La Nuova Sardegna

Il sogno industriale

Orsa Spring, la spider sarda che stregò i divi del cinema degli Anni 70

di Claudio Zoccheddu
Orsa Spring, la spider sarda che stregò i divi del cinema degli Anni 70

L’unica auto prodotta nell’isola ebbe più fortuna sul grande schermo che nel mercato: ne furono realizzati un centinaio di esemplari

27 dicembre 2023
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Sassari L’identikit è questo: sportiva, economica, gialla (tendenzialmente) e prodotta in Sardegna. Nonostante gli indizi, indovinare di cosa si tratti è davvero difficile. Anche perché sono pochi quelli che potrebbero mai credere che dal 1970 al 1975 un gruppo di giovani imprenditori sardi decise di allestire nell’isola, a Macchiareddu, una produzione in serie dell’automobile Orsa Spring, una spider sportiva a due posti che aveva il pregio di non essere troppo costosa. Alla fine la Orsa, acronimo di Officine Realizzazioni Sarde Automobili, produsse un centinaio di vetture che vennero vendute perlopiù in Arabia Saudita, dove furono inviati 60 esemplari della spider sarda. Altri otto vennero spediti dall’altra parte del mondo, in Venezuela, forse per i garage di qualche emigrato italiano. Perché la Orsa Spring aveva due progenitrici più famose, la Siata 850 Spring e la Fiat 850 Spider.

La storia Tutto nasce da un’idea che, 50 anni fa, non era per nulla banale, anzi. La Siata, piccola casa automoblistica di Torino, aveva deciso di condurre un’indagine di mercato per capire cosa piacesse ai giovani di inizio anni ’60 e quali fossero le loro aspettative nel mondo delle quattro ruote. L’azienda fondata da Giorgio Ambrosini raccolse i dati e iniziò la progettazione della piccola spider che avevano immaginato i giovani intervistati. La produzione iniziò nel 1967, utilizzò il telaio e il motore della Fiat 850 ma il resto lo produsse nel suo stabilimento torinese, per un totale di 3500 esemplari “finiti”. L’avventurà della Siata, però, terminò per fallimento nel 1970. Fu allora che alcuni giovani industriali sardi decisero di scommettere sulla “Spring” e di produrla in Sardegna. A tirare le fila del gruppo c’era Massimo Focanti che, nel sito Focanti.Com, racconta i primi passi dell’Orsa: «L’idea di costruire un’automobile nacque negli anni 70, quando si parlava del grande sviluppo industriale che avrebbe avuto la Sardegna – spiega Focanti –. Gran parte della nostra attività di costruttori, per merito delle leggi per lo sviluppo del Mezzogiorno e delle leggi speciali della Regione, era proprio nell’isola. All’epoca studiavo la possibilità di costruire automezzi a quattro ruote motrici partendo dai telai che le forze armate Usa svendevano».

Ad aprire la strada per la produzione di auto in serie fu un incontro casuale: «Con i nostri futuri soci Geminiani ed Ansaldi, impegnati nel settore automobilistico. Fu così che nacque la “Orsa”, di cui con i miei fratelli detenevo prima il 50 per cento, mentre i nostri soci Geminiani, che mi vendette quasi subito il suo 25 per cento, ed Ansaldi, possedevano il resto».

A dare un’ulteriore spinta ci pensò il fallimento della Siata: «Dopo aver comprato il progetto dell’auto ad Ambrosini, infatti, costruimmo un modernissimo capannone nella allora neonata zona industriale di Cagliari, dove avevamo comprato 30mila metri quadri di terreno ben urbanizzato ad un prezzo ragionevole. Questo, oltre alle agevolazioni promesse dalla Cassa per il Mezzogiorno e dalla Regione, ci spinse a scegliere la Sardegna come base logistica e produttiva per la Orsa».

La fine Per quanto singolare, il progetto della Orsa era molto strutturato. L’auto venne leggermente modificata, si utilizzò il telaio della Seat, venne montato un motore 903 cc, si decise di modificare il cruscotto e il volante. Al lavoro, a Macchiareddu, c’erano 150 dipendenti che seguivano il piano industriale elaborato da uno dei soci, Ansaldi, mentre la commercializzazione venne affidata all’altro socio, Geminiani, che aveva una concessionaria a Montecarlo. Tutto sembrava procedere fino a quando la crisi del petrolio di metà anni ’70, con il costo del petrolio che aumentò bruscamente del 300 per cento in pochi mesi, non spense contemporaneamente la voglia di automobili dei giovani europei e i sogni dei giovani industriali sardi, che furono costretti a ripiegare sulla produzione di automezzi antincendio da vendere alla Regione.

Ciak, si gira Che la Spring, Orsa o Siata, fosse qualcosa di più di un’idea originale è certificato dal Cinema internazionale. La piccola spider dalle linee che richiamavano le auto di lusso inglesi piaceva, parecchio. Al punto che al volante si accomodarono superstar del calibro di Romy Schneider e Jean Paul Belmondo. L’attrice diventata famosa interpretando il ruolo della Principessa Sissi salì a bordo della Spring quando era la star del film “Il commissario Pellisier”, diretto da Claude Sautet nel 1971. Il divo francese, invece, si mise al volante della spider durante le riprese di “Criminal face - Storia di un criminale, diretto da Robert Enrico nel 1968. Ma la vera chicca, anche perché la data di realizzazione della pellicola lascia credere che la Spring utlizzata fosse stata prodotta in Sardegna, è la comparsa dell’auto in “Godzilla contro Megalon”, diretto da Jun Fukuda nel 1973. La comparsata al fianco del titano giapponese, però, non portò bene alla Spring, la cui produzione venne interrotta poco tempo dopo.

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