identità è segreta e coinquilini di Giulio al Cairo. Molto dipenderà dalla cooperazione dell’Egitto. Non sarà un processo semplice, ma si stanno già verificando alcuni eventi, che ci fanno sperare.

La FIGC ha rifiutato la proposta di organizzare i Mondiali 2030 insieme ad Arabia Esaudita ed Egitto, il presidente Gravina ha dichiarato, «Lo abbiamo fatto per ragioni di problemi internazionali, legate al caso Regeni, e per la non condivisione di alcuni valori. Non si può far finta di non sapere nulla, sempre». Non possiamo permettere gli artefici della morte di un ragazzo non ricevano la giusta condanna. Non importa il tempo, noi continueremo a lottare, per far sì che Giulio abbia giustizia.

*Emma frequenta l’ IIS G. Garibaldi del Liceo delle Scienze Umane di La Maddalena

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