La Nuova Sardegna

Intervista

Rischio privatizzazione, Fabio Albieri: «Mettiamo al sicuro Abbanoa»

di Luigi Soriga
Rischio privatizzazione, Fabio Albieri: «Mettiamo al sicuro Abbanoa»

Il presidente dell’Egas): «La politica si svegli, nel 2025 c’è il rischio di affidarla ai privati». L’allarme: «In ballo ci sono decine di mega progetti finanziati e pronti a partire»

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Sassari I primi a lanciare l’allarme sono stati i sindaci: «Diteci quale sarà il futuro di Abbanoa», ha chiesto a gran voce l’Anci, nella sua ultima assemblea. La prospettiva della privatizzazione, infatti, appare all’orizzonte e la linea non è lontana: 2025.

A fare più chiarezza sul destino di Abbanoa, è l’Egas, ovvero l’ente di governo d’ambito, cioè colui che ha affidato la gestione del servizio idrico integrato. «Ad oggi non si sfugge – spiega Fabio Albieri, presidente dell’Egas dal 2019 e sindaco di Calangianus – stando all’attuale normativa dobbiamo provvedere a bandire la nuova gara nel 2025. I tempi sono stretti, ci sono in ballo enormi finanziamenti e lavori di ammodernamento della rete idrica, e la politica non si esprime su un tema cruciale per il futuro dell’isola. Personalmente sono molto preoccupato». Lo scenario, infatti, appare quanto mai incerto: non è ancora chiaro quando terminerà l’affidamento “in house” da parte dell’Egas, se scadrà nel 2025 o sarà prorogato al 2028, se subentreranno i privati, e in quale percentuale, e infine quale sarà il ruolo dei Comuni dell’isola, i quali, salvo rare eccezioni, sono a tutti gli effetti soci della società che ha in carico il servizio idrico integrato dell’isola.

«Personalmente ritengo imprescindibile la permanenza del soggetto privato – spiega Albieri – la gestione di un bene primario come l’acqua non può essere affidata in maniera esclusiva al privato. Io vedrei positivamente la creazione di una società mista, con la presenza del pubblico a garanzia di un servizio così importante. Da altre parti abbiamo degli esempi di gestione mista che funzionano bene. Però lo ribadisco, questa è la mia opinione. Quello che finora manca è il punto di vista della parte politica. Abbanoa sembra un argomento tabù, e nonostante siamo già in campagna elettorale nessuno si è espresso chiaramente su come ridefinire il servizio idrico».

Egas, a meno di cambiamenti in corsa, non ha spazi di manovra: «Nel 2012 Cappellacci lavorò al piano di salvataggio di Abbanoa. Il passivo era altissimo, e la Regione si rivolse all’Unione Europea. Vennero concessi gli aiuti di Stato, il deficit fu in parte ripianato, ma in cambio la scadenza dell’affidamento del servizio venne anticipata di tre anni: dal 2028 al 2025. Ecco perché dovremo per forza bandire la nuova gara».

Nel frattempo sul piatto ci sono milioni di euro stanziati per efficentare le reti colabrodo della Sardegna: «Bisogna mettere in sicurezza gli investimenti. Parliamo di decine di milioni di euro, che derivano dai fondi del Pnrr e dal Por Fesr, interventi infrastrutturali importanti che si stanno aggiudicando e sono pronti a partire. A questo punto mi chiedo come si faccia a gestire un processo così delicato come la privatizzazione, e allo stesso tempo portare avanti delle opere così impegnative». Le soluzioni che Egas suggerisce sono queste: «Occorre un pressing sull’Unione Europea per ottenere una proroga al 2028, in modo da consentire il termine della maggior parte dei lavori sulle reti idriche e sul versante depurativo e fognario. Ma la politica, ai massimi livelli, deve muoversi velocemente e con determinazione, e deve chiarire la sua visione».

Oltre a Egas, anche i sindacati lanciano l’allarme: i segretari regionali Francesco Garau (Filctem), Marco Nappi (Femca) e Pierluigi Loi (Uiltec) suonano la sveglia ai rappresentanti della politica: «Vediamo all’orizzonte un potenziale enorme problema per la collettività dei sardi. L'ipotesi privatizzazione esporrebbe la gestione del servizio idrico, i 1300 dipendenti coinvolti e i cittadini che usufruiscono del bene pubblico, a incognite e rischi da evitare». Anche i sindacati propongono la soluzione di una società multi-utility con la maggioranza della proprietà in mano al soggetto pubblico ma con una gestione industriale del servizio.
 

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