La Nuova Sardegna

Rinascita

Dorgali, Franca Fronteddu: «Così ho salvato l’azienda di famiglia finita all’asta»

di Salvatore Santoni
Dorgali, Franca Fronteddu: «Così ho salvato l’azienda di famiglia finita all’asta»

La famiglia si riprende il supermercato: «La banca aveva applicato interessi troppo alti»

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Sassari È il 1969: Salvatore Fronteddu tira su il primo supermercato di Dorgali. Una ditta florida, a conduzione familiare, che inizia subito a mettere ramificazioni nei dintorni: prima uno, poi due, tre, fino a cinque punti vendita. Tutto gira per il verso giusto per tanti anni, poi la realtà travolge l’azienda e l’intera famiglia: la crisi del 2009, le banche che battono cassa, e quei 1500 metri quadri in via Lamarmora 18 che finiscono all’asta. Una battaglia combattuta con grinta e tra mille peripezie sino al lieto fine: la famiglia Fronteddu ha rifiutato di dichiarare fallimento ed è riuscita a salvare l’azienda mettendo al tappeto le banche e cancellando le procedure esecutive.

Come una calamità Il supermercato aveva una affiliazione con un grosso marchio. I Fronteddu lavoravano tranquillamente, l’attività era fiorente. Nel 2001 l’azienda ha perso il suo storico fondatore ed è rimasta agli eredi: Franca Fronteddu, sua madre e sua sorella. Avanti senza intoppi fino al 2006, quando emergono le avvisaglie di una crisi del gruppo “madre” che di lì a poco avrebbe trascinato nel baratro la famiglia di imprenditori. «Il marchio è stato travolto nel 2009 e noi con loro – spiega la titolare, Franca Fronteddu –. Le banche sono venute a bussare da noi perché ci siamo ritrovati con un mutuo con rate importanti. Quando ho rilevato l’azienda avevo soltanto 26 anni, non ero in grado di affrontare un problema del genere. Mi sono fidata e ho firmato le carte che c’erano da firmare. Poi le vendite si sono ridotte e non riuscivamo a saldare i 14mila euro di rata mensile».

All’asta Ai problemi con le banche si sono aggiunti anche i costi “vivi” di ogni azienda. «Cominci col mutuo, poi c’erano le fatture dei fornitori, i dipendenti da pagare – riprende la commerciante –. Ci hanno chiuso tutti i conti correnti e hanno pignorato quello che potevano: le mura, la merce, le attrezzature, mi hanno bloccato persino l’auto. Avevamo mani e piedi legati, abbiamo dovuto ridurre i punti vendita da 5 a 1, siamo stati costretti a licenziare tutti i dipendenti. Siamo rimasti io, mio marito e mia madre. Ma non abbiamo voluto gettare la spugna, nonostante tutto sembrasse andare contro di noi».

Nella bufera Nel frattempo, in paese l’attività dei Fronteddu ha cominciato a essere chiacchierata. Dorgali è una piccola comunità, le voci corrono e i pettegolezzi spesso fanno male più degli schiaffi. E Franca Fronteddu purtroppo ha conosciuto bene quella sensazione di avere addosso i giudizi della gente. «Ci sentivamo come degli appestati – dice ancora – ne dicevano di cotte e di crude su di noi anche senza sapere come stavano le cose».

Soli al mondo Le difficoltà e la voglia di non mollare un pezzo importante della storia di famiglia ha portato Franca Fronteddu a chiedere aiuto a chiunque. Purtroppo, però, non ha trovato mani tese quasi da nessuna parte. «Ci siamo rivolti alla camera di commercio, ed è stato il primo “picche” – riprende la commerciante – poi alla banca: ancora peggio. In quel momento non eravamo in una situazione disperata, ma quando ci hanno voltato le spalle siamo entrati in crisi profonda». Con buona parte del locale pignorato e i conti correnti bloccati, i Fronteddu non avevano possibilità nemmeno di usare il bancomat per le spese personali quotidiane. «Anche se non avevamo dichiarato fallimento ero protestata – spiega ancora Franca Fronteddu – e sono finita in un limbo: non potevo pagare la merce, non potevo firmare un assegno, davo denaro contante a i fornitori che ci sono venuti incontro, ma molti non hanno potuto o voluto attendere».

La rinascita La svolta è arrivata quasi per caso, quando anche l’ultima speranza sembrava perduta. «Dopo aver sentito due o tre avvocati – racconta ancora la commerciante – eravamo disperati. C’è chi ci ha sconsigliato il ricorso contro le banche e chi, invece, per fare causa ci ha chiesto 60mila euro: un paradosso visto che in quel momento eravamo in forte difficoltà. C’è anche chi ci ha consigliato di dichiarare fallimento, ma non volevo perdere gli immobili costruiti da mio padre, il sacrificio di una vita intera». Poi, all’improvviso la svolta: entra in scena il Codacons. «Avevamo praticamente perso le speranze – continua Franca Fronteddu – e l’avvocato Giuseppe Careddu di Nuoro ci ha consigliato di provare con l’associazione, indirizzandoci alla presidente, l’avvocato Diana Barrui».

Vittoria «Al Codacons hanno immediatamente preso in esame la nostra situazione senza chiederci un centesimo di parcella – continua Franca – e dall’analisi dei conti correnti hanno capito subito dove stava il problema: c’era una differenza enorme tra gli interessi che ha applicato la banca e il massimo consentito dalla legge». E così, il giudice ha dato ragione all’imprenditrice dorgalese che è riuscita ad azzerare il debito dando un colpo di spugna all’asta giudiziaria. «Siamo riusciti a recuperare buona parte dell’immobile – dice ancora l’imprenditrice –. Nel frattempo, non abbiamo mai smesso di lavorare, paghiamo l’affitto della parte che resta ancora all’asta ma siamo fiduciosi verso il futuro. Tanti clienti non ci hanno mai abbandonato e ci sono rimasti vicini anche nei momenti più difficili, il nostro grazie va soprattutto a loro».


 

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